7.6.10

La Scusa (e tre)

QUA la prima parte, QUA la seconda, e sotto la terza.
Buona lettura.

[...]

Il Consulente sedeva teso, appena poggiato alla sedia.
Si asciugava compulsivamente il sudore con un fazzoletto ormai fradicio e scrutava di tanto in tanto il faldone poggiato sulle ginocchia che era il suo adattamento della Scusa.
Aveva dato alla segretaria il compito ingrato di ricopiare al computer l'ordinata calligrafia del Piccoli mentre lui, mano a mano che i file gli arrivavano, impaginava il tutto in una forma che sembrasse la più accattivante possibile.
L'originale giaceva adesso ben protetto da una nera cartellina di plastica in un cassetto del suo ufficio, sotto chiave.

Il nuovo faldone era intitolato “Eden”, scritto con un bel font elegante. Un garamond classico che denotava subito sicurezza e...
“Tocca a lei dott. Armetrino”
Il Consulente scattò in piedi. O la va o la spacca pensò. Si asciugò un ultima volta il viso con il fazzoletto, lo gettò nel cestino ed entrò nell'ufficio del direttore del reparto Ricerca e Sviluppo.

Ne uscì due ore dopo in maniche di camicia, senza cravatta, con delle vistose macchie di sudore sotto le ascelle e un sorriso che gli illuminava gli occhi. Aveva a sua disposizione un budget a sei cifre per iniziare la sua ascesa ai vertici più alti dei Servizi al Cliente.

La prima cosa che fece fu di costituire una start-up composta da tre psicologi, due medici, due esperti di telecomunicazioni e mise un annuncio per trovare una cavia.
Il progetto ideato dal geniale dott. Armetrino era di vendere una copertura assicurativa full-optional. Il sistema economico di sviluppo era ricalcato su quello delle grande aziende web, che per anni profilano il loro valore non tanto sugli incassi diretti quanto sulla previsione di crescita. Il suo piano era di arrivare a far girare sul conto corrente delle compagnia qualunque forma di retribuzione il cliente dovesse ricevere. In cambio l'azienda gli avrebbe risolto ogni forma di contrasto o problematicità.
Gli avrebbe trovato casa, gli avrebbe comprato l'automobile, gli avrebbe fornito pacchetti vacanza all-inclusive. Il cliente non avrebbe più dovuto preoccuparsi di riunioni condominiali, di cambi gomme, di chiamare l'idraulico o di dover pulire. Lo poteva sempre fare se avesse voluto ma l'azienda, come un silenzioso Grande Fratello, l'avrebbe accompagnato in ogni sua mossa e sarebbe sempre stata lì a supportarlo in ogni momento. Era pacifico che le case dove il cliente sarebbe andato ad abitare, le automobili che avrebbe guidato, gli hotel dove avrebbe soggiornato, i pittori che gli avrebbero ritinteggiato casa sarebbero stati tutti affiliati all'azienda, così da ottimizzare i costi e da massimizzare i profitti per l'azienda stessa.
In più, il cliente avrebbe avuto un supporto costante. Una linea diretta con uno psicologo fidato che avrebbe risposto al numero dedicato e che avrebbe consigliato il cliente in ogni sua necessità emotiva.

E tutto questo solo per iniziare pensava il dott. Armetrino mentre scrutava i volti dei candidati al progetto Eden.

Cosa sarebbe successo quando l'azienda avrebbe cominciato a incrociare i dati e le strutture? Le prospettive erano tali da far girare la testa. Clienti bisognosi di una nuova giacca sarebbero stati dirottati nel negozio di un altro cliente, soddisfacendo così la necessità dell'uno di una giacca ad un ottimo prezzo e dell'altro di avere più clienti, oltretutto fidelizzati. E così per ristoranti, supermercati, benzinai... Più l'azienda avrebbe avuto la fiducia del cliente, più la sua rete si sarebbe espansa e avrebbe creato una sorta di ragnatela finalmente ordinata nella vita caotica di tutti i giorni. Una rete che avrebbe alla fine generato profitti così ingenti da non essere neanche quantificabili.

Ma per ora si trattava di sogni ad occhi aperti e il Consulente lo sapeva bene. I problemi legali erano il 40% delle spese del suo budget, mentre il restante era 30 era finito in modelli di penetrazione del mercato. Gli era rimasto un altro 30% per il vero e proprio test del progetto Eden. Ma era talmente sicuro dell'idea del povero Augusto Piccoli che questo particolare step del progetto lo vedeva più che altro come una formalità.
Almeno fino a quando si rese conto che la maggior parte delle cavie non durava più di venti giorni e che il 100% rifiutava il progetto Eden bollandolo come “invasivo, inutile e assolutamente idiota”.
I giorni correvano, il budget iniziale si assottigliava e il Consulente passava le sue nottate piegato sull'originale della Scusa di Augusto Piccoli. L'aveva letta così tante volte da saperla a memoria ma non riusciva a trovare il bandolo della matassa. Aveva seguito le istruzioni di Augusto, le aveva ampliate, le aveva perfezionate. Eppure, quello che su carta sembrava perfetto, nella realtà si naufragava miseramente.
Armetrino cominciò a bere. Si stava giocando tutto e non vedeva alcuna luce in fondo al tunnel.
Finché una sera, ubriaco marcio, gli venne in mente una cosa. La faccia del Piccoli con sorriso sornione che diceva: “Le ultime pagine solo a contratto firmato, lei mi capisce... lo spionaggio industriale è una gran brutta cosa”.
Le ultime pagine...
Il Consulente ficcò la testa in un lavandino colmo di acqua ghiacciata per riprendersi. Aveva tralasciato qualcosa. Ci doveva essere una conclusione in quelle pagine, un qualche dato che mancava all'equazione.

E Augusti Piccoli era l'unico a conoscerlo.

[...]

2 commenti:

  1. Interessante. Quando continua?

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  2. Dopo che ho scritto un paio di cosette.
    Di cui almeno una anche per te.
    E già non dormo un cazzo...

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