13.9.10

La Scusa (ottava & ultima parte)

Ed è fatta. Avrei tante cose da dire su questa piccola avventura letteraria ma me le tengo per un prossimo aggiornamento. Vi lascio al finale sperando che vi piaccia.

Se invece vi siete persi qualcosa, ecco l'elenco delle puntate precedenti:
QUA la prima parte.
QUA la seconda.
QUA la terza.
QUA la quarta
QUA la quinta.
QUA la sesta.
QUA la settima.
E sotto il finale.

Buona lettura.


[...]

Armetrino tentava di fermare l’emorragia dal naso spaccato. Teneva la testa all’indietro e aveva la camicia macchiata di rosso. Augusto Piccoli portava asciugamani bagnati e fazzoletti di carta. Si muoveva come una mosca impazzita tra la cucina e il bagno, borbottando tra sé e sé.
Armetrino cercava di tenere gli occhi aperti e di respirare dalla bocca. Il sangue copioso gli ostruiva la gola e il Consulente tossiva sputando nel lavandino. Metà del parquet era insozzato da una crosta marrone scuro, il bagno sembrava il set di un film splatter e Augusto, bianco come un cencio, si agitava in preda a un’isteria mal celata.
Alla fine il flusso di sangue si arrestò ma per Armetrino respirare era faticoso. I due si guardarono. Augusto era sotto shock e tremava leggermente. Il Consulente aveva il viso gonfio e arrossato. Nessuno dei due disse niente.
Il cellulare squillò.
Non se ne resero conto subito ma doveva suonare già da un po’. Piccoli lo guardò come fosse un insetto osceno in mezzo al salotto. Il cellulare trillò ancora.
Smise.
E poi riprese nuovamente.
Piccoli continuava a fissarlo mentre si agitava sul parquet al ritmo della vibrazione. Armetrino guardò la piccola scena di devastazione, con il basso tavolino rovesciato, la lampada in terra e il cellulare che fremeva tra i cocci. Augusto era seduto poco più in là. Fissava ancora il telefono. Il Consulente si chinò e lo raccolse. Augusto ebbe un sussulto, come se con quel gesto Armetrino l’avesse schiaffeggiato.
“Pronto?”
La voce dall’altra parte restò un attimo interdetta e poi, come a giustificare la telefonata, disse: “Sono Paolo Lisca…”
Armetrino rimase in silenzio a guardare Piccoli che intanto si era rimesso in piedi. Sembrava aver riacquistato il suo solito autocontrollo. Si fissarono per un istante e poi Augusto distolse lo sguardo con un sorriso appena accennato.
“È tutto tuo” gli disse parlando a bassa voce per non farsi sentire all’altro capo della linea telefonica.
Il Consulente si fece coraggio e rispose: “Certo signor Lisca. Dica pure”.
Paolo non sembrò neanche accorgersi che a rispondergli non era stato Piccoli. Armetrino ascoltò in silenzio. A volte annuendo, a volte chiedendo di ripetere. Recitava il copione che aveva visto messo in scena tante volte da Piccoli. Dopo un paio di minuti riattaccò. Augusto nel frattempo stava raddrizzando il tavolo.
“Era Lisca…” disse il Consulente, come se quell’informazione potesse essere sfuggita al suo interlocutore.
“Lo so” rispose il Piccoli.
“Adesso che dovrei fare?”
“Quello che ho fatto sempre io, aspetta un po’ e poi scrivigli”.
“Non vuoi sapere perché mi ha chiamato?”
“Pensi che sia importante saperlo?”
E allora, solo allora, Armetrino capì cosa era davvero La Scusa. Era geniale e terribile nella sua semplicità. Ripensò al fascicolo, agli ultimi giorni e ad Augusto che gli diceva: “La gente, in realtà, è vigliacca”.

“Abbiamo valutato la sua situazione e le nostre proiezioni ci dicono che attualmente la scelta più vantaggiosa è l'atarassia. La preghiamo quindi di non fare niente riguardo alla questione da lei sollevata e di lasciar passare del tempo.”

