9.8.11

Dell'urgenza di finire



Se c'è una cosa che proprio non riesco a fare in questi giorni è quella di finire una cosa. Mi piacciono molto gli inizi, non sono così bravo sui finali. Sono giorni caldi, questi d'Agosto, e sono impegnato in un tour de force a preparare progetti. Progetti per roba da fare, per capire che tipo di rapporto creare con persone interessate al mio lavoro, per portarmi avanti in modo da non arrivare strozzati a Lucca. Roba da finire perché l'ho promesso, roba da finire perché ho preso un impegno. Roba da finire perché c'è chi aspetta di leggerla. E io con la roba da finire ho dei seri problemi. Non è mancanza di organizzazione, è proprio che mi stufo di fare. Mi prendo mille pause in ogni cosa perché mi piace distrarmi. E' una cosa che non avevo mai ammesso a me stesso ma ritengo la distrazione il miglior tempo speso della giornata. Mi serve a seguire l'istinto, a vedere cosa c'è dietro un angolo che altrimenti non avrei mai scovato. Per carità, non sto parlando di chissà quali botte di matto. Sono piccole cose, il leggere un numero di Tex piuttosto che stendere i panni. Roba così.

Ma nel mio piccolo, è una costante rinegoziazione delle priorità e la cosa mi manda ai matti perché le priorità che avevo stabilito ad inizio giornata non le rispetto quasi mai con corse notturne a recuperare la mia tabella di marcia. Stranamente però, non vado troppo fuori rispetto all'agenda che mi sono prefissato. Riesco sempre in qualche modo a recuperare. E quello che recupero, magari la sera sul divano mentre scrivo un raccontino fantasy, è roba buona. Roba che mi piace, che mi rilassa e che mi diverte. Ma anche qua, spesso non la finisco. Non le trovo un vestito adatto e non la porto fuori a ballare. Spesso sono racconti smozzicati, idee buttate là. Altre volte sono semplici sfoghi dettati da una giornata pesante. Ma la maggior parte degli appunti, anche quelli che ritengo veramente validi, finiscono in un file nell'HD a prendere polvere virtuale. Almeno da un paio di mesi a questa parte le cose però stanno piano piano cambiando. Casa nuova mi porta a finire. Sarà la spinta a pagare il mutuo ma le cose finalmente le porto a termine. Spesso stanco, a volte terribilmente in ritardo, ma sto cominciando a gustarmi la parola "Fine".

Mi piace scriverla in coda a un progetto o a un racconto. Mi piace dedicarmi quelle quattro lettere da mettere al centro della pagina. Mi da un senso di tranquillità. Certo, poi ci rimetterò la mani almeno quindici volte tra riscritture e refusi, ma almeno quel particolare racconto/progetto/sfogo/idea è in qualche modo concluso. Non mi accompagnerà più tra le cose da fare ma, soprattutto, non sarà più una scusa. Perché molte di queste cose me le sono trascinate appresso per mesi più per avere qualcosa da fare che per effettiva necessità. La sicurezza del lavoro in fieri ma costantemente procrastinato rispetto all'incertezza del nuovo e del possibile fallimento. Paura irrazionale del nuovo. E' questo che si è sempre nascosto dietro al mio non voler mettere la parola "Fine" alle cose. Ci ho messo una vita a capirlo, a volerlo capire. E' una di quelle cose che non avrei mai ammesso pubblicamente perché è uno dei difetti che mi riconosco e che mi danno più ansia. E lo faccio ora solo perché quella parola, quel "Fine" scritto con la maiuscola, ha un fascino tutto nuovo. A volte mi lancio nella scrittura di una cosa solo per pregustare quel sapore dolceamaro. Che poi mi conosco e rischio di cadere nell'esagerazione opposta, a voler per forza chiudere tutto prima del tempo senza avergli dato il giusto tempo di incubazione. Ma almeno oggi me la dedico e su questo post finalmente posso scrivere...

Fine

Nessun commento:

Posta un commento