13.2.13

Stuck - intervista a Ivan Silvestrini



Il video qua sopra è l'ultima puntata di Stuck. Il viaggio è stato lungo e costellato di sorprese. E ammetto di essere decisamente contento di come alla fine la serie si presenta nella sua interezza.

Per festeggiare l'ultima puntata, ho pensato che un post semplice fosse troppo poco. E visto che il mio ruolo in Stuck è stato decisamente minore rispetto a quello di Ivan Silvestrini, creatore e regista delle avventure di David Rea, ho deciso di intervistarlo. Di solito, le interviste all'autore si fanno all'inizio di un progetto, per pubblicizzarlo e farlo conoscere. Stavolta invece partiamo dalla fine, quindi, per prima cosa, vedetevi tutta la serie sul canale YouTube se ancora non l'avete fatto e poi tornate a leggere qua sotto.


Finito, 10 episodi, più di cento minuti di girato in lingua inglese, più di tre milioni di visualizzazioni. Che impressione ti fa?

Sono felice, quando abbiamo cominciato questa impresa (e tu eri lì quindi un'idea ce l'hai bene) sentivo che sarebbe stata una fatica immane, ma che ne sarebbe valsa la pena.

Scrivere 110 pagine di sceneggiatura in Inglese, organizzare 25 giorni di riprese sparsi in 9 mesi, attori che partivano per New York, Berlino, attori che tornavano a vivere a Londra, un film da girare nel mezzo, una post produzione complessissima, una fatica extra nel gestire la lingua inglese, un matrimonio e un lavoro da incastrare… insomma è stato un anno per cui forse meriterei il riposo del guerriero, ma io semplicemente non sono fatto così, non credo nel riposo, non ancora.


Visto che siamo arrivati alla fine, qual è il commento / recensione positivo che ti ha fatto più piacere?

Ce ne sono stati molti per fortuna, devo dire che l'avere tra i follower Katherine Kelly Lang (Brooke Logan di Beautiful) è stata davvero una sensazione meravigliosa! L'idea che in qualche salotto di Beverly Hills ci sia gente che guarda Stuck è davvero fantastica.


E quello negativo che ti ha fatto capire che stavi sbagliando qualcosa?

I commenti negativi sono pressoché tutti rivolti all'accento di alcuni attori, non madrelingua inglese. Premesso che queste considerazioni sono tutte del pubblico italiano, ho più volte detto che ci dispiace se la cosa risulta fastidiosa per qualcuno, ma la verità è che noi siamo abituati al "doppiaggese" dove tutti parlano più o meno un italiano perfetto e irreale, nella realtà di culture anglofone la commistione di dialetti è una cosa naturale, e basta vedere una serie americana in lingua originale per sentire come parlano gli ispanici per esempio… comunque questo non sembra aver fermato nessuno dal vedere tutti gli episodi (e dal continuare a criticarli sull'accento), evidentemente non doveva essere così pregiudicante. La lingua inglese è un'astrazione, come Stuck è "una commedia astratta sui rapporti umani".


A fine Stuck, e dando per scontato che tutti l’abbiano vista, qual è il momento che secondo te è più riuscito? E perché?

Io sono particolarmente fiero di quest'opera, ogni episodio è diverso dagli altri e ogni episodio ha qualcosa di speciale… io credo ci siano tre momenti particolarmente significativi dal punto di vista contenutistico: il monologo di Ramona nel quinto episodio, l'annunciazione all'inizio dell'ottavo episodio e l'inizio dell'ultima puntata dove la morale positiva di questo fiume di nichilismo cosmico immobilista viene rivelata con la più volte da me citata frase "Sometimes in life you have to lie about your skills and learn dancing while you dance", il cui senso profondo è forse comprensibile appieno solo per chi ha visto tutta la serie.


Stuck è una novità per molti versi. Prima Web Series in lingua inglese, più successo di visualizzazioni fuori che in patria... per come la vedo io, il suo dovere l’ha fatto egregiamente sia come accoglienza da parte del pubblico sia per i commenti positivi. Ma dal tuo punto di vista, cosa avresti chiesto di più a Stuck?

