27.5.10

[RiR] The Call of Cthulhu

Inizio oggi una nuova rubrica del blog a cadenza irregolare (strano eh? Di solito sono così preciso...)
La rubrica in questione verrà identificata dal tag [RiR] che significa semplicemente Recensione in Ritardo. Questo perché sono buoni tutti a fare la recensione del film uscito lo scorso Venerdì e quindi, per essere fedele alla linea editoriale di questo blog, farò solo recensioni rigorosamente in ritardo.
Potranno essere in ritardo di decenni, anni o semplicemente giorni, ma saranno sempre e comunque fuori tempo massimo. Ah, si parlerà anche di musica, fumetti e letteratura, tanto per non farci mancare niente.


E per inaugurare la rubrica oggi parlerò di questo.



Ora, io con Lovercraft ho un rapporto strano. L'ho scoperto recentemente, l'ho letto recentemente e nell'eterna diatriba tra Poe e Lovercraft sono sempre stato più dalla parte del poeta alcolista. Eppure ammiro smodatamente Lovecraft  per una cosa: ha creato una delle cosmogonie più affascinanti mai messe su carta. L'idea che in quegli anni sulle riviste pulp vari scrittori attingessero uno dal patrimonio letterario dell'altro è una cosa che ancora mi affascina. La sua costruzione dei Miti dei Grandi Antichi è quindi una delle creazioni narrative meglio riuscite di quel periodo (insieme ovviamente all'epica Hyboriana del Conan di Howard. E per gli appassionati del genere non c'è niente di meglio di leggere di Conan che le suona a qualche cultista che sembra uscito direttamente dalla pagine del Richiamo di Cthulhu).

Lo scrittore di Providence però è stato sempre un po' bistrattato dal figlio indiretto di quelle narrazioni d'intrattenimento e di fascinazione. Il cinema infatti ha provato non poche volte a fare degli adattamenti dei racconti di Lovecraft ma quasi tutti sono finiti malamente. E vorrei anche vedere. Come lo metti in scena un'orrore innominabile e indescrivibile? L'intera poetica di Howard Philips si basa sul non descrivere, sul non dire, sul lasciare al lettore il compito di creare il mostro nella sua testa. E con il cinema una cosa del genere raramente funziona.

Nel 2005 però è uscito quello che a prima vista sembrava un fan-movie ma che poi si è rivelato molto di più per tutti gli amanti di Lovercraft e dell'horror classico in generale. I ragazzi della H. P. Lovercraft Historical Society hanno infatti realizzato un medio metraggio tratto dal racconto più famoso in assoluto di Lovercraft
The Call of Cthulhu ripercorre per filo e per segno il racconto di H. P. e lo fa utilizzando un proprio linguaggio narrativo, il Mythoscope. Quello che Andrew Leman & Sean Branney mettono in scena è infatti non solo l'adattamento del racconto ma un vero e proprio revival della grammatica narrativa dei film muti. Lo fanno sotto ogni punto di vista, con la fotografia, la scenografia e la recitazione. Come a dire che per rendere credibile l'innominabile l'unico modo è (ri)creare un linguaggio ex-novo basandosi su un modo di fare film ormai praticamente estinto.

L'intuizione è geniale.
"Nobilitato" dal bianco e nero e dal muto, il film su Cthulhu diventa improvvisamente credibile. La sua estetica, i suoi effetti speciali volutamente vecchi generano nello spettatore un realismo molto maggiore che se Cthulhu fosse stato realizzato interamente in CGI. Si chiede al pubblico una sospensione dell'incredulità ben maggiore rispetto a quella solita richiesta in sala (nel cinema in generale vige la regola del "più vero della realtà"). Una sospensione che ricorda da vicino quella degli stessi racconti Lovercraftiani, dove qualcuno sopravvissuto miracolosamente all'orrore ne mette a parte i lettori come se si trattasse di un gran segreto. Così in The Call of Cthulhu si chiede allo spettatore di far parte di questo gigantesca messa in scena, di colmare con le sue conoscenze e con le sue proiezioni quello che il Mythoscope non può mostrare perché, semplicemente, impossibile da far vedere.

E' affascinante come un linguaggio, quello cinematografico del muto, venga ripreso e nobilitato per raccontare una storia altrimenti infilmabile. E' come a voler dire che nel suo sviluppo storico il film abbia avuto tante lingue e che, come una scena western è difficile girarla senza rifarsi a Leone, così una su un orrore innominabile si può filmare solo con tecniche di 100 anni fa. Una soluzione simile la usa spesso Tarantino nei suoi film (una sequenza su tutte, la chiacchierata del colonnello Hans Landa nella fattoria francese all'inizio dei suoi Bastardi senza Gloria) ma la scelta dei ragazzi della Società Storica è più radicale perché non lascia spiragli alla modernità.
E il risultato è più che buono tanto che, citando wikipedia, il loro Call of Cthulhu "è generalmente ritenuto il miglior adattamento realizzato da questo racconto".

Il loro lavoro gira per vari festival dove viene accolto più che degnamente e adesso è disponibile in DVD nel loro negozio on-line. L'edizione è particolarmente buona e, piccola curiosità, i ragazzi hanno adattato in 22 lingue i cartelli presenti nel filmato, quindi ve lo potete tranquillamente vedere in Italiano senza la bruttura dei sottotitoli. Occhio però a fare un salto dalle loro partii se siete fan di Lovercraft che c'è veramente un sacco di roba da veri nerd (tipo una felpa della spedizione antartica de Alle Montagne della Follia che adesso è gelosamente custodita nel mio armadio).

Dopo 5 anni, i ragazzi di Lovercraft ci stanno riprovando con il racconto Colui che sussurrava nelle tenebre adattato nel loro omonimo The Whisperer in the Darkness. Stavolta si abbandona il film muto ma non il Mythoscope e quell'operazione sul linguaggio cinematografico. Da quello che si vede nel trailer il film sembra però spostato molto più avanti, negli anni '40 del bianco e nero classico di Hollywood. Sono davvero curioso di vederli all'opera in questa loro nuova avventura. Intanto eccovi il trailer.

3 commenti:

  1. Bella recensione della Mythoscope. E bella rubrica anche.
    Inoltre, il trailer di Whisperer in Darkness mi ha convinto, mi sa che mi compro anche questo...

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  2. E mi sa che pure stavolta ti faccio compagnia a smezzarci le spese di spedizione :D

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  3. Ecco, io sono proprio una a cui fa piacere leggere di cose non sempre recenti anche perché così riscopro cose che magari mi ero scordata e in più dopo un po' di tempo le si guardano con occhi diversi.
    Bella l'idea, Giovanni.

    (e poi ti fai una gran sbatta, oltre all'analisi metti un casino di link e roba, insomma, una cosa completa, proprio bravo)

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