28.12.12

Propositi per l'anno nuovo e terzo restyling del blog (e pure un paio di cose da leggere a gratis)


Il 2012 è stato l'anno in cui ho trascurato questo spazio a vantaggio del blog di Harpun. E ho trascurato tantissimo il sito che era all'indirizzo www.timedrop.net. Non so quanti di voi ci fossero passati, ma ormai non avete più motivo di clickare su quell'indirizzo perché verreste reindirizzati a questa pagina. Ho trasferito qui tutto quello che ci avevo pubblicato e lo vedete in alto, nelle pagine dedicate subito sotto il titolo. Se seguite questo blog soprattutto per i racconti, ce ne sono due o tre che magari non avete letto, sia interattivi che non.

In pratica, ho cercato di riorganizzare tutto il materiale che avevo sparso nella rete negli ultimi anni, di fare un elenco ragionato di tutti i miei lavori (almeno di quelli che si trovano ancora in giro visto che alcuni ormai sono davvero roba da mercatino dell'usato) e, come da titolo del post, i propositi per l'anno nuovo sono quelli di far diventare questo spazio molto più ricco cercando di non aprire duecento siti per duecento progetti.

Da qui, la necessità della barra a sinistra. Ora, penso che si spieghi da sola ma c'è una cosa su cui voglio spendere due parole: il pulsante "donazione".
Una delle cose che più mi hanno sorpreso quando ho pubblicato La Scusa era la gentilezza di alcuni lettori che, dopo averlo letto gratis, se l'erano comprato. Ora, nessuno degli store on-line permette di applicare una politica "fai il tuo prezzo" come sui siti di musica tipo bandcamp.com, ed è una limitazione non da poco. Da qui il pulsante donazione. Se l'avete letto vi è piaciuto da morire e volete "pagarlo", potete farlo senza che io vi costringa a leggerlo gratis.
Oh, sia chiaro, il racconto e i tre capitoli di Harpun sono disponibili gratuitamente. Se li trovate a pagamento (tipo su Amazon), fate pure la segnalazione che l'avete trovati sul blog a 0 euro e, in teoria, Amazon dovrebbe portare il prezzo a zero. Se non lo fa, e volete comunque leggerlo gratuitamente, lo trovate negli altri formati. Se invece volete comunque "pagare" o lo prendete dove lo trovate a pagamento o potete usare il tasto "donazione". Ma è a vostra completa discrezione.
In linea di massima, cercherò sempre di postare racconti in creative commons, con l'opzione magari di acquistarli sui vari store o di fare una donazione se proprio vi sono piaciuti, ma mi interessa particolarmente il discorso del copy left e lo continuerò ad applicare ai racconti/fumetti che pubblicherò da queste parti.

Ultima cosa per questo 2012, grazie davvero a tutti voi che avete acquistato qualcosa di mio sugli store on-line o che siete passati in fiera a salutarmi mentre presentavamo Harpun. Non potete sapere quanta carica mi avete dato per i prossimi progetti!

Ma con tutte queste chiacchiere, che c'entra l'immagine a inizio post di Fabrizio Galliccia?
Per quella, ci si rivede da queste parti i primi di Gennaio con un'anteprima a fumetti del progettone super segreto da edicola che finalmente non sarà più tanto segreto...

29.10.12

Lucca Comics & Games 2012


Allora, troverete tre cose in fiera col mio nome sopra.

Harpun - stand GP - volume in edizione regular e variant (per la differenza, leggete più sotto)

Donran - stand GP - volume in edizione regular e variant (per la differenza, sempre il post qua sotto dedicato a Romics)

Metamorphosis - stand Aurea - diciamo che qua il mio nome sopra è più un'ospitata da storyeditor che altro, perché il merito di questa miniserie in tre numeri va tutto a Giacomo Bevilacqua che ne ha curato testi e disegni.

A parte a fare danni in giro, mi troverete allo stand GP con questi orari (e questi compagni di banco):

GIOVEDI’ 1 NOVEMBRE
Ore 14-17
- Giacomo Bevilacqua
- Simone Guglielmini
- Giovanni Masi
- Federico Rossi Edrighi

VENERDI’ 2 NOVEMBRE
Ore 10-12.30

- Giacomo Bevilacqua
- Simone Guglielmini
- Giovanni Masi
- Federico Rossi Edrighi


SABATO 3 NOVEMBRE
Ore 14-17
- Giacomo Bevilacqua
- Giovanni Masi
- Federico Rossi Edrighi
- Yoshiko Watanabe


DOMENICA 4 NOVEMBRE
Ore 10-12.30
- Giacomo Bevilacqua
- Giovanni Masi
- Federico Rossi Edrighi
- Yoshiko Watanabe

Inoltre, Venerdì 2 novembre 2012, ore 14, Sala Incontri P. Ducale, presento sia Harpun che Donran con il resto degli autori GP.

Dai che ci si vede in fiera (sperando di non affogare se piove come dicono...)

24.9.12

ROMICS 2012

Fiera pienissima, quindi vado rapido e in ordine che poi mi perdo i pezzi.

Harpun.

Due edizioni. La regular al prezzo di 15 € con questa cover.


Poi, Harpun variant. 100 copie firmate e numerate che NON andranno in distribuzione. La potrete trovare solo dove saremo Federico ed io che, a parte conoscervi finalmente dal vivo, vi dedicheremo la vostra copia. Io me la cavo facile, tanto vi metto il numero e vi scrivo la dedica. Federico invece vi disegna la copertina. Nel senso letterale del termine. Il logo qua sotto sarà lucido e lo spazio bianco servirà al disegno di Federico che diventerà la copertina unica del volume. Prezzo? 30 €.


Donran.

La regular, con questa splendida cover colorata da Paolo Maddaleni, sarà vostra per 15 €.


Donran variant. Qua è meglio spiegarla, che in JPG non rende proprio e dovrò assolutamente postare un'immagine del volume stampato. La moneta, dorata qua sotto, sarà a rilievo e lucida! Una cosa di un fico che giusto perché in GP hanno della gente con due monete così.
E non è finita.
Yoshiko, per la prima volta in assoluto in anni e anni di carriera e dopo un bel po' di richieste, ha deciso di mettere in vendita gli originali di una sua opera.
Quindi, la variant  è composta dal libro con copertina a rilievo, 100 copie firmate e numerate che NON andranno in distribuzione e da una TAVOLA ORIGINALE di Donran in regalo. Anche questa firmata e dedicata. Prezzo? 80 €.