Ciò che chiedo oggi a tutti, e che vorrei si manifestasse con crescente forza, è un po' di spirito di partecipazione del pubblico, prodotti come questo possono continuare ad esistere solo se diventano veri e propri fenomeni, ed è importante che il pubblico di YouTube si sensibilizzi a fare la sua parte in questo, non basta apprezzare una Web Series, bisogna diventare "pusher", bisogna diffondere il morbo a costo di costringere tutti i propri amici a vederla. Molta gente la apprezza, me lo dice, ma poi non fa niente… io sono contento lo stesso, ma in fondo condividerla costa così poco! Perciò invito ancora una volta chiunque abbia un blog o un semplice account facebook o twitter a promuoverla con quel tanto di calore necessario a incuriosire i propri follower. Ci sono varie persone che già lo fanno con enorme passione, e intanto dico grazie di cuore a loro.


E qual’è la cosa che proprio non ti aspettavi e invece è arrivata grazie a Stuck?

L'interesse trasversale di Broadcaster tradizionali per progetti altri da Stuck ma comunque innovativi.


Ora, senza che scontentiamo nessuno tra i tuoi collaboratori, durante la realizzazione quand’è stato quel momento con attore/attrice/musicista/montatore/aiuto regia/costumista etc etc che ti ha più colpito perché proprio non te lo aspettavi?

Onestamente devo cogliere quest'occasione per fare un elogio a una persona che un po' per ruolo un po' per carattere finisce per stare sempre dietro le luci della ribalta: il mio amico e montatore Alberto Masi. Se Stuck viene spesso considerato un prodotto di classe lo si deve in larghissima parte alla sua raffinatezza e alle sue intuizioni su come valorizzare al massimo le ottime performance di un cast d'eccezione. Alberto è sicuramente la persona con cui ho passato più tempo durante la lavorazione di Stuck, abbiamo lavorato fianco a fianco, di notte, di domenica, per mesi… in cerca del giusto ritmo, del giusto format, del giusto tono, e di certo lo ha fatto principalmente perché ci credeva, perché voleva fare questa cosa con me, si è speso enormemente più di quanto chiunque altro avrebbe fatto, credo che ancora in questo momento sia a casa a fare conversioni e finalizzazioni varie. Ciao Alberto, grazie da tutti noi! Lo sappiamo che non vieni alle feste volentieri, ma il più delle volte anche volendo sei rimasto a casa per risolvere i problemi dovuti a qualche crash dell'ultim'ora… Grazie di cuore davvero.


Per fare un’eventuale seconda stagione, cosa ti servirebbe ora come ora? Una produzione dietro? Dei beceri ma fondamentali denari? Una nuova storia? O niente di tutto questo perché stai facendo altro?

Per fare una seconda stagione mi serve prima di tutto una fandom, mi serve che il canale di Youtube di Stuck veda aumentare il numero degli iscritti, grazie alla fandom sarà possibile trovare sponsor (e quindi denari) che consentano al nostro esperimento indipendente di diventare una realtà sostenibile che si autoalimenta, altrimenti beh.. ci abbiamo provato. La storia Giovanni sai bene che io e te in un paio di giorni la delineamo tutta senza problemi (e sai anche che ne abbiamo già parlato). Al momento sto facendo altro, ma non intendo abbandonare il canale di Stuck così, arriveranno nuovi video extra o speciali nei prossimi mesi, quindi ISCRIVETEVI! :)


Che cosa ti aspetti dal tuo futuro ora che Stuck fa parte del tuo passato?

Io spero di poter mettere la mia esperienza a servizio di storie sempre più moderne, spero che Stuck dimostri le mie potenzialità di autore e che queste possano sfociare in nuove avvincenti avventure, e in STUCK 2 ovviamente :)


Rubo la scena a Ivan sul finale solo per ringraziare tutto il cast principale di Stuck, Riccardo, Vincenzo, Mark, Ivana, Valentina e Gaia. Tutta la troupe, Emiliana, Alberto, Irene, Sara e tutti gli altri che non ho conosciuto personalmente. I musicisti Alessandro e Valentino (clickate QUA se volete accaparrarvi la colonna sonora su iTunes. Fidatevi, è una figata), e lo stesso Ivan. Lo ammetto, mi sono fatto bello sfruttando la vostra bravura.
Ora, come dice Ivan, iscrivetevi a questo canale e spargete il verbo che la trama di Stuck 2 vi assicuro che merita e sarebbe un peccato tenerla in un cassetto!

23.1.13

[RiR] Django Unchained, ovvero l'importanza delle donne (in sala di montaggio) nel cinema


Django Unchained è l'ottavo film di Tarantino.
Il primo a non essere montato da Sally Menke, scomparsa nel 2010.
Per me, la recensione del film è tutta qui.
Ma capisco anche che detta così non si capisce poi tanto, quindi mi spiego un po' meglio.

