6.9.10

La Scusa (e sette)

QUA la prima parte.
QUA la seconda.
QUA la terza.
QUA la quarta.
QUA la quinta.
QUA la sesta
Sotto la settima.
Buona lettura.


[...]

Armetrino uscì di corsa dalla casa di Piccoli e telefonò subito ai ragazzi che sorvegliavano Paolo Lisca per conto suo.
Paolo non si era mosso da casa.
Il Consulente volle un rapporto completo, doveva essere aggiornato su ogni sviluppo ma il Lisca non fece niente per tutto il giorno. E anche per quello seguente. E per quello dopo ancora. Se ne rimase semplicemente rintanato in casa.

“La situazione attuale consiglia prudenza.”

Armetrino raggiunse i due sotto casa di Paolo per rendersi conto della situazione e, dopo un'intera giornata passata a fissare le tapparelle abbassate, decise di andare da Piccoli per affrontarlo. Suonò con energia al cancello e trovò la porta di casa aperta. Ormai Augusto non veniva più neanche ad accoglierlo. Lo aspettava come sempre seduto sulla poltrona, con un libro in mano e il cellulare in contatto diretto con Lisca poggiato sul tavolo poco distante.

“Stiamo valutando l’attuale contingenza ma nel frattempo vorremmo ricordarle di usare prudenza.”

Armetrino non era più in se. Il tempo stringeva e quel pazzo scatenato di Piccoli continuava a mandare SMS assurdi a Paolo Lisca. Tutti sullo stesso tono, tutti improntati al dolce far niente. La mente del consulente lavorava furiosamente cercando di capire come spiegare ai suoi superiori che il budget a sei cifre che gli avevano concesso alla fine era stato speso in SMS nichilisti…

“Attenzione! La sua situazione potrebbe risultare critica. Le consigliamo di attendere ulteriori sviluppi prima di agire.”

Dal canto suo Piccoli sedeva tranquillo in poltrona. A ogni chiamata del Lisca sollevava il telefono, ascoltava con attenzione, salutava cordialmente, controllava l’ora e riposava il telefono sul tavolino. Faceva passare da un minimo di cinque minuti a un massimo di mezz’ora prima di rispondere via SMS. Augusto non nascondeva nulla ad Armetrino che si segnava sull’agenda ogni messaggio.

“Si consiglia di non far nulla per adesso.”

Passò così una settimana. Il Lisca, dopo un inizio quasi timido, si era fatto più pressante e in pochi giorni era arrivato ad una quindicina di telefonate al giorno. Il conto totale degli SMS inviati dal Piccoli si aggirava intorno alla settantina.
Tutti consigliavano prudenza.
Armetrino aveva i nervi a fior di pelle mentre nella sua testa riviveva velocemente quei pochi giorni cercando una scappatoia, un appiglio qualunque contro il disastro che si profilava imminente. Il Consulente riprese a bere.

“Si consiglia una maggiore circospezione.”

Dapprima si portò a casa di Augusto una sola lattina di birra. Dopo aver pranzato fuori come suo solito, rincasò e si sedette al tavolo grande di casa Piccoli. Augusto continuava a offrirgli solo un bicchier d’acqua, sempre la stessa quantità… il Consulente era ormai sicuro che fosse persino sempre lo stesso bicchiere. Quella mattina era stata particolarmente afosa e Armetrino aveva finito di bere prima del tempo. Fu così, per ingannare l’attesa, che il Consulente rientrò con una lattina di birra in mano. Piccoli, come al solito, lo salutò senza alzare gli occhi dal libro che stava leggendo.
Si accigliò solo quando udì la lattina che veniva aperta. Il Consulente, che era quasi arrivato ad odiare Augusto, fece finta di non accorgersi dello sguardo infastidito che l’inventore della Scusa gli lanciò. La birra era fresca e, nella calura stantia del salotto di Augusto, estremamente piacevole. Piccoli tornò al suo libro e il Consulente si lasciò andare alla sensazione rilassante che la schiuma soffice gli provocava solleticandogli il naso.