Ci vediamo in fiera da venerdì a domenica, dalle 14 alle 17, allo stand GP per le firme, le dediche, i disegni e le chiacchiere. Se poi sabato al'ora di pranzo avete po' di tempo, c'è anche la conferenza di presentazione dei due volumi in cui ci saremo tutti. L'appuntamento è nella sala A del padiglione 11 dalle 13:30 alle 14:30. Sul programma ufficiale la presentano così: "Questioni di stile. GP Publishing presenta i suoi nuovi graphic novel: Donran di Yoshiko Watanabe e Giovanni Masi, e Harpun di Giovanni Masi e Federico Rossi Edrighi.
Conduce Luca Baboni, Coordinatore editoriale di GP Publishing."
Quindi poi non fate quelli con poco stile che non vengono alle conferenze, mi raccomando.

13.9.12

[RiR] Brave


Facciamola breve.
C'era una volta la Pixar. Uno studio di animazione che in ogni film che faceva alzava l'asticella della tecnica di questa nuova forma di animazione chiamata CGI, ma soprattutto, che aveva uno stile unico di raccontare le proprie storie e che investiva tantissimo nella preproduzione, sapendo che in un film la trama e il racconto non sono solo due elementi chiavi per il successo di un prodotto.
Per quando riguarda la produzione di Lasseter & Co. sono la differenza tra un buon film e un gran film.


E poi c'è la Pixar di Cars 2 e di Brave, moderno studio di animazione che tecnicamente mangia in testa ancora a tutti, ma che evidentemente ha perso lo smalto in fase di story editing. Brave è comunque meglio di Cars 2 (non ci voleva poi molto) ma andiamo con ordine, perché il film su Merida e i suoi problemi adolescenziali, sulle sue litigate con la mamma e la sua voglia di indipendenza, ha nella sceneggiatura il suo tallone di Achille.  Troppe cose che accadono perché serva che succedano altrimenti la storia si incaglia, troppi passaggi risolti frettolosamente, troppo facile la risoluzione, troppo semplice il nodo centrale del film nel rapporto madre figlia, troppo comoda l'amnesia della strega e così via, con un finale troppo, troppo semplicistico.
Senza fare spoiler, diciamo che Merida e i personaggi secondari non affrontano situazioni o problemi con una parabola di crescita ben raccontata, ma spesso reagiscono all'ambiente circostante. Gli elementi di un buon racconto ci sono tutti, solo che è un po' come dire: "per fare gli spaghetti alle vongole servono gli spaghetti e le vongole" senza dare la ricetta. Gli ingredienti ci sono tutti, ma da qua a cucinare qualcosa di buono ci passa. In Brave, ci sono tutti gli ingredienti di un gran film ma manca una struttura forte che porti lo spettatore a seguire e a vivere una parabola narrativa non dico unica, ma ben raccontata.


Ed è un peccato perché sulla carta il film era pieno di spunti interessanti, di personaggi che potevano dare di più se sfruttati meglio (uno su tutti, il cattivo), di un'ambientazione che personalmente adoro e di un character design molto divertente.


Veramente un'occasione sprecata. Che però va vista al cinema perché visivamente è qualcosa di emozionante. In home video, non gli troverei molti motivi per passarci 100 minuti davanti.
Davvero un peccato.

Ah, ultima nota dolente. Purtroppo il prossimo film della Pixar è un seguito... speriamo si riprendano.

11.9.12

[RiR] The Dark Knight Rises


I due Batman di Nolan non mi avevano entusiasmato. Il suo Inception mi aveva divertito anche se gli avevo trovato dei difetti belli grossi. Avevo letto che il nuovo film sull'uomo pipistrello a molti non era piaciuto, e di fan inferociti che minacciavano di morte i detrattori. C'era stata la bella analisi di Rob a livelllo politico. C'era stato il bruttissimo fatto di cronaca nera (e i giornali italiani avevano detto che Neil Gaiman era il papà di Batman).

Insomma, è stato un film chiacchieratissimo e quindi il rischio di partire già prevenuto era alto.
Ma Nolan è riuscito a sorprendermi. Non ci volevo credere, perché il Dark Knight Rises non è un brutto film (a me non è piaciuto, ma son gusti), è un film tecnicamente imbarazzante, con una sceneggiatura piena di momenti WTF (manco buchi di trama, proprio momenti senza senso),  e con una regia che probabilmente è stata portata a casa da Pino Nolan, il cugino pizzettaro. Una roba mai vista, davvero.

Ma andiamo con ordine (e occhio agli spoiler da qua in poi). Mi soffermo solo su i due punti che più mi interessano, sceneggiatura e regia (per attori e doppiaggio la risolvo facile. I primi voto 6, il secondo voto 0).


Nolan confeziona un film su Batman in cui non c'è Batman, in cui si parla per ore e in cui tutto succede per una casualità allucinante, come se i personaggi sbattessero l'uno contro l'altro. Le informazioni allo spettatore vengono tutte passate da dialoghi in cui il personaggio che deve dare l'informazione si ferma e in pratica parla direttamente in macchina. Pensate allo smacchiatore di Catwoman. Lei lo sa che cos'è, il suo avversario sa di cosa stanno parlando, noi spettatori no. Loro NON hanno necessità di dirselo cosa è questo cavolo di smacchiatore in quella scena. Lo possono fare, ma è uno spiegone. Magari però si riesce a trovare un modo carino di dirlo, quindi che fa Nolan? Ci passa l'informazione qualche scena prima, in uno scambio tra la gatta e i suoi avversari quando richiede il pagamento e completa l'informazione in questa? Usa una sottile metafora? Selina ne parla con la sua amica (ma poi chi è st'amica che a un certo punto sparisce?). No, Nolan lo fa dire al cattivo, ma proprio dire tutto. A favore camera, e in mezzo busto (su sta cosa dei mezzobusti poi torneremo). E lo fa per una scena? No, tutte le informazioni salienti vengono passate in questo modo. Non mi erano piaciuti gli spiegoni di Inception, ma qua si esagera. L'azione si ferma e il tizio parla. E parla. E parla. E lo spettatore si subisce questi pistolotti a oltranza (provate a rivedere il film, guardate come Bruce racconta ad Alfred chi è Selina Kyle, o il piano di Bane, o lo scambio intensissimo tra il nuovo Robin e il commissario Gordon davanti alla TV). Oppure pensate alla lettera che Gordon non si toglie mai dalla giacca. Lettera che finisce in mano a Bane e che viene ritirata fuori due ore dopo per spiegare... cosa? A che serve quella lettera? La liberazione dei cattivi dal penitenziario? E se Bane non ce l'aveva? Li liberava uguale?  In fondo gli è arrivata per sbaglio tra le mani. Serve a sputtanare Gordon? Ma perché gli serve sputtanarlo? Ha il controllo della città e un ordigno nucleare tra le mani. Senza poi contare il fatto che Bane in teoria vorrebbe distruggere Batman (o così afferma lui). E in questo modo invece lo riabilita indirettamente agli occhi del mondo. I fatti si susseguono, accavallati, e i personaggi si muovono perché serve al film che facciano una cosa, mica perché serve a loro o ai loro piani. E' una cosa brutta da vedere perché rende tutto finto, i personaggi macchiette, ma vabbè, diciamo che è uno stile di scrittura e andiamo avanti con la regia.