Tarantino è uno sceneggiatore e un regista che ha segnato profondamente il cinema di questi anni. Con solo sette film ha stabilito un'eccellenza quanto meno sulla sceneggiatura cinematografica moderna. Ha usato il citazionismo come arma, ha riutilizzato cinematografie come l'orientale e l'italiana degli anni '70 aggiornandole, sfruttandone il linguaggio. Insomma, Tarantino può non piacere, ma è stara una macchina da cinema.

Che su Django, per la prima volta, s'inceppa.

La sceneggiatura c'è (per quanto sia in alcuni punti tra le sue più deboli), la regia c'è (per quanto siamo lontani da Pulp Fiction), le esplosioni di violenza gratuita ci sono (non come Kill Bill ma ci sono), ci sono ottimi attori (ma siamo lontani da Bastardi senza Gloria). Quindi Tarantino, in questo film, c'è . Ma è un Tarantino stanco, che gioca con i suoi giocattoli preferiti e che non ha più la potenza e l'impatto degli scorsi film. Che voglio dire, potrebbe anche non essere un male. Probabilmente questo Django potrebbe anche far avvicinare pubblico al cinema di Tarantino proprio perché meno estremo e quindi, in qualche modo, più semplice e godibile.

Che cavolo c'entra Sally Menke in questa recensione, allora? C'entra, perché il rapporto che aveva Tarantino con la sua Editor era come quelli che hanno reso Hollywood la mecca del cinema, con i registi che si sceglievano un montatore e se lo portavano per tutta la carriera, sapendo BENISSIMO quanto il loro successo derivasse da queste figure considerate minori dalla macchina pubblicitaria che ha creato il mito del cinema. La Menke rappresentava poi uno delle ultime Editor che hanno sempre rappresentato l'eccellenza Hollywoodiana. La leggenda vuole che le migliori montatrici degli States siano sempre state donne perché quando Hollywood divenne Hollywood, chi si occupava delle moviole analogiche fossero tutte signore, in quando una moviola è molto simile a una macchina da cucire e il montaggio alla fine è proprio questo, un taglia & cuci che poi è diventato un linguaggio. Dall'essere semplici operatrici esperte della "macchina moviola" a essere artefici del successo del film il passo è stato naturale e la Hollywood classica deve tantissimo a certe figure.

Tarantino ha quindi lavorato sempre e solo con Sally Menke. E molto del linguaggio di Tarantino è proprio della sua Editor. Si dice che spesso e volentieri Tarantino non fosse neanche in sala di montaggio con lei, ma che controllasse solo i giornalieri. Sul DVD di Bastardi senza Gloria c'è uno speciale, i Saluti a Sally, che esplicita bene che tipo di rapporto avessero. Tutto questo per dire quanto sia importate una figura del genere anche nell'economia del lavoro di un regista che accentra molto su di sé l'attenzione come Tarnatino.

Ora, se vi capita di rivedere Django e vi sembra un film più lento rispetto agli altri, con meno impatto, ecco, quello è in parte colpa del nuovo montatore. Che per carità il suo lavoro lo sa fare, ma ha ovviamente una sensibilità diversa e quindi il racconto cinematografico si è un po' modificato. Un esempio su tutti. La scena in cui Django segue gli schiavi di Candy fino alla residenza di quest'ultimo. Torniamo un paio di volte su Django che supera a cavallo gli altri. Ora, è così grave ripetere due volte uno shot identico a breve distanza l'uno dall'altro? No. Lo spettatore medio non se accorgerà mai, al massimo di domanda perché Django debba fare avanti e indietro su quella colonna, deve controllare qualcosa? O su quanto sia lunga questa colonna. Piccole cose che scivolano via ma che comunque cambiano la percezione che ha il pubblico sul ritmo del film. Questo tipo di scelta si riverbera su tutto la pellicola. Ci sono shot di reazione che il linguaggio degli altri film di Tarantino aveva asciugato, ne usava pochissimi. Ci sono tempi più lunghi per far succedere le cose. Tutto il film sembra in qualche modo dilatato. Ora, non voglio dire che sia tutta colpa di Fred Raskin, il montatore di Django, che se vedete nella sua filmografia ha fatto anche da assistente alla Menke per i due Kill Bill. E' ovvio che anche Tarantino sia sotto tono in questo film, anche perché il montaggio alla fine l'ha approvato lui. Ma in generale l'impressione che trasmette Django è di un regista un po' fuori fuoco. Stanco, appunto, tanto che in un paio di interviste ha già detto che sta meditando di ritirarsi.