“La cosa migliore è esercitare prudenza.”

Il giorno seguente e quello dopo ancora Armetrino si presentò dapprima con un paio di lattine e poi direttamente con una confezione da sei. Piccoli alzava di rado lo sguardo dal libro se non per rispondere al Lisca. Ogni volta che lo faceva lanciava uno sguardo leggermente disgustato al Consulente che, in manica di camicia, beveva con gusto ignorando il poggia bicchiere che Augusto gli aveva fatto trovare sul tavolo.

“Non si ritiene opportuno il momento per un’eventuale presa di posizione. Meglio aspettare.”

Armetrino dal canto suo continuava a covare rancore nei confronti del suo ospite. È una piccola checca si ripeteva versandosi un mezzo bicchiere di Oban. Continuava ad appuntarsi scrupolosamente gli SMS che Piccoli mandava al Lisca. Ormai si era arrivati a una trentina di telefonate al giorno. Forse, se non fosse stato ubriaco la maggior parte del tempo, il Consulente avrebbe capito cosa stava succedendo ma ormai era convinto che Lisca e Piccoli si fossero messi d’accordo per fargli fare brutta figura davanti ai suoi superiori. Con la fantasia bagnata di rum si immaginava complotti e accordi alle sue spalle, sghignazzanti bevute in cui lo prendevano in giro e…
“Sei uno stronzo” biascicò alzandosi.
Per la prima volta da quando si conoscevano, Augusto sembrò davvero sorpreso.
“Come prego?” chiese socchiudendo il libro.
“Non ci provare con me brutta checca” disse il Consulente alzando la voce “lo so che te e quel frocetto di Lisca vi siete messi d’accordo!”
Augusto riprese il solito contegno dopo il primo attimo di smarrimento, riaprì il libro che stava leggendo e disse: “Lei è ubriaco e non sa cosa sta dicendo”.

“La sua attuale posizione potrebbe richiedere di dover attendere ancora ulteriori sviluppi.”

Ma Armetrino caracollò verso la poltrona del Piccoli e gli si avvicinò col fiato che puzzava di acido.
“Col cazzo che non lo so lo so lo so eccome checca” riprese fiato e strillò “HAI CAPITO?!?”
Piccoli scostò la poltrona e si alzò.
“Se ne vada”.
“Altrimenti che fai? Chiami il tuo amichetto? Dai chiamalo ci divertiamo”.
“Ho detto… se - ne - vada!” disse Piccoli scandendo le parole e spingendo via la massa sudata del Consulente che gli si buttava addosso.
Armetrino non aspettava altro.
Reagì spingendo a sua volta Piccoli che cadde all’indietro e sbatté la schiena contro la seduta della poltrona. Il Consulente si appoggiò al tavolino e lo rovesciò. Il cellulare saltò via e si sfracellò contro lo spigolo della libreria. Si mise a squillare. Armetrino si lanciò verso il telefono.
“Lo stronzo chiama lo stronzo frocio!”
Piccoli si rialzò con un ghigno di dolore.
“Fermati idiota!” strillò.
Armetrino si girò di scatto.
“Come mi hai chiamato” disse ruttando “COME MI HAI CHIAMATO?”
Urlò gettandosi verso Piccoli che si rannicchiò contro la poltrona per proteggersi.
Armetrino inciampò nei resti del tavolino e cadde a faccia avanti.
Piccoli sentì il setto nasale del Consulente cedere contro il suo ginocchio con un piccolo schiocco e i pantaloni bagnarsi di sangue.
Armetrino strisciò via. Il dolore l’aveva fatto rinsavire di colpo. I due si guardarono. Piccoli ancora chiuso a riccio e il Consulente con il sangue che gli colava lungo il viso.
“Bi hai rotto il daso” disse incredulo.

[...]

2 commenti:

  1. Giovanni è il Lucarelli di Roma!
    Termina presto questo racconto e non mi deludere con il finale :D

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  2. E te sei il Roberto Saviano dei commentatori di questo blog! :D

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