19.5.10

La Scusa (e due)

QUA trovate la prima parte, sotto invece la seconda.


[...]

Il Consulente scrutò con attenzione il signor Piccoli. L'uomo lo stava fissando, con quei suoi occhi sottobosco smorto. Se non lo buttò subito fuori dall'ufficio fu proprio per quello sguardo così concentrato, così speranzoso e allo stesso tempo deciso.
“Mi faccia capire bene” si sorprese a dire il Consulente “lei vorrebbe da noi una... scusa... che le permetta, esattamente, di fare cosa?”
“Una Scusa. S maiuscola” disse Augusto. E aggiunse “Per non dover più preoccuparmi”.
“Ma preoccuparsi di cosa?”
“Di niente. Non voglio preoccuparmi di niente” rispose lapidario Augusto Piccoli.

Il Consulente a quel punto fu sicuro di essere incappato in un bel matto, di quelli che parlano con i santi e sbraitano da soli. Decise però di stare al gioco, di rilassarsi un po' e di divertirsi alle spalle del povero fesso. In fondo, era pagato per ascoltare i clienti. Tutti i clienti.
“Bhè, si renderà conto signor Piccoli, che la sua richiesta è un tantino stravagante. Anche perché il costo di una polizza assicurativa del genere sarebbe molto, molo alto” riprese il Consulente sorridendo affabilmente al signor Piccoli.
“Non ho soldi io però...” rispose Piccoli, a disagio.
“Questo, lei comprenderà, è un bel problema... Mi perdoni la franchezza, ma come aveva intenzione di pagare i nostri servizi, signor Piccoli?”
Augusto recuperò subito sicurezza, e con un mezzo sorriso che sapeva già di trionfo rispose: “Semplice, vi cedo i diritti della mia idea”.
“Prego?”
“I diritti, la proprietà intellettuale e i profitti che ne derivano. Ve li do in cambio della Scusa, insomma. Ve la potete rivendere a chi vi pare e farci quello che vi pare”.
Il Consulente restò un attimo a bocca aperta. Intraprendente l'ometto... pensò.
Piccoli riprese: “Sì, tanto come ho detto, io non voglio più preoccuparmi. E quindi dei soldi non me ne faccio niente. La mia idea è tutta vostra. Però io voglio in cambio l'abbonamento a vita alla Scusa”.
“L'abbonamento eh?” rispose il Consulente “E mi dica signor Piccoli... lei ha già un'idea di come vorrebbe far funzionare la sua scusa?”
Piccoli armeggiò con la valigia di cuoio, la aprì e porse al Consulente un piccolo fascicolo scritto a mano fatto di fogli protocollo rilegati, di quelli che si usano a scuola. Sulla prima pagina c'era scritto in chiare lettere stampatello “LA SCUSA” e sotto più piccolo “un'idea del dott. Augusto Piccoli”. Seguiva il simbolo del copyright fatto a mano affiancato a un anno, 2008.
 