Qua la cosa è ancora più strana, perché si tratta di un film di dialogo. Normalmente, sono film che necessitano di una regia invisibile, ma molto presente. Primissimi piani,  sottolineatura dei piccoli gesti, campi medi a descrivere le distanze, magari anche psicologiche, dei personaggi. Nolan risolve tutto in campo-controcampo in mezzo busto. Ma è tutto in mezzobusto. E' una scelta stranissima per il regista di Inception (che comunque aveva delle belle scene). Momento migliore di tutti, Alfred e Bruce che litigano. Alfred che fa una pesante confessione a Bruce. Bruce che allontana l'uomo che l'ha cresciuto. Scena difficile da recitare... ammazzata da una regia di mezzi busti in controcampo dentro un corridoio lilla. Fine. Nient'altro. Manco un gesto forte, una figura intera di Bruce che si gira e sale le scale lasciando lì un povero vecchio che prova a fare un passo verso quello che in pratica è suo figlio e poi non ha coraggio, si gira e se ne va. Niente. E' una cosa da filmino della comunione, manco le soap opera sono così sciatte... Nolan in mezzo busto ci gira persino le scene d'azione. L'ultima tra Bane e Batman è al limite del Fan Made. I due più grossi esperti di arti marziali, cresciuti dalla setta delle ombre, combattono su delle scale con cazzotto-campo, pugno-controcampo, cazzotto-campo, pugno-controcampo, cazzotto-campo, pugno-controcampo, cazzotto-campo, pugno-controcampo, e così via. Ovviamente, in mezzo busto.

Ora, probabilmente la mia recensione è pure viziata dal fatto che una volta distrutta la sospensione dell'incredulità, a ogni gitarella a Firenze di Alfred a bersi il Fernet Branca scattava la risata, ma veramente non capisco. E' uno dei film più svogliati di sempre e Nolan tutto è tranne un regista svogliato. Può non piacere, ma qua siamo al limite del fregarsi i soldi per il lavoro fatto. 


E un'ultima cosa: vuoi fare un film di supereroi senza i supereroi e in cui tutto viene risolto a parole. Fico, bell'idea. Quindi cazzarola, momenti di recitazione intensi al posto di esplosioni e inutili effetti speciali. Bello, mi piace. E poi che fai? Hai in campo un tizio vestito da pipistrello a cui non posso leggere l'espressione (e qua ci puoi fare poco perché Batman è così dagli anni '30) e ci metti un cattivo con UNA MASCHERA CHE GLI COPRE IL VISO UCCIDENDOGLI OGNI ESPRESSIONE? E me lo fai parlare tre ore con la voce tarocca? Hai fatto un film di voci fuori campo che litigano! E' il Rises delle segreterie telefoniche!
Ma perché, Nolan, perché? Tu sei più bravo di così.
Puoi non piacere, ma sei più bravo...

10.9.12

Diario dei Mostrincubi


Il Diario dei Mostrincubi è un nuovo racconto a puntate che ho serializzato sul blog di Harpun, illustrato da Federico Rossi Edrighi, e che da oggi è disponibile per il download gratuito.

Se seguite Harpun sapete di cosa sto parlando, altrimenti il Diario è un bel modo di scoprire le vicende di Rebecca e del suo arpione a caccia di Incubi.

Lo potete scaricate in più formati, e in particolare:

- PDF

- ePub (eBook readers)

- iBooks (iPad & iPhone)

- Kindle (per ora gratis da QUI il file .mobi, altrimenti da Amazon a pagamento da QUI, ma stiamo lavorando per metterlo gratuito)

Buona lettura!

PS: il volume di Harpun, che contiene sia il fumetto che il diario, sarà in vendita a fine mese a Romics. Ma di questo parleremo poi.

7.9.12

[RiR] Come non Detto


Lo dico subito: sì, conosco abbastanza bene Ivan Silvestrini.
Sì, ci ho lavorato assieme per Stuck.
Sì, ci sto lavorando assieme per altre cose nuove.

La mia recensione del suo film di esordio intitolato "Come non detto", che esce nelle sale questo venerdì, può essere obiettiva? Era questo il mio problema nello scrivere questo pezzo.

Poi mi sono ricordato di una cosa che dice McKee nel suo Story. I critici cinematografici odiano le commedie perché sulle commedie non c'è niente da scrivere da "critico".
Se la commedia fa ridere, funziona.
Punto.

La commedia di Ivan sui problemi di un ragazzo che deve trovare il coraggio di fare coming out fa ridere?
Tanto.
E con intelligenza.
All'Adriano durante l'anteprima di martedì sono scattati tre applausi a scena aperta.
Quindi anche chi se ne frega dei critici.
Il film funziona alla grande e fa ridere di gusto!


E poi chi se ne frega anche di McKee, io di mestiere mica faccio il critico e dico la mia sugli aspetti tecnici.
Ivan si porta a casa un film non facile, la sua regia sottolinea lo splendido lavoro degli attori con equilibrio e di certo è molto sopra la media di altri prodotti del genere.
Fotografia buona, molto colorata, molto pop.
Attori molto, molto buoni. Nel cast tutti bravi e ruoli magari anche un tantino sopra le righe resi molto bene. Sceneggiatura scritta con sentimento, che si ingarbuglia giusto un po' nei passaggi sui flashback rendendo un po' confusionaria la prima parte.


In poche parole, che le recensioni lunghe servono solo ai film butti e i film belli vanno visti, fatevi un favore e fate un salto al cinema stasera.

