27.4.10

La Scusa (un'anteprima)

E' talmente un'anteprima che in pratica ho solo queste poche righe. Ma l'idea mi diverte e spero proprio di riuscire ad arrivare fino in fondo. 

Il giovanotto era appena appoggiato alla poltroncina e fissava intensamente la moquette. La sala d'aspetto della ditta lo intimoriva e sedeva con la schiena dritta e le mani posate nervosamente su una borsa di pelle dall'aspetto vissuto. 

La segretaria lo sbirciò di sottecchi un paio di volte. Il giovane era piacente ma decisamente non poteva definirsi bello. Troppo ossuto, con il naso aquilino e gli occhi distanziati quanto bastava a dargli uno sguardo vacuo, quasi anfibio. 

“Prego si accomodi...” gli disse dopo una decina di minuti di anticamera, indicando una porta di vetro “...tocca a lei, il nostro consulente la sta aspettando.” 

Il giovane si alzò, inconsciamente si aggiustò la giacca, e con fare marziale varcò la soglia dell'ufficio. 

“Si accomodi, prego. Signor...” disse il consulente sbirciando i suoi appunti. 
“Piccoli, Augusto Piccoli” lo anticipò il giovane che si sedette in punta di sedia, nervoso e teso. 
“Bene signor Piccoli, cosa posso fare per lei?” 
“Ecco...” esordì timidamente il giovane. 
“Su, non si vergogni, il nostro compito è lavorare per persone come lei”. 
“Come me?” chiese improvvisamente il giovane interessato. 
“Sì, proprio come lei” gli rispose il consulente con l'aria di chi quel discorso l'aveva fatto mille volte “clienti con dei problemi che si rivolgono a noi. Siamo la più grande società di servizi del paese. Non abbia timore...” disse il consulente con aria affabile sporgendosi in avanti sulla scrivania “...mi consideri pure come il suo confessore”. 
Augusto Piccoli rimase in silenzio. Poi alzò lo sguardo, improvvisamente deciso. 
“Voglio la Scusa” disse. 
Il consulente aggrottò le sopracciglia. “Mi perdoni... ma credo di non aver capito bene...” 
“Voglio... la... Scusa” ripeté Augusto scandendo bene le parole. 
Il consulente si allungò sulla poltrona di pelle, a dir poco perplesso. Non sapeva se sbattere fuori a calci il signor Piccoli o dargli spago per altri cinque minuti. Augusto non gli diede tempo di fare nessuna delle due cose e riprese a parlare con quella sua voce monotona. 
“Voglio la Scusa. S maiuscola. Voglio il servizio che mi permetta di smettere di preoccuparmi, di dover andare, fare, vedere, parlare, amare. Voglio la Scusa che mi dia la serenità di non dover più niente a nessuno. Neanche a me stesso” disse Augusto guardando fisso il consulente. 
E poi tacque.

[...]

4 commenti:

  1. Promette bene. Vai avanti. Sbrigati. Niente Scuse.

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  2. Grazie mille! Si continua, promesso!

    In fondo basta solo smettere di dormire... che poi, voglio dire, quanto è sopravvalutato il sonno?!?

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  3. L'Angelo del bucato28 aprile 2010 17:37

    Sarà che sono sbronza di finta fiesta ma...bellino!Se nn ti piace l'idea dei vampiri , puoi metterci gli adolescenti alla Moccia che vanno dallo stesso consulente, ed è la volta buona che ci compriamo una tenuta nel chianti!!!

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