21.6.10

La Scusa (e quattro)

QUA la prima parte.
QUA la seconda.
QUA la terza.
E sotto la quarta.
Buona lettura.

[...]

Augusto, a braccia conserte, fissava il Consulente seduto all'altro capotavola di casa Piccoli.

“Lei deve capire, signor Piccoli, che sto facendo uno strappo alla regola... ma ero davvero troppo eccitato per tenere fuori dal progetto proprio lei che ha dato il via a tutto”.
Il Consulente sorrideva amabilmente, Augusto non si scompose.
“In verità, la sua idea era interessante. Estremamente interessante. Tanto che a malincuore mi sono trovato a dover applicare una delle procedure più barbare della nostra azienda, che consiste appunto nell'allontanare il cliente e analizzare il caso con calma e in separata sede. Questa procedura, che si applica solo nei casi più interessanti, è stata pensata proprio per evitare eventuali delusioni per il cliente o strascichi legali nei nostri confronti se il progetto dovesse rivelarsi infattibile. Non ha idea di quante persone disoneste ci siano là fuori, pronte ad approfittarsi di chiunque!”
Il Consulente ammiccò con aria complice mentre Augusto lo osservava impassibile.

“Ma veniamo a noi e alla sua splendida idea” disse il Consulente aprendo davanti a sé un prospetto con dei grafici stampati.
“Sono felice di poterle comunicare che le nostre simulazioni hanno dato esiti positivi. Si potrebbe quindi cominciare a pensare a una prima fase di test e...”
“Funziona tutto?” lo interruppe Piccoli.
Il Consulente alzò di scatto gli occhi dai tabulati. Augusto sedeva nella stessa identica posizione. Immobile. Il dott. Armetrino dubitò per un attimo di aver sentito qualcosa.
“Prego?”
“Nelle proiezioni, funziona tutto?” rispose Augusto alzando di poco la voce, l'espressione vacua e indecifrabile.

Il Consulente allungò una mano sul tavolo e ingollò un breve sorso d'acqua dal bicchiere che il padrone di casa gli aveva offerto. La casa di Piccoli lo metteva a disagio. Era piena di oggetti, soprammobili, libri, DVD, fumetti. Troppa roba da leggere per un solo uomo, troppa roba da ammucchiare in una sola vita.

“Non le si può nascondere niente, caro il mio Augusto!” disse il dott. Armetrino con un gran sorriso.
“Effettivamente abbiamo risolto la maggior parte dei problemi legati alla copertura finanziaria, alle beghe legali e all'infrastruttura tecnica. Abbiamo però avuto qualche problema con la simulazione del servizio. I nostri focus group hanno identificato...”
“Posso leggere?” lo interruppe nuovamente Piccoli, tendendo una mano, immobile a parte il braccio proteso verso il faldone che il suo ospite aveva davanti a sé.

Il Consulente, a disagio, fece scivolare il faldone verso Augusto.
“Ma certo, ecco come può vedere in quella pagina...”
Ma il padrone di casa aveva chiuso e riaperto il faldone, si era proteso sul tavolo con la schiena dritta, e aveva iniziato da pagina uno.
Al Consulente non rimase altra scelta che mettersi comodo. Augusto sembrava avere tutta l'intenzione di studiare le oltre quattrocento pagine del fascicolo in quello stesso pomeriggio.

Le ore passavano e il Consulente non ebbe nient'altro da fare se non finire il suo bicchier d'acqua. Augusto sembrava totalmente perso tra dati e proiezioni. Il suo ondeggiare sulla sedia aveva un non so che di autistico. Il dott. Armetrino lo studiò. Da quel piccolo uomo che leggeva piano, nascondendo le mani sotto al tavolo dopo aver voltato ogni pagina, dipendeva la sua vita.
Arrivò l'ora di cena ma Augusto non sembrò accorgersene. Il sole tramontò e dalla strada, arancione e violenta, la luce dei lampioni si proiettò nella stanza. Augusto non offrì niente al Consulente. Non accese la luce, non si alzò per andare in bagno. Lesse tutto il faldone senza mai staccare gli occhi dalle carte davanti a lui.
Il Consulente si alzò, trovò il bagno da solo, si rimise seduto, sbirciò un paio di libri dalla libreria della sala da pranzo, si appisolò, fu svegliato dalla fame, squadrò il Piccoli ma resistette.
Non mi schiodo da qui finché non mi hai detto come far funzionare la tua idea, piccolo bastardo ripeteva continuamente, come un mantra, nella sua testa.

Verso mezzanotte e mezza Augusto voltò finalmente l'ultima pagina, lesse con attenzione le conclusioni e per mezzanotte e tre quarti rivolse nuovamente la parola al Consulente seduto di fronte a lui. Il dott. Armetrino era pronto. Aspettava ansioso un'epifania che il Piccoli gli avrebbe sicuramente concesso.

Ma Augusto lo spiazzò chiedendogli: “Cosa offrite alle cavie?”
Il Consulente lo guardò a bocca aperta. Piccoli scandì meglio le parole: “ Cosa – offrite – alle – cavie?”

Il dott. Armetrino si riprese dalla sorpresa e balbettò: “U-una copertura assicurativa e v-vantaggi...”
Augusto scosse la testa.
“È tutto sbagliato” disse semplicemente “non avete capito a cosa serva davvero la Scusa”.
“E ALLORA SPIEGAMELO CAZZO!” sbottò per la prima volta il Consulente, sbattendo le mani sul tavolo e alzandosi in piedi.
Augusto non rispose subito. Distolse lo sguardo dal viso paonazzo del Consulente che sotto la luce arancione dei lampioni sembrava avvampare di rabbia.
Ci pensò un po' su e poi replicò: “Voglio sul mio conto i quattrocento mila Euro che vi restano come budget per lo start-up. E il controllo del progetto. E, ovviamente, un abbonamento a vita alla Scusa”.

Il dott. Armetrino restò a bocca aperta. Come aveva fatto a capire a quanto ammontava il budget?
Piccoli si alzò a sua volta: “E ovviamente il progetto deve riprende il suo nome originale La Scusa. In maiuscolo. Eden da schifo”.
Il Consulente si risiedette.
Lentamente.
Con le mani che tremavano prese un fazzoletto dalla tasca della giacca e se lo passò sul viso. Stava sudando freddo.

“V-va bene...” disse con la voce spezzata.
Poi alzò lo sguardo verso Piccoli che era in piedi accanto alla libreria e stava rimettendo in ordine alcuni volumi come se niente fosse.
“Va bene, avrai tutto quello che vuoi” riprese con voce più ferma “ma almeno dimmi cosa manca in quel faldone... dov'è l'errore? Cosa abbiamo sbagliato?”

Il Piccoli continuò a riordinare lo scaffale e rispose dandogli le spalle.
“Avete cercato di vendere la felicità” disse “ecco perché Eden non funziona. Vi siete scordati che la gente, in realtà, è vigliacca”.

[...]

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