Tirando le somme, alla fine Django non che sia un brutto film. E' però un film debole che dimostra quanto, se un film ci piace, a volte dare una sbirciata ai titoli di coda aiuta a capire meglio perché. O, in questo caso, perché ci lascia un po' delusi.

PS: aggiorno il post visto che, grazie anche alla piccola chiacchierata qua sotto con Michele Medda, sono usciti altri nomi importanti come quelli di Françoise Bonnot, Thelma Schoonmaker e Marcia Lucas (controllate pure la loro filmografia su IMDB e vi renderete quali e quanti film che avete amato dovete a queste signore).

E già che ci sto segnalo anche questo saggio proprio sull'argomento e questo video su Sally Menke.

17.1.13

Axel Ardan

Primo post dell'anno con la prima grossa novità editoriale per il 2013.

L'immagine che vedete qua sopra è per una serie che uscirà a puntate sui settimanali editi dall'Editoriale Aurea con una cadenza quindicinale (quindi la troverete serializzata una settimana sì e una no) a partire dalla primavera di quest'anno.
Ne avevo già parlato QUA, ma stavolta facciamo sul serio.

Si tratta di un grosso sforzo per me, che condivido con il co-autore della serie e creatore grafico, nonché autore delle illustrazioni di questo post, nonché autore di TUTTI gli episodi della serie, Fabrizio Galliccia.

Erano circa dieci anni io e Fabrizio volevamo collaborare su un progetto nostro e, per un motivo o per l'altro, le cose saltavano sempre. Fabrizio nel frattempo si è fatto le ossa sul fumetto per eccellenza in Italia, quello da edicola, su serie popolari come John Doe e The Secret (oltre a varie comparsate autoriali più da fiera del fumetto con Heavy Bone e con il collettivo di autori noto come Drawers 2.0).

Dieci anni insomma a provare a combinare qualcosa insieme, mentre entrambi crescevamo come autori su altri progetti. Così, quando finalmente ci è stata data la possibilità di presentare qualcosa in Aurea, ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo scritto e disegnato la nostra idea in cui credevamo tantissimo e ci siamo presentati a Enzo Marino sicuri del fatto nostro e con una serie che era una bomba.
Che Enzo ci ha bocciato subito (e a ragione, gli avevamo proposto una serie con tanti, troppi punti di contatti con un'altra che stavano già pubblicando. E col senno di poi, decisamente meno interessante).
Ma stranamente, quelli dell'Aurea si sono fidati di questi coppia d'autori, in cui uno parla troppo e l'altro troppo in romanesco (per fortuna che quelli dell'Aurea sono delle persone incredibilmente pazienti e  sono a Roma...) e così abbiamo cominciato a sviluppare un progetto che, pur accumulando ritardi su ritardi causa altri lavori di entrambi, alla fine si è concretizzato in una serie "alla Dago", ovvero episodi autoconclusivi ma tutti in continuity, realizzati sempre dagli stessi autori.

Che a dirla così sembra semplice ma vi posso assicurare che è una sfida continua e senza esclusione di colpi. La serie è un po' steam-punk (ma con l'elettricità al posto del vapore), un po' distopica, un po' John Carter, un po' cinema rivoluzionario russo, un po' (tanto) John McClane, un po' l'Eternauta, un po' Jules Verne, un po' cinema action anni '80, un po' Dago (ovviamente) e mille altre suggestioni che si sono concretizzate nelle immagini in anteprima sparse in questo post e negli altri che vi ho segnalati all'inizio.
Non so ancora quando uscirà di preciso visto che Fabrizio e io siamo al lavoro sugli episodi mese dopo mese ma, se i miei calcoli sono esatti, a primavera dovrebbe iniziare la serializzazione.

E già che ci sono e posso parlarne liberamente, voglio davvero ringraziare Enzo Marino e l'Aurea per questa possibilità che ci stanno dando e per la supervisione e i consigli durante tutta l'ideazione e la lavorazione della serie. Un progetto del genere in Italia in questo momento è un'occasione d'oro e Fabrizio ed io ce la stiamo davvero mettendo tutta per dare all'editore e ai lettori il nostro meglio.
Seguiranno post di aggiornamento sui lavori in corso e, una volta iniziata la serie, anche qualcosina di approfondimento rispetto al singolo episodio. E se ci riesco, anche dei contenuti speciali stile Harpun in cui racconteremo il metodo di lavoro dietro ai singoli episodi e le stranissime dinamiche di approvazione che abbiamo messo su per controllare ogni aspetto della lavorazione.
Perché tra revisioni incrociate saremo arrivati a sette-otto "approvazioni" per episodio, forse pure qualcosina di più...

