31.3.11

[RiR] Rango

Rango è un film particolare. Sarebbe stato particolare anche se la sceneggiatura, con qualche adattamento, fosse stata girata con attori in carne e ossa. Ma così, in animazione e con un character davvero strano rispetto agli standard odierni dell'industria... ecco, così Rango si presenta decisamente fuori di testa.
Ho apprezzato moltissimo questa scelta di Gore Verbinski. E' una ventata d'aria fresca in un genere, quello dei lungometraggi 3D, che esiste per piacere a un pubblico 0-99 anni, e che quindi, per forza di cose, tende a essere ripetitivo nella sua struttura narrativa.
Ecco, Rango no.
Rango parte che sembra Pirandello, con un camaleonte in cerca d'autore. O meglio in cerca di un ruolo e di un identità e che si riscopre sceriffo nel villaggio di Dirt (ribattezzato in italiano con "Polvere" ma chi io avrei adattato con un molto meno elegante "Zozzo". Anche perché il film non è elegante per nulla).
Il camaleonte, di cui non sapremo mai il vero nome, si ritrova catapultato dentro ad un vilaggio uscito dritto dritto dal mito del Far West e, stella di latta sul petto, si mette ad amministrare la sua personale giustizia.
Rango, però, è un film che si fa nei primi dieci minuti. Sono quelli più strani e quelli più difficili da digerire ma tutto il racconto è lì. Tutta la trama è lì. Il resto è un incredibile western fatto da chi quel genere lo conosce, pieno di citazioni da ogni dove e decisamente classico nel suo essere, appunto, di genere (QUA la recensione di Rrobe e QUA quella del Glifo per un approfondimento su questo tema).
Io personalmente ne sono uscito deliziato, anche se effettivamente a fine proiezione mi è stato fatto notare come il film potesse essere un po' noioso.
Noioso?!? Come fa ad essere un po' noioso un film così?!? Però effettivamente, col senno di poi, Rango è un film talmente citazionista della struttura classica dei western da essere quasi prevedibile nel suo sviluppo.
Il problema è una sceneggiatura con una cesura fortissima tra prologo e svolgimento. Piena di a parte (la sequenza con lo spirito del west o quella dell'armadillo sulla strada) e con una fortissima carica metalinguistica.
Il camaleonte Rango in cerca di un'identità interpreta coscientemente un ruolo e si rifà in tutto e per tutto a quello di pistolero, proprio come potrebbe fare chiunque abbia visto almeno una volta nella vita Per un pungo di dollari. Ecco perché per me i primi dieci minuti sono la vera trama, perché è dove più chiaro che il film sta usando il western per raccontare un'altra cosa. Il genere è fedele alle sue esigenze narrative interne ma viene piegato per divenire una funzione metatestuale di un'altra storia. Una storia, quella del camaleonte senza nome, che si svolge di riflesso e praticamente mai messa in scena sullo schermo a parte pochi minuti.
Esagerato per un cartone animato? Forse. Ma è questo il bello di Rango, la sua stratificazione e la possibilità di dare più piani di lettura rispetto alla media dei film d'animazione in circolazione.
E il tutto cucinato con delle gag fantastiche e con un gran ritmo.
Insomma, da vedere.

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