16.3.11

[RiR] Dylan Dog - il film

Mettiamo subito le cose in chiaro.
Al di là di una possibile fedeltà o infedeltà all'originale cartaceo, Dylan Dog è un brutto film.
Anche per chi non ha mai letto un numero del fumetto, la pellicola con Brandon Routh sarà comunque un po' noiosa da seguire. L'idea generale è quella di un prodotto per le TV via cavo statunitensi (da noi, 4 del pomeriggio su Italia 1 e con sette anni di ritardo perché i diritti costano meno).
Il passaggio in sala era quindi decisamente superfluo. Ma con un nome così che fai, non ci provi a fregare un po' di gente nel primo week-end prima che la voce si sparga? Se me lo passavi nel dopopranzo di una domenica d'estate in cui non avevo proprio di meglio da fare, non mi sarei manco lamentato. E non dovrei neanche lamentarmi ora, visto che comunque il biglietto non l'ho pagato e la proiezione me l'ha offerta Fnac (mi piace pensare che sia perché gli sto simpatico e non per quanto spendo dalle loro parti). Ma probabilmente, avrei avuto meglio da fare in quelle due ore.
Tornando al film e affrontandolo assieme al fumetto, l'operazione che hanno provato a fare è affine a Constantine. Solo che in Constantine era riuscita meglio.
Nel film sull'Hellblazer avevano aggiornato tutto, dalle ambientazioni al personaggio, ma avevano scelto di portare su schermo una tra le saghe del comic book più divertenti, scritta da un Garth Ennis in gran forma. Il film non coglieva per niente il personaggio di base, Keanu Reeves non era proprio l'attore adatto, ma tutto sommato era un film godibile.
Con DYD, ci provano. Lo spostano a New Orleans, gli danno un maggiolone nero che bianco fa un po' sfigato (o pare per motivi di copyright), gli fanno indossare la camicia rossa e la giacca nera nel momento topico in cui il nostro eroe, recalcitrante all'inizio, decide finalmente di intervenire... e poi si perdono tutto il resto.
Il Dylan cinematografico è un tipo che nella vita spara ai vampiri con razzi al magnesio, sventa il ritorno di un demone non meglio specificato e con delle regole per evocarlo un po' vaghe (nel senso che prima dicono una cosa, poi il mostro allunga il brodo, fa un po' come gli pare, e poi torna a funzionare secondo le regole giusto in tempo per il gran finale).
Quindi anni luce dal fumetto e, più semplicemente, un film scritto male che non sfrutta minimamente le potenzialità del personaggio.

Personaggio che è uno dei più grandi successi di cultura popolare degli ultimi 30 anni che questa nazione sia riuscita a produrre.
E qua il discorso si fa ostico. Ok, da noi il fumetto è considerato roba da ragazzini. Ok, non abbiamo dei produttori cinematografici seri. Ok, la Bonelli è una realtà che storicamente ha valorizzato poco i suoi marchi oltre le pagine disegnate dei propri albi.
Ma cavolo, questo è svendere un marchio potenzialmente remunerativo.
Decisamente remunerativo.
Un'incapacità tipicamente italiana di non saper gestire quelli che in qualunque altra parte del mondo verrebbero riconosciuti come occasioni uniche in un mercato che fosse anche un attimo sano. E non penso neanche che il problema sia la Bonelli, che è per vocazione e storia una casa editrice e basta.
Il vero danno è tutto un sistema radiotelevisivo che è semplicemente cieco.
Ma un serial su Tex no? Un film su Dylan Dog come si deve? Lo sviluppo di un mercato derivato da Diabolik?
A Tokyo, c'è una statua dedicata a Godzilla. E' un piccolo omaggio ad un personaggio di fantasia in un paese che riconosce valore alle proprie produzioni culturali quando quelle produzioni ottengono un successo di pubblico anche a livello internazionale.
Non sto parlando di sovvenzioni statali o di altri discorsi del genere (sarebbe un discorso troppo lungo da affrontare). E non sto parlando neanche di prodotti culturalmente più riconosciuti come quelli di autori tipo Fellini o Kurosawa.

Sto parlando dell'incapacità totale di un sistema politico e culturale di accorgersi delle potenzialità dei propri personaggi più popolari e di svilupparle decentemente a livello economico e non solo.
Che tristezza.

PS: edito che sono on-line le recensioni di Mauro e Raffaele. E da Mauro trovate un approfondimento del perché lui, Raffo, Federico ed io siamo finiti all'anteprima gratis.

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