Il Consulente sfogliò il dossier.
Si trattava di una raccolta di articoli di giornale, tutti debitamente annotati a mano dal Piccoli, in cui si discorreva di copertura gsm, telefonia cellulare, liturgia cattolica, psicologia junghiana e analisi di sette religiose.
Il Consulente si avvicinò alla scrivania e appoggiò il faldone sul tavolo di cristallo. Sedeva teso senza poggiarsi allo schienale.
Nel fascicolo c'erano foto di santi e di santoni. C'erano grafici sulla vendita dell'iPhone e una mappa dell'Italia con indicata chiaramente la copertura radio dell'intero territorio nazionale. C'era lo schema tecnico del Wii e delle foto di quello che poteva sembrare l'iPad e una foto della prima versione della home page di Facebook.
C'erano analisi spettrografiche dell'anima e schemi di costruzione per bobine di Tesla, c'erano scritti sulla vocazione e saggi antropologici sui riti sciamanici e sul potere di suggestione dei moderni mass media.
“Si sente bene?” la voce apprensiva di Augusto Piccoli riportò improvvisamente il Consulente alla realtà che annuì senza rispondere.
Lì per lì gli era passata la voglia di ridere, qualcosa nella sua testa era scattato. Qualcosa di assurdo eppure geniale. Qualcosa che, in via teorica e assolutamente speculativa, avrebbe potuto persino funzionare. Il problema era la gente. Quante persone ci sarebbero volute per far funzionare davvero la Scusa? Centomila? Trecentomila? Un milione? E cosa sarebbe successo quando la rete fosse stata finalmente in piedi? Era davvero legale un'operazione del genere? Nella testa del Consulente si accavallavano proiezioni, campagne marketing, piani di espansione e budget miliardari.
L'idea generale era chiara ma arrivato al dunque il dossier si interrompeva. Alzò lo sguardo sul suo cliente che adesso sorrideva sornione.
“Le ultime pagine solo a contratto firmato, lei mi capisce... lo spionaggio industriale è una gran brutta cosa” disse Augusto.
Il Consulente fu costretto a raschiarsi la gola prima di parlare.
“Signor Piccoli, da quel che leggo devo ammettere che la sua idea è... interessante...” disse il Consulente con la bocca secca “ma necessiterebbe di uno start-up imponente e di una sperimentazione lunga forse anni...”
“Sperimentate su di me” lo interruppe Augusto Piccoli “vi farò da cavia, anche se legalmente risulterà che voi mi state solo dando il servizio che io vi ho richiesto. Ci guadagnate voi e ci guadagno io”.
Il Consulente sorrise inconsapevolmente. Augusto Piccoli aveva pensato quasi a tutto. Quello che non c'era scritto in quel dossier però era altro. Mancava del tutto un'indicazione sulla copertura finanziaria necessaria a un'operazione del genere. Una copertura imponente che avesse la possibilità di sopportare alcuni anni di avvio con ingenti fuoriuscite di denaro a fondo perduto. Ma se una cosa del genere avesse funzionato, se solo avesse potuto essere prodotta, inscatolata e venduta...

Il Consulente si alzò e con aria sinceramente rammaricata disse: “Mi dispiace molto signor Piccoli, ma credo proprio che la nostra società non sia in grado di fornirle quello che ci sta chiedendo.”
Piccoli abbassò lo sguardo, mortificato, sembrava in bambino a cui hanno appena detto che Babbo Natale non esiste.
“Siamo specializzati in coperture finanziarie, in operazioni di risk-management e in assistenza legale. La sua... Scusa... esula in questo momento dalle nostre possibilità. Forse può rivolgersi ad altre società...”
“Ci ho provato...” disse Piccoli con una voce flebile flebile.
“Mi dispiace metterla alla porta così signor Piccoli, ma purtroppo adesso avrei un altro appuntamento...”
“Ah, certo... capisco...” disse il Piccoli, prese la sua borsa e sull'orlo delle lacrime uscì dalla porta biascicando un “Buongiorno” strozzato.
Appena quello strano ometto che stringeva la sua borsa di cuoio al petto ebbe richiuso la porta dell'ufficio, il Consulente si precipitò al telefono.
“Dott. Lindi? Si, buongiorno. Sono il dott. Armetrino --- Sì grazie. E lei? --- Guardi, la disturbo per un...” il Consulente guardò per un attimo il faldone di fogli protocolli “...per un progetto che forse potrebbe interessarle --- Sì, esatto --- Quando possiamo vederci per parlarne? --- Sì. È una mia idea, magari un po' eccessiva ma potremmo --- sì, sì, certo --- perfetto, passerò da lei per le quattro --- Arrivederla --- Arrivederla”.
Il Consulente posò delicatamente la cornetta, respirò a fondo, si infilò la giacca, fece sparire il fascicolo della Scusa nella sua borsa e uscendo annullò tutti i suoi appuntamenti per il resto della giornata.

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3 commenti:

  1. Leggendo m'è nato un moto di compassione e solidarità per Piccoli che non si può esprimere a parole. Sbrigati a scrivere il seguito, che già odio il consulente!

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  2. Noooooo.... l'ho letta tutta d'un fiato ed ora mi sento come quando ero piccola e finiva la puntata di Holly e Benji tutti sospesi per aria e la palla che ruotava per ore.... voglio sapere come va a finire!!!! Ps. Buon compleanno!;-)

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  3. @Anonimo: Tranquillo (o tranquilla?), vedrai che Piccoli avrà la sua rivincita.

    @Sam: Ciao Sammy! Spero davvero di non farla ruotare per un mese quella palla ma visti i miei tempi non prometto niente :P. Grazie mille per gli auguri!

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