Il Consulente premette invio.
Sorrise a Piccoli che, impegnato a raddrizzare la poltrona, non volle neanche leggere il messaggio.
“Allora è così che funziona” disse Armetrino.
“È così che funziona” confermò Piccoli “certo, Paolo Lisca è particolarmente predisposto. Indolente, sempre alla ricerca di una scusa per i suoi fallimenti… non aspettava altro che qualcuno che gli dicesse cosa fare. E che gli dicesse di non fare nulla. Non tutti saranno così servizievoli ma molti, migliaia, forse milioni, non aspettano altro. Non è un mondo per gli eroi questo qui. È un mondo di vigliacchi e noi abbiamo appena scoperto come farci un mucchio di soldi”.
Ha detto noi pensò il Consulente sorridendo.
“Fino a che punto possiamo spingerci?” chiese a Piccoli che nel frattempo si era rimesso seduto con il suo libro in mano.
“I soggetti come Lisca sono l'ideale. Con gli altri dovremmo andarci più piano. Non funzionerà con tutti, ovvio, ma la disperazione è nostra alleata e ce n’è così tanta nel mondo… La gente semplicemente non è preparata a stare male. Ha paura del dolore e, inconsciamente, fa di tutto per sfuggirlo”.
“E noi gli diamo la Scusa che gli serve. Il servizio che gli permette di smettere di preoccuparsi, di dover andare, fare, vedere, parlare, amare. Gli diamo la serenità di non dover più niente a nessuno…”
Piccoli e Armetrino si guardarono e sorrisero.
“Pensi che Lisca sia pronto per un test? Voglio qualcosa per il consiglio di amministrazione”.
“È tutto tuo”.
Armetrino sorrise di nuovo, anche se sorridere gli faceva un male cane. Si mise in tasca il cellulare e se ne andò senza salutare.
Non avrebbe mai più rivisto Augusto Piccoli.

* * *

La Scusa si affermò grazie soprattutto agli abbonamenti on-line. Un fortissimo movimento di opinione si contrappose alla sua crescita. I detrattori la definirono “una droga psichica, né più né meno” ma gli avvocati di Armetrino utilizzarono la tattica Facebook sulla privacy e riuscirono sempre a dimostrare che La Scusa era un servizio a cui la gente poteva abbonarsi o disdire l’abbonamento in qualunque momento avesse desiderato. Non c’era né frode né dolo e inoltre il supporto era circoscritto a “consigli”, non c’era mai stato alcun obbligo.
Paolo Lisca fu dei primi abbonati oltre che uno degli opinion leader all’interno della comunità. I detrattori de La Scusa raccontavano che, finito il periodo di prova, era caduto in una sorta di astinenza tanto da arrivare ad offrire una cifra tripla rispetto al suo compenso da cavia pur di essere ammesso di nuovo all'interno del progetto. Ma Lisca stesso aveva sempre negato e Armetrino gli aveva concesso uno status speciale con una linea VIP attiva per le sue esigenze.

Il dottor Piccoli aveva acceso il suo abbonamento a La Scusa come da contratto. L'aveva utilizzato una volta sola. Il sistema gli aveva dato la risposta di default e, a quanto pare, gli era bastata.
Non si era mai più rivolto al call-center.
Armetrino aveva anche provato a raggiungerlo all'indirizzo dato al momento dell’iscrizione ma aveva trovato una casa vuota. Non tentò più di rintracciarlo e Piccoli scivolò via dalla sua vita come vi era entrato.
Armetrino venne additato dai più come il principale responsabile della cosiddetta “era incosciente” in cui, dopo la privacy, fu il libero arbitrio a subire uno stravolgimento sociale. Tutti si affidavano alla Scusa per non doversi più sentire responsabili del fallimento delle proprie vite. Il Consulente ripensava spesso ad Augusto che, seduto tranquillamente nel suo salotto stracolmo di roba, gli diceva calmo: “La gente, in realtà, è vigliacca”.

Cinque anni dopo questa consapevolezza lo portò al suicidio.
La Scusa nel frattempo aveva raggiunto i trecentocinquanta milioni di utenti.

- FINE -

2 commenti:

  1. Mi spiace dovermi ricredere: non sei Lucarelli, sei Kafka!!!
    Zublime!!

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