22.8.12

[RiR] Expendables 2


Sbrighiamoci che fa caldo. Per la recensione che smonta il film, leggete QUA. Per quella che lo salva, leggete QUA o QUA.

Ora, a che cacchio serve un'altra recensione se ve ne ho già linkate tre che dicono tutto quello che c'è da dire sul film? Perché c'è un aspetto del film che tutti citano e che invece, secondo me, è l'unica vera chiave di lettura possibile per in prodotto del genere. E la chiave è: se vi parlo di Tong Po che prende a calci una colonna di cemento, sapete di cosa sto parlando?


Se sì, Expendables 2 sarà un film da otto pieno, divertentissimo e che farà di tutto per soddisfarvi. Altrimenti, lasciate perdere. E' un film scritto male e girato peggio soprattutto nelle scene d'azione che, almeno sulla carta, dovevano essere il suo forte.

Perché Expendalbes 2 è un meme. Basa tutta la sua forza evocativa sul fatto che voi sappiate bene chi sia Tong Po e perché mai dovrebbe prendere a calci una colonna di cemento. Sapete che cosa vuol dire Yippie kay yay e perché la frase I'll be back è storia del cinema. E sapete anche perché se Chuck Norris arriva a metà film in una scena che pare scritta da un bambino di cinque anni con problemi di ritardo mentale e fa una battuta incomprensibile su un cobra reale voi ne riderete (e nel cinema in cui sono stato è SCATTATO L'APPLAUSO).


Questo è Expendables 2. E' un film scritto dagli sceneggiatori di Boris che manda a puttane ogni forma narrativa coerente, ha lo stesso sviluppo di un meme su internet e mi immagino che la stesura dello script sia più o meno andata così:
"Ok, li abbiamo portati qui, e poi?"
"E poi Stallone, Willis e Schwarzenegger sfondano una vetrata sparando tutti insieme!"
"Oh mio Dio... è bellissimo..."
"E poi?"
"E poi Bruce Willis sale su una Smart!"
"E poi?"
"E poi Arnold CI STRAPPA LO SPORTELLO!"
"E POI??"
"E POI BRUCE WILLIS SFONDA PURE IL SUO DI SPORTELLO CON UN CALCIO!"
"E POI???"
"E POI GUIDANO LA SMART SPARANDO A TUTTI INSIEME E FANNO BATTUTE E ARNOLD DICE YIPPIE KAY YAY"
"E POI????"
"E POI STALLONE INSEGUE VAN DAMME E FINISCONO SUBITO LE MUNIZIONI E VAN DAMME LO SFIDA E COMBATTONO"
"E POI?????"
"E VAN DAMME GLI FA IL CALCIO VOLANTE IN FACCIA A SLY!!!"
"E POI???????"
"E POI VAN DAMME GLIENE NE DA UN ALTRO!!!!!!!!!!!!"
"..."
"..."
"..."
"..."
"...due... due calci volanti in faccia a Stallone... è troppo... non ce la posso fare... è troppo..."

Expendables 2 è il primo prodotto generazionale (al livello di Twilight per quanto riguarda fan service spudorati) per trentenni che si sono fatti una dozzina di anni di arti marziali in palestra perché volevano prendere a tibbiate una colonna. Un prodotto di intrattenimento che presuppone, per la sua stessa comprensione e godimento, che voi sappiate chi siano gli attori, sappiate cosa significa vedere Arnold con un fucile a pompa in mano che ammazza cattivi generici e sappiate che cosa vuol dire il calcio volante in spaccata di Van Damme. E la cosa è così portata all'estremo che non c'è alcun modo per cui Expendables 2 possa reggere come prodotto "a sé". E' un prodotto che scava nella vostra mente e vi bombarda di messaggi subliminali facendovi piacere un film perché ve ne è piaciuto un altro in cui quell'attore venti anni fa faceva le stesse cose. O addirittura, vi fa piacere un film perché qualcuno ha raccontato barzellette su un altro vecchio atleta e le ha messe sulla rete. Non mi era mai capito un prodotto del genere perché normalmente anche i fan service più spudorati non presuppongono TANTO dallo spettatore. Si trova sempre una giustificazione per far togliere la maglietta a Jacob o perché l'eroina di manga X generico resti a tette di fuori.


In Expendables 2 no. La potenza evocativa di un certo tipo di cinema con cui siamo cresciuti è tale e la sua iconografia talmente unica che a fine proiezione siamo arrivati a contare non meno di una trentina di citazioni (oltre le più spudorate) e alcune neanche io so se sono realmente citazioni o il corto circuito mentale di un prodotto del genere che mi ha fatto ammucchiare roba su roba (ma la scena della testa nel sacco stava in Conan, vero?).

E se siete arrivati coraggiosamente qui giù ma ancora non avete capito la storia dei calci alla colonna (scena peraltro mai citata in Expendables... ma me l'aspetto nel 3 a 'sto punto), eccovela qua:

9.8.12

Lavori dell'estate - Digitale, i numeri


Questo post non è tanto su lavori in corso, quanto su come stanno andando i due progetti più interessanti a cui ho lavorato nel corso dell'anno, quelli su cui avevo scommesso di più a livello anche personale e che sto seguendo con più attenzione visto che si naviga a vista: Stuck e l'editoria digitale.

Due cose sono successe per l'editoria digitale. La prima che Harpun sta piano piano ingranando e la seconda è che qualcuno deve aver detto ad Amazon dove si poteva trovare La Scusa in digitale aggratise. Amazon ha infatti tagliato il prezzo del mio racconto a 0.00 € su Kindle e i download sono schizzati. A tutt'oggi, La Scusa viaggia intorno alle 21.000 copie scaricate tra iBook, Kindle e sito. I download giornalieri restano sul centinaio  mentre Harpun ha raggiunto i 5.000 download totali per i primi tre capitoli.

Stuck, dal canto suo, ha trovato casa anche su Koldcast, portale statunitense dedicato alle web series, e tra il nuovo host e youtube ha tranquillamente sfondato il mezzo milione di visualizzazioni. E mancano ancora 4 episodi alla fine della serie.

Lo ammetto, so' soddisfazioni!

