6.1.11

Epifania

Questo racconto non dovrebbe esistere.
Non avrei mai dovuto scriverlo e non avrei mai dovuto neanche iniziarlo.
Ma ormai sono qui. I segni neri a cui convenzionalmente ci riferiamo come lettere insozzano la “pagina bianca” di un word processor e si compongono in parole che, benché avrei preferito diversamente, hanno senso compiuto.
Senso, non sostanza o verità, sia ben chiaro.
Al massimo una blanda verosimiglianza con quello a cui comunemente ci si riferisce con la doppia sillaba vita.
Ma per quanto io mi nasconda dietro a una costruzione sintattica leggermente ostica, a un vocabolario più ricercato della parlata comune ma non così elaborato da considerarsi barocco, benché, ripeto, io mi stia occultando dietro un concatenarsi di subordinate e stia sollevando un polverone semantico pur di non far intuire se non i contorni della mia ingombrante figura, ecco, benché io sia qui seduto a scrivere all’una di notte seduto sul mio letto, io, e con io intendo la mia persona fisica, io, in questo preciso momento, ho freddo ai piedi.

Non ho sonno, ho freddo ai piedi, la spalla sinistra leggermente indolenzita e gli occhi stanchi dopo quattro ore e mezza davanti al PC.

Avrei dovuto lavorare questa sera ma la mia pigrizia ha avuto il sopravvento e mi sono dedicato ad attività ludiche elettroniche. E sì che il mio ritardo sulle consegne in questi giorni va accumulandosi ad ondate di ignavia.
Ma tutto questo blaterare non mi riscalda i piedi. Nè tantomeno mi rassicura nelle mie paure ataviche di essere accettato e ben voluto per ciò che sono, né mi aiuterà domattina a portare avanti i miei lavori.
Tutto questo, quindi, non dovrebbe esistere.
E’ futile, com’è futile il vostro gesto di leggere. Cosa volete che vi dica? Cosa volete trovare in queste righe senza senso? Quanti di voi smetteranno di leggere appena arriveranno al punto interrogativo che conclude questo paragrafo, infastiditi dal tono e dai trenta a capo posizionati apposta per spingervi ad andare oltre l’abitudine di far scivolare lo sguardo quando ad una lettera ne segue un’altra, che vi costringono ad andare a cercare il seguito domandandovi “ne vale veramente la pena”?






























Per tutti quelli che hanno smesso di leggere, anche se non sapranno mai dell’esistenza di queste righe, lo ammetto: avete la mia stima. Al vostro posto non sono sicuro avrei avuto tanta forza di volontà. A volte sì, avrei smesso sicuramente di leggere. Se questo post mi fosse capitato in una di quelle giornate positive, in uno di quei momenti in cui il mio essere è così vicino alla sua piena realizzazione, avrei sicuramente interrotto la lettura. Bastante a me stesso, avrei mandato cordialmente a quel paese l’autore e non avrei mai più subito la fascinazione di tale meccanismi retorici. Ma il più delle volte, avrei solamente fatto quello che avete fatto voi, cari lettori superstiti. Sarei andato oltre e avrei continuato a leggere. Magari anche un po’ incuriosito per un pezzo in prosa così diverso dal solito post-video-battuta-e/o-spiegazione di questo blog.

Ed è proprio qui che improvvisamente il tutto conquista un proprio senso.

Improvvisa, un’epifania che colpisce con forza me che sono qui a scrivere, che mi fa dimenticare per un attimo il freddo alle estremità inferiori e che che getta nuova luce sui processi mentali che sovrintendono al mio gesto di battere a macchina queste parole. Perché alla fine, c’è un messaggio in questo testo.
Per quanto nascosto e oscuro, la morale è ben presente.
Ma non è compito mio raccontarla. É solo un’allegoria, come tutto quello che scriviamo e raccontiamo, solo una sublimazione, una trasposizione e una metafora di quello che proviamo nella vita quotidiana che è la nostra unica realtà conoscibile.
O forse è solo un modo per caricare di senso quello che in realtà non ne possiede alcuno. In fondo, si tratta solo un racconto senza capo né coda scritto a tarda notte mentre si ha freddo ai piedi.
Non mi resta altro, quindi, che augurarvi una serena Befana.

E lo so, dovrei smetterla con i videogame a tarda notte…
(L’immagine di oggi è tratta dallo storyboard di Kiki consegne a domicilio di Hayao Miyazaki. La donna a cavallo di una scopa più bella di sempre)

1 commento:

  1. Lettrice superstite e ritardataria.
    Il freddo ai piedi è risolvibile,piuttosto mi preoccuperei dei neuroni bruciati con i " giocarelli", mi stai diventando irrecuperabile!!!

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