11.1.13

Servizio di Avanspettacolo Pubblico


Non ho mai scritto di politica su questo blog. Non è una cosa che mi appassiona anche perché ogni volta che ho provato a fare dei test sull'orientamento politico finivo talmente fuori dalla mappa concettuale da risultare un anarchico. Giusto per dare un'idea delle mie posizioni un tantinello critiche su certi meccanismi di potere e sulla gestione della cosa pubblica.

Però parlo spesso di comunicazione e ieri, dopo anni in cui la mia TV serviva solo come schermo per il PC media center, ci  sono finito davanti per Servizio Pubblico e lo scontro tanto "atteso" tra Berlusconi e Santoro. E alla cosa ho partecipato anche in maniera social commentando sia su Twitter che Facebook in diretta. E' stato a suo modo divertente e avvilente allo stesso tempo. Perché non c'è niente da fare, l'Italia è un paese comunicativamente analfabeta e Berlusconi è lo specchio di un certo pensiero. Attenzione, non sto parlando di un pensiero politico. Sto parlando di un'abitudine a certi spettacoli e a un certo tipo di comunicazione che sono talmente connaturati nel tessuto sociale di questo paese anziano e televisivo da sembrare "normali".

Cosa è successo ieri a Servizio Pubblico? Si è parlato di politica? C'è stato un confronto sui contenuti? Berlusconi è stato fatto oggetto di un'intervista giornalistica?
No.
Non si è parlato di gestione della cosa pubblica o di idee e intenzioni in vista del voto. Santoro ci ha provato con scarsa convinzione ma il tutto si è comunque risolto in una grande bagarre, in una messinscena comunicativamente imbarazzante.

I momenti migliori sono stati Berlusconi che conta ancora i soldi che deve dare alla ex-moglie in lire (lo faceva mia nonna a negozio ed è un chiaro "appoggio" a una certa fascia anziana); i comunisti (l'invenzione del nemico come primo passaggio di ogni santa campagna personalistica); la pulizia della sedia su cui si era seduto Travaglio (con il classico schema "anche Travaglio ha dei processi", "Travaglio è come me! Siamo tutti uguali, e lui è un maestrino che fa l'ipocrita!". Cosa che ha smontato la parte più importante della domanda visto che si partiva dalla trattativa Stato-Mafia e dai processi per prostituzione minorile. Ha evitato la risposta attaccando la persona).

Berlusconi nei suoi discorsi si vanta dei suoi soldi, per poi dire che anche lui paga l'Imu e ne paga tanta! Berlusconi è di successo ma paga le tasse come noi poveracci. Berlusconi pare che non ha mai governato questa nazione perché è importante rifare la costituzione per dargli il potere di governare (lui che nell'ultima legislatura ha avuto la più ampia maggioranza mai vista in questa nazione). Berlusconi è l'adesso. Berlusconi si scambia di posto con Travaglio, usa prima la terza persona singolare su se stesso, usa la prima persona plurale. E puntuale arriva alla prima persona singolare. Lui, Noi, Io! Vecchissima scuola di retorica.

Lo spettacolo è stato a dir poco imbarazzante per un semplice fatto. Quell'uomo che si agita sulla sedia, ride, scambia frecciatine con Santoro, ha amministrato l'Italia in maniera pessima (a mio parere), è un personaggio moralmente ambiguo e sta chiedendo il voto alle persone per andare a fare un lavoro oggettivamente molto complesso.

Queste erano cose che gli si potevano rinfacciare? Certamente, ma ripeto, lo spettacolo ha le sue esigenze e quello di ieri non è stato giornalismo e non è stata politica.
E' stato avanspettacolo.
Una forma di intrattenimento così tanto connaturata nel sentire nazionale da venir percepita come gradevole anche se totalmente fuori contesto o con attori sul palco che hanno ricoperto ruoli istituzionali delicatissimi e hanno operato scelte di cui dovrebbero render conto.

Siamo un paese schiavo delle voci uniche. Siamo il paese che apre il TG con le parole del Papa, il rappresentate di uno stato estero che costantemente informa i cittadini italiani del proprio pensiero. Viviamo e ci informiamo con un sistema giornalistico in larga parte clientelare, soprattutto in TV. Una televisione nazionale così tanto influenzata dall'uomo che ieri urlava che l'ideologia comunista è il demonio (vi ricordate chi altri lo faceva e con quali scopi?) che ha dato un'impronta fortissima a quella che è la coscienza della comunicazione di questo paese. Puntando sempre al ribasso, tanto da far passare come accettabile lo spettacolo di ieri.