Ora, più gioco a "l'artista digitale", più mi accorgo di quanto sia potente come mezzo di promozione. La mia domanda è, perché è così poco sfruttato dalle case editrici/di produzione italiane? Si continua a parlare di social network e di presenza in rete. Capisco che i "like" di facebook siano importanti, capisco che preparare un materiale e regalarlo possa sembrare un'eresia, ma le persone che mi hanno letto o hanno visto Stuck hanno usufruito di un prodotto e sono state interessate nel farlo. Non hanno subito uno spot, non hanno premuto "like" e via (tempo netto, 1 secondo) come spesso capita. Hanno preso un materiale e l'hanno conosciuto. Non hanno visto un link su Facebook, né letto una recensione su un blog. Hanno "usato" il prodotto in prima persona e l'hanno consigliato (se gli è piaciuto) o l'hanno bollato come schifezza (e le recensioni negative fanno parte del gioco).

Si tratterebbe di una nuova forma di marketing. io ti regalo tutto o in parte quello che vorrei tu comperassi, te lo fruisci e poi decidi se ti può piacere. Una sorta di kickstarter al contrario (e ovviamente solo pubblicitario). Certo, siamo in alto mare ma vorrei provarlo a sperimentare con il prossimo racconto che pubblicherò sul blog. Magari è una cavolata... ma tentare non costa nulla.

2.8.12

Lavori dell'estate - Il progetto supersegreto!



Questi qua sopra sono gli studi per una cosa che sto scrivendo proprio in questi giorni.
Sono studi approvati, per una sceneggiatura approvata, per una serie da edicola.

Ok, l'ho detto. Da edicola. Non posso dare ulteriori dettagli che ancora è troppo presto ma dico subito che non sarà un bonellide e andrà, in prima battuta, su rivista.
E la disegnerà tutta Fabrizio Galliccia, co-creatore con me della serie. Sono tipo dieci anni che volevamo raccontare qualcosa insieme e finalmente ci stiamo riuscendo.Si tratta di una serie "in corso", quindi le indicazioni dell'editore sono che per ora si va avanti finché dura (o meglio, finché non arriviamo a raccontare il finale che abbiamo in testa con Fabrizio, ma sarà comunque una roba lunga), la storia sarà di ambientazione fantascientifica (sì, lo so: "la fantascienza in Italia è un genere minore..." etc, etc... ma anche: "chi se ne frega").

Una fantascienza mesopotamica steampunk ma senza vapore e con tanta elettricità, valvole, fusibili e elio ionizzato e rivetti e scafandri-esoscheletri da combattimento che sparano scariche come le bobbine di Tesla e  lo scontro tra due mondi e il nostro eroe che salta di tetto in tetto e fa fuori lo scafandro con un solo colpo ben piazzato! Fuck yeah!

E' il progetto più a lunga gittata che abbia mai impostato. E per un mercato completamente nuovo. La cosa mi diverte da matti. E mi metta un po' d'ansia. Con stati alternati di ansia-divertimento-ansia-divertimento che mi movimentano l'estate.

Appena ho possibilità, posto altra roba.

PS: ingranditevi le immagini che meritano. I disegni sono ovviamente di Fabrizio, i colori della "irrintracciabile sul web" Sabrina Ariganello e de "l'autore genio del Professor Caspita e di mille altre cose bellissime" Lorenzo De Felici.

1.8.12

Lavori dell'estate - Harpun



Il bianco e nero che vedete qua sopra sono tavola 53 e 54 di Harpun.
Quindi sì, il seguito esiste.
Io l'ho scritto, Federico Rossi Edrighi lo sta disegnando e colorando, Fabrizio Spinelli ci sta dando un mano con la grafica e il lettering e GP Publishing ci aspetta per pubblicarlo (ci stiamo sbrigando! Davvero!).

La seconda parte della storia è stata tosta da buttare giù ma sono soddisfatto di come sia venuta, e inoltre Federico la sta talmente migliorando con i suoi disegni che ne sa uscendo una cosa di tutto rispetto. Per ora, è forse la cosa più personale che ho scritto a fumetti. Di conseguenza, anche quella in cui mi espongo di più.  Harpun è sempre stato recensito positivamente e con uno zoccolo duro di lettori entusiasti. Speriamo di non deluderli che quando i lettori entusiasti si incazzano sono dolori...

Ora, due appunti. Harpun su iBook store ha da poco sfondato i 4000 download. Recensioni entusiaste e tanta pubblicità presso un pubblico che non ci avrebbe mai letto sul blog. Ringraziamo anche la Rizzoli Lizard che con il Corto Maltese di Pratt ha fatto scoprire a un sacco di gente che sull'iBook Store c'erano i fumetti. Harpun è tra le prime dieci pubblicazioni in classifica nei "Comics e Narrativa a Fumetti" con tutti e tre i capitoli ed effettivamente, il giorno dell'uscita della giovinezza di Corto, qualcuno incuriosito si è fatto un giro tra le offerte gratis e ci ha conosciuto.

Altro appunto, per chi segue questo blog soprattutto per la narrativa, dalle parti di Harpun siamo ormai arrivati al sesto racconto del Diario dei Mostrincubi di Rebecca. Fateci un salto e ditemi che ne pensate (oppure aspettate settembre, che lo stampiamo sia sul volume che lo rileghiamo e lo distribuiamo gratis, as usual).

31.7.12

Lavori dell'estate - Donran


Quella qua sopra è la splendida copertina disegnata da Yoshiko Watanabe e colorata da Paolo Maddaleni per DONRAN (clickateci sopra per vederla grande, fidatevi!). E' un work in progress quindi probabilmente verrà migliorata e manca ancora tutta la grafica ma era troppo bella per tenerla nel cassetto.

Donran è il secondo capitolo di una "Trilogia degli Spiriti" che Yoshiko ha iniziato con Sute e che verrà pubblicata da GP Publishing. In realtà, Sute era il primo lavoro in cui Yoshiko curava anche la sceneggiatura (e io facevo la mia parte come story editor) ma andando avanti e sviluppando quella che è una trilogia tematica sui Kami giapponesi, il lavoro è diventato decisamente più pesante e per questo secondo volume sono tornato a scrivere i testi, mentre il soggetto è in egual misura mio e di Yoshiko.

Donran è un libro complicato, parte come una favola e scivola piano piano nell'horror. Gli spiriti non sono più l'aspetto positivo della natura vista in Sute. In Donran, sono in opposizione agli uomini e cercano di arginarli mentre gli uomini diventano sempre più aggressivi.  La storia è ambientata sul finire del periodo Asuka, quando il Giappone vide per la prima volta l'introduzione del denaro. La prima moneta si chiamava Wadōkaichin e fu un evento in una cultura animistica come quella giapponese. Il modo in cui il denaro (ma più che altro l'avidità in generale) possa corrompere l'animo di un uomo e come questa corruzione può espandersi a chi gli sta intorno è la tematica principale del libro. Gli Spiriti si opporranno a questa trasformazione ma nuovi Kami nasceranno dall'animo corrotto degli uomini.

