10.3.11

[RiR] Il cigno nero

Scrivo questo post su Black Swan seduto sul mio letto, poco dopo averlo visto.
E' già la seconda volta che ricomincio da capo.
Il film di Aronofsky è un oggetto difficile di cui parlare. Ho cercato il giusto modo di affrontarlo per tutto il viaggio sul raccordo, che di notte è sgombro e aiuta a pensare.
Potrei parlarne dal punto di vista registico, dove l'utilizzo dei piani è assolutamente magistrale. L'autore di the Wrestler porta qui ancora più all'estremo la sua scelta di restare vicino ai suoi protagonisti e per raccontare il viaggio oscuro nella psiche della Portman non la lascia mai sola un attimo. Non vorrei esagerare ma non credo che ci siano più di una decina di figure intere o campi medi in tutto il film. Aronofsky resta sempre stretto, impostando persino i balletti sul mezzo busto e a volte staccando sui dettagli ma mai allontanandosi troppo dal viso dell'attrice. E anche quando lo fa, lascia sempre qualcosa di quinta, qualcosa che sbilancia l'inquadratura e che la rende claustrofobica (una su tutte: il violino, sarà in campo per non più di mezzo secondo ma sta lì apposta, per non far mai visivamente respirare lo spettatore).
O potrei parlare dell'utilizzo dei set, in cui fotografia e luci convergono nel trasformare luoghi anche ampi in vicoli stretti, passaggi angusti, gli specchi riflettono all'infinito la stessa immagine e chiudono la protagonista sempre nello stesso mondo esteriore/interiore.
O l'uso del cromatismo. Un film in cui il bianco e nero non è solo una cifra stilistica ma una vera necessità narrativa. Tutto nella vita della protagonista è sbilanciato ai due estremi e così, pur essendo un film a colori, quelli veramente importanti, quelli che danno senso al flm sono solo due, e sono così onnipresenti da far venire il dubbio di star vedendo un film in bianco e nero.
O potrei dilungarmi a lungo su come la sceneggiatura rispetti tutti gli archetipi del romanzo psicologico trasponendoli a film e rispettando, contemporaneamente, la struttura in tre atti, visualizzando la trasformazione psicologica della protagonista in immagini vivide, quasi iconografiche. Eccessive ed essenziali allo stesso tempo.
Ma ci sarebbe davvero troppo da scrivere.
L'impressione generale, così a caldo, è di un film particolarmente riuscito. Il secondo capitolo di un perfetto dittico che con The Wrestler porta al centro del discorso filmico il corpo e la psiche, il fallimento e il successo, l'uomo e la donna.
E lo fa con una consapevolezza davvero rara.

PS: edito per continuare il discorso iniziato QUA. Il Cigno Nero secondo IMDB dura 108 minuti. Quaranta in meno rispetto a Inception. E non c'è proprio paragone.

3 commenti:

  1. Sì, ma non vedo una parola spesa per la scena madre del film.
    Hai forse dimenticato il Dramatic Cat?

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  2. mah.. questo film è una bella sega che il regista s'è fatto, tutto solo. Onanismo e autocelerazione pura. e cmq Inception è uno dei film più sottovalutati della storia, forse la sua colpa è che ha incassato troppo? chi lo sa

    Stefano

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  3. @Federico:
    mannaggia a te e al drmatic cat! (anche se penso che fra un po' lo vedremo spuntare su youtube)

    @Stefano:
    purtroppo io Inception lo trovo fin troppo valutato! E non penso che abbia incassato troppo, anzi. Ha fatto il suo lavoro alla grande al botteghino. Lo trovo un buon blockbuster ma oltre quello non va.
    Invece Black Swan tutto m'ha fatto pensare ma non ad onanismo e autocelebrazione. Non ce le vedo proprio nella pellicola. Almeno, da parte del regista. Dal punto di vista del personaggio principale, direi che da quelle parti ha un bel po' di problemi ;)

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