In molti dicono che Berlusconi è uscito vincitore dallo studio di Santoro. Non è così, quello spettacolo è stato fatto in due da due personaggi che vivono di quella comunicazione. Per chi alla TV ha sostituito Internet come primario mezzo di informazione come me è stato uno spettacolo a dir poco incredibile. Che oggi è rimbalzato su tutti gli strumenti di comunicazione di massa e persino su questo post per quanto è stato pervasivo.

Di fronte ai problemi così gravi dell'oggi, ieri la TV ha offerto avanspettacolo puro. Intrattenimento. Ed è questa la cosa che più mi stranisce, che a pochissimi, al di là delle proprie posizioni politiche, lo spettacolo di ieri sia sembrato un aberrazione. Che il problema non è se Santoro o Berlusconi sia sembrato vincitore, ma che quella messinscena sia accettabile da parte di un giornalista e di un politico, due persone che per ruolo e per scelta dovrebbero fare domande e dare risposte ai cittadini di questo paese.

28.12.12

Propositi per l'anno nuovo e terzo restyling del blog (e pure un paio di cose da leggere a gratis)


Il 2012 è stato l'anno in cui ho trascurato questo spazio a vantaggio del blog di Harpun. E ho trascurato tantissimo il sito che era all'indirizzo www.timedrop.net. Non so quanti di voi ci fossero passati, ma ormai non avete più motivo di clickare su quell'indirizzo perché verreste reindirizzati a questa pagina. Ho trasferito qui tutto quello che ci avevo pubblicato e lo vedete in alto, nelle pagine dedicate subito sotto il titolo. Se seguite questo blog soprattutto per i racconti, ce ne sono due o tre che magari non avete letto, sia interattivi che non.

In pratica, ho cercato di riorganizzare tutto il materiale che avevo sparso nella rete negli ultimi anni, di fare un elenco ragionato di tutti i miei lavori (almeno di quelli che si trovano ancora in giro visto che alcuni ormai sono davvero roba da mercatino dell'usato) e, come da titolo del post, i propositi per l'anno nuovo sono quelli di far diventare questo spazio molto più ricco cercando di non aprire duecento siti per duecento progetti.

Da qui, la necessità della barra a sinistra. Ora, penso che si spieghi da sola ma c'è una cosa su cui voglio spendere due parole: il pulsante "donazione".
Una delle cose che più mi hanno sorpreso quando ho pubblicato La Scusa era la gentilezza di alcuni lettori che, dopo averlo letto gratis, se l'erano comprato. Ora, nessuno degli store on-line permette di applicare una politica "fai il tuo prezzo" come sui siti di musica tipo bandcamp.com, ed è una limitazione non da poco. Da qui il pulsante donazione. Se l'avete letto vi è piaciuto da morire e volete "pagarlo", potete farlo senza che io vi costringa a leggerlo gratis.
Oh, sia chiaro, il racconto e i tre capitoli di Harpun sono disponibili gratuitamente. Se li trovate a pagamento (tipo su Amazon), fate pure la segnalazione che l'avete trovati sul blog a 0 euro e, in teoria, Amazon dovrebbe portare il prezzo a zero. Se non lo fa, e volete comunque leggerlo gratuitamente, lo trovate negli altri formati. Se invece volete comunque "pagare" o lo prendete dove lo trovate a pagamento o potete usare il tasto "donazione". Ma è a vostra completa discrezione.
In linea di massima, cercherò sempre di postare racconti in creative commons, con l'opzione magari di acquistarli sui vari store o di fare una donazione se proprio vi sono piaciuti, ma mi interessa particolarmente il discorso del copy left e lo continuerò ad applicare ai racconti/fumetti che pubblicherò da queste parti.

Ultima cosa per questo 2012, grazie davvero a tutti voi che avete acquistato qualcosa di mio sugli store on-line o che siete passati in fiera a salutarmi mentre presentavamo Harpun. Non potete sapere quanta carica mi avete dato per i prossimi progetti!

Ma con tutte queste chiacchiere, che c'entra l'immagine a inizio post di Fabrizio Galliccia?
Per quella, ci si rivede da queste parti i primi di Gennaio con un'anteprima a fumetti del progettone super segreto da edicola che finalmente non sarà più tanto segreto...