Non è stata una storia facile da scrivere. E' stata avida, proprio come i personaggi che racconta, si è presa più spazio e spesso ci ha messo in difficoltà. Ci sono scene anche molto pesanti e a volte ci siamo posti la domanda se censurarli o meno. Poi con Yoshiko abbiamo sempre deciso di mostrare tutto cercando di ricreare l'atmosfera di certi horror giapponesi in cui gli spiriti sono mostruosi ma ancora di più lo sono gli uomini.

Mancano poche tavole a chiudere i definitivi, poi si inizia con la parte di revisione e a settembre il libro sarà a Romics. Appena abbiamo qualche tavola definitiva la posto. Tanto Yoshiko ha messo il turbo, il che vuol dire che mi aspetta un agosto a ritmi giappponesi...

12.6.12

Domande per Harpun!

Copio & incollo dal blog di Harpun (e voi rispondete pure dove più vi aggrada, o di qua o di là):


Quello di ieri è stato l'ultimo aggiornamento a fumetti di Harpun su questo blog.


Sì, abbiamo detto ultimo aggiornamento a FUMETTI.
Perché poi ci sarà il capitolo raccolto in PDF, e poi una novità che ci terrà impegnati fino ad ottobre e all'uscita del libro di carta per GP. E forse più di una novità ma mai vendere i tentacoli dell'incubo prima di averlo arpionato, tanto vi aggiorneremo mano mano e non c'è bisogno di parlarne adesso.


Ora, e il motivo vero di questo post, è che abbiamo bisogno di voi per i contenuti speciali del terzo capitolo! Perché non ci sembra giusto che lavoriamo sempre e solo noi!


Per questo motivo, vi chiediamo di farci domande.
Promettiamo di rispondere a tutte.
O almeno, a tutte quelle in cui non ci insultate.
Le raccoglieremo sul blog, sul profilo Facebook e su quello G+ di Harpun, oltre che sui blog di Giovanni e Federico.


Quindi, non siate timidi e dateci una mano a fare questi bendetti contenuti speciali! Chiedeteci tutto, ma proprio tutto e noi vi risponderemo sul PDF del terzo capitolo.


Ah, avete tempo da oggi fino a venerdì, che poi dobbiamo impaginare tutto per l'aggiornamento della prossima settimana.


Allora, che volevate sapere?

29.5.12

Editoria Digitale: 11.784 grazie!


Sono passati 4 mesi da quando ho iniziato ad occuparmi di Editoria Digitale in prima persona ed è ora di tirare un po' le somme. La pubblicazione di un po' di cifre è importante per chiudere il discorso iniziato con La Scusa, proseguito con Harpun e con i post dedicati al self-publishing.
E poi mi dà l'occasione di ringraziare tutti quelli che mi hanno dato credito e hanno deciso di leggere le mie cose, che male non fa!

Quindi, faccio il punto della situazione con tanto di numeri, moltiplicazioni e divisioni comprese.

Iniziamo con La Scusa. Il racconto è on-line sull'iTunes Store dal primo febbraio.
Dal 01/02 al 27/05 è stata scaricato 10.747 volte per una media di 117 giorni / 10.747 = circa 92 copie al giorno. Vanno poi aggiunti i 1101 download del sito, le 5 copie gratuite scaricate da Amazon.com e le 11 copie acquistate da Amazon.it.
A queste 11 persone, che hanno deciso di offrirmi un (mezzo) caffè comprando il racconto anche se c'è scritto grosso come una casa dove si può trovare gratuitamente, va il mio più sentito ringraziamento.
E a chi mi ha scritto in privato dicendo che l'aveva letto gratis e poi gli era talmente piaciuto da volerlo comprare, mi prostro sotto i vostri piedi. E vi potete muovere (cit.)!

Passiamo al fumetto.
Harpun I è on-line sull'iTunes Store dal cinque aprile. Dal 05/04 al 27/05 è stato scaricato 730 volte per una media di 52 giorni / 730 = circa 13 copie al giorno. A questi vanno aggiunti i download dal sito che sono 588.
Harpun II è on-line dal ventisei di aprile. Dal 26/04 al 27/05 è stato scaricato 307 volte per una media di 31 giorni / 307 = circa 10 copie al giorno. A queste vanno aggiunte le 218 copie scaricate dal sito.

E' un successo? Sinceramente, non saprei. Personalmente, ritengo proprio di sì. Ho ricevuto un sacco di recensioni per questi lavori, molte di più che durante la pubblicazione sul blog, e sono state fondamentali per capire cosa migliorare e in che modo. E a proposito, alle recensioni positive, grazie di cuore. A quelle negative, alcune mi hanno fatto davvero pensare. Grazie lo stesso per aver speso il vostro tempo a leggere il racconto. Spero con il prossimo di riuscire a convincervi a mettere qualche stella in più.

Tre ultime piccole considerazioni che possono essere interessanti.

Questi numeri non sono assolutamente esaustivi e non possono certo essere usati come punto di riferimento. Troppo limitato lo store e il device per leggere di riferimento, troppo legate al blog le cifre di Harpun (le visite giornaliere non le ho proprio considerate calcolando che si tratta di tutt'altro tipo di fruizione), e troppo pochi i prodotti per generare dati esaustivi (si tratta pur sempre di un solo racconto e di un fumetto diviso in due capitoli).

Poi, per un po' sono stato preoccupato per lo stacco di copie giornaliere tra La Scusa e Harpun. Al netto che un prodotto può piacere di più o di meno rispetto ad un altro, e i due sono addirittura confezionati in differenti linguaggi, un dieci per cento circa mi sembrava comunque una cifra quantomeno strana. Poi ho letto QUESTO sulle abitudini di lettura degli italiani. E se l'Istat dice il vero, la mia media di download narrativa scritta vs narrativa disegnata è molto più alta della media nazionale che è del 0,6 per cento.

E infine, quella più veniale. Ma se tutti quelli che se li sono scaricati avessero pagato La Scusa e Harpun il minimo sindacale possibile, quanto avrei guadagnato?
Mi rendo conto che è un discorso irrealistico, non avrei avuto diecimila e passa download se fosse stato a pagamento, ma le cifre fanno ugualmente pensare. Parlando de La Scusa, 10.747 copie per 0.693 = 7447,671 €. 1862 euro al mese per 4 mesi.
Pubblicare on-line non è facile, soprattutto in autoproduzione. Il mercato è molto confusionario, farsi notare difficilissimo, farsi pagare pure. Amazon e Apple hanno politiche semplici ma non proprio immediate per quanto riguarda pubblicazione e retribuzione. Ma le cose si stanno facendo decisamente interessanti. Vorrei provare a breve con un nuovo romanzo, più corposo e con un prezzo molto basso, magari su kindle per sfruttare le loro offerte legate al programma di self-publishing. Ma se ne riparla a settembre che prima ci sono Donran e Harpun da fare. Non mollerò però l'editoria digitale, quindi aspettatevi altri approfondimenti sull'argomento da queste parti.

Detto questo, grazie ancora. Diecimila volte grazie per avermi letto fin qui!

17.5.12

Stuck - episodio II & III

Ehi, non è che non li avete ancora visti... vero?!

Comincia a ingranare la serie, cominciamo a vedere cosa vuole chi, chi tiene a cosa e chi ha problemi con chi.
E fatemi sapere se preferite di più il secondo e il terzo che ho una mia teoria da verificare.



3.5.12

Due mesi prima della fine del mondo


A Romics 2012, un paio di mesi prima della fine del mondo, assisterete alla mia di fine allo stand GP Publishing.

Perché tutti i post in cui dicevo che c'avevo da lavorare, gli aggiornamenti su Twitter e Facebook in cui mettevo link a gruppi sconosciuti su bandcamp affermando che stavo scrivendo... erano veri! Non stavo giocando a Skyrim! (ditelo alla mia donna, che poi non ci crede e mi dice che sto sempre con 'sti giochetti... vedi, tesoro? Quelle 150 ore di gioco su Skyrim sono solo un errore di conteggio di Steam! Te l'avevo detto, no?)

Ma torniamo sul pezzo. Romics e Lucca Comics & Games saranno due fiere in cui troverete non uno ma ben due libri col mio nome sopra. E tutti e due editi da GP.

Ora, questa cosa mi diverte moltissimo e mi mette addosso anche un po' di ansia. Da una parte perché un editore come GP che decide di investire così tanto sul sottoscritto non può che farmi piacere (e l'ansia di cui sopra deriva da qua), dall'altra perché i due libri che troverete col mio nome sopra non c'entrano davvero niente l'uno con l'altro!


Il primo è Donran. Libro su  cui torno ad occuparmi dei testi mentre Yoshiko Watanabe pensa ai disegni. E' il seguito ideale di Sute, anche se qui le cose si fanno più serie. E' una storia sull'introduzione del denaro nel Giappone del periodo Asuka e di come l'animo umano sia facilmente corruttibile. E' un horror (anche se i disegni di Yoshiko aiutano a stemperare un po' la cosa creando un ibrido che personalmente adoro) ed è stata una storia davvero difficile da scrivere perché, per quanto io sia uno abbastanza preciso che si calcola i tempi e lavora spesso di scaletta prima di sceneggiare, il personaggio principale di questa storia ha fatto davvero come gli pare. Era ossessionato lui dal denaro e alla fine sono rimasto ossessionato io da lui. 


Quando ho scritto la parola Fine in calce alla sceneggiatura è stata una sensazione strana. Come se in realtà non fosse finita per niente... ma di questo parliamo poi. Vorrei accompagnare l'uscita del libro con qualche post di anticipazione e di dietro le quinte e ci sarà spazio per raccontare come e perché Donran è un fumetto davvero, davvero particolare. 


Il secondo è Harpun. Anni luce da Donran, sia per stile narrativo che impostazione generale del progetto, presentare Harpun mi sembra un po' inutile visto che ve lo potete leggere QUI.
Dopo averlo pubblicato sul blog, diventa di carta. E' una soddisfazione immensa. Davvero, per il lavoro che c'è dietro, per le splendide tavole di Federico, per il fumetto in sè, per la storia che racconta, per il modo in cui si è fatto strada nel caotico mondo del web, ancorarlo in un volume mi rende felice assai. 
Ovviamente, non ci fermiamo mica qui.

Harpun arriverà alla sua conclusione naturale sul blog. Poi ci sarà il volume che raccoglierà tutte le tavole apparse sul blog ma ci sarà anche altro. Molto altro. E non parlo di speciali. Parlo di pagine di fumetto. Cosa sia questo altro, perché abbiamo deciso di realizzarlo, lo sguardo che GP ci ha lanciato quando gli avevamo detto che di Harpun avevamo "solo" una cinquantina di tavole e di come al solito ci siamo fregati con le nostre mani, sarà argomento di un prossimo post sul blog di Harpun dove cercherò di raccontarvi come si passa dal web alla carta, che cosa cambia e cosa resta uguale per questo progetto che da una piccola cosa fatta essenzialmente per divertirci si è trasformato in un lavoro che ci sta dando tantissime soddisfazioni.

In realtà, ci sarebbe anche un terzo libro supersegreto ma di quello parlerò più in là se la cosa dovesse andare in porto. 
Ah! E ovviamente c'è la grandissima serie di Giacomo Bevilacqua, Metamorphosis, per cui ho fatto lo story editor e Giacomo sarà anche nostro vicino di banco allo stand GP con la nuova edizione di A Panda Piace!

Insomma, se sarete a Roma o a Lucca e passarete a fare anche solo un saluto allo stand GP, quello morto sotto il poster di Billy Bat sarò io.

24.4.12

Intervista arpionata


Orgoglio Nerd intervista me e Federico per Harpun. Federico prova a fare il simpatico ma è ovvio che non può reggere il confronto con il sottoscritto.

Trovate tutto QUA.

10.4.12

Editoria Digitale: Harpun


Per prima cosa, forse è il caso che diate una letta QUA ai post precedenti sull'editoria digitale.

Ora, se avete recuperato adesso o seguito il blog su questa cosa dell'ePublishing dall'inizio, saprete anche che l'ultima cosa che mi mancava di fare era una prova con la pubblicazione di un fumetto. La scelta del device su cui pubblicare era pressoché obbligata visto che Harpun è un fumetto a colori, e quindi mi sono rimboccato le maniche e ho provato a capirci qualcosa.

Il problema maggiore è stata la programmazione del file da spedire ad Apple. Lo standard dell'ePub 3.0 è davvero giovane e non esiste ancora nessun programma che automatizza la creazione del pacchetto di dati e metadati che dovete spedire alla Mela per la valutazione.

Il materiale da cui sono partito è il PDF di Harpun (che potete scaricare da QUA). L'ho trasformato in jpeg e da lì sono iniziati i veri problemi.


Innanzitutto, Apple impone un limite massimo per una singola immagine all'interno di un file ePub che è di 2 milioni di pixel. Quindi, dovete ridimensionare le vostre pagine per rientrare in questa specifica (non è niente di troppo complicato, sia chiaro. Basta moltiplicare altezza per larghezza in pixel dell'immagine e stare sotto i 2.000.000).
Da qui, dovete inserire le vostre immagini nel pacchetto ePub e dirgli che ogni pagina corrisponde ad un'immagine.
Per farlo, ho usato Sigil. E' un programma per impaginare il vostro file ePub che ha la particolarità di permettervi di editare direttamente il codice xml del documento.
Importate tutte le immagini, ho creato le varie pagine in cui ho inserito poi la jpg corrispondente. Sigil si occupa di generare l'xml e il pacchetto di immagini nel file ePub (che per capirci è come se fosse uno zip con tutte le vostre informazioni, immagini e pagine).

Ora, per bloccare il layout di un file ePub, dovete inserire un pezzo di codice aggiuntivo. Io di xml non so nulla e infatti per capirci qualcosa ho cercato sulla rete "ePub fixed layout".
Google, il santo patrono delle ricerche su internet, mi ha dato la soluzione attraverso dei tutorial in inglese su come realizzare un ePub con pagine fisse. In pratica si tratta di copiare e incollare il codice xml direttamente all'interno del vostro file con Sigil.

Fatto questo, dovete ancora aggiornare il file css (stessa cosa, copiare e incollare dentro Sigil) e in teoria, salvato il file ePub, lo potete spedire ad Apple con iTunes producer. Ma non è detto che Apple ve l'accetterà. A me è successo che l'ha rifiutato un paio di volte perché  il codice xml presentava degli errori. Ora, già è difficile barcamenarsi tra tutte le guide on-line per uno che di programmazione non ne sa nulla, figuriamoci con i messaggi di errore di Apple...

Comunque sia, invece di cedere allo sconforto, mi sono messo a cercare altri file ePub dal layout bloccato. Se ne trovano in rete disponibili per il download gratuito. Aprite uno di questi file con Sigil e confrontatelo col vostro. Non è poi così difficile da fare e vi permetterà di vedere se il vostro codice ha problemi (nel mio caso si trattava di un errore nel file css). Quindi, se Apple vi rifiuta un file con un messaggio di errore, cercate di capire in che riga del codice il vostro file è difettoso. Confrontatelo con il file che avete scaricato e anche qui, se trovate qualche discrepanza, provate a risistemare il codice. Nella maggior parte dei casa basterà addirittura copiare e incollare dal file "buono" al vostro file difettoso qualche stringa di codice per evitare errori di sintassi.


Per quanto sia alla fine una cosa abbastanza semplice, pubblicare sui device della mela il mio primo fumetto è stata comunque un'operazione che mi ha portato via più di quattro giorni tra tentavi ed errori, prima di riuscire a capire come formattare il tutto. Pubblicare racconti è immensamente più facile.

Alla fine, però, Harpun è riuscito a sbarcare dalle parti di Apple. Si vede decisamente bene e l'animazione per voltare pagina che simula la carta sugli schermi touch è una vera figata.

Non vorrei dire un'inesattezza, ma penso proprio che Harpun sia il primo fumetto auto-prodotto italiano a sbarcare sull'iTunes store. Adesso bisogna vedere come va sulla lunga distanza in numero di download e se riesce a scalare la classifica dei libri gratuiti. Considerato quanto ci vuole a preparare l'ePub per la pubblicazione, devo decidere se mi conviene continuare dopo aver mandato on-line i primi tre capitoli. Quindi scaricate e fate girare se volete leggervelo sull'iPad/iPhone!

30.3.12

Stuck - story editing alla prima puntata (parte 3)

Per prima cosa, vedetevi questi due video se non l'avete già fatto:





E poi leggete QUA e QUA.
Fatto? Bene, andiamo a concludere.

Dopo aver psicanalizzato la storia e l'autore a furia di domande, dopo aver passato la sceneggiatura al vaglio della struttura soggiacente e aver rinforzato le fondamenta, dobbiamo andare a sistemarla nel suo livello più a galla, il contenuto. Perché se la struttura sono le fondamenta, il contenuto è quello che vediamo e abitiamo e tra una villetta bifamiliare e un grattacielo una certa differenza c'è.

Questa parte è quella di solito più rognosa, perché a volte tocca riscrivere pezzi di storia, a volte tocca buttarne, a volte bisogna rivedere il tono di tutto il racconto. Ovviamente, ogni cosa che modifica il contenuto modifica la struttura, quindi i due piani sono strettamente interrelati ed è un continuo passare dall'uno all'altro. Il contenuto è anche dove si può arrivare a una discussione più facilmente, perché c'è di mezzo il gusto personale. Per questo, cerco sempre di essere molto distaccato, di non proporre soluzioni che "piacciono" a me ma di restare sempre concentrato su "quello che serve" alla storia. Poi, se ci scappa una buona idea ben venga ma il mio compito è di sistemare, non di stravolgere o di riscrivere di mia spontanea volontà. Il gusto dell'autore è fondamentale per giudicare se la soluzione al problema è quella "giusta".

Ok, stop. Queste erano le basi. Adesso, finalmente, affrontiamo Stuck

Quando sono salito a bordo, la prima puntata di Stuck era già stata scritta da Ivan. Era un'ottima puntata, presentava alla grande i personaggi e reggeva bene il ritmo per la lunghezza dell'episodio che Ivan si era prefissato. Non posso parlare delle cose che abbiamo cambiato nel primo episodio che hanno ripercussioni nelle puntate successive, non voglio rovinarvi niente della storia, ma c'è una cosa che abbiamo fatto qui che è perfetta per raccontare il lavoro di story editing.

All'inizio, il personaggio di Lisa, la ragazza al ristorante, non c'era. La sceneggiatura raccontava su per giù le stesse cose con lo stesso svolgimento ma non uscivamo mai dallo studio di David.
Primo problema per me.
Non uscivamo mai dalla situazione David-Emma. Era un ottimo attacco, ma per una prima puntata ci serviva qualcosa di più. Se vediamo la struttura della puntata solo dal punto di vista David-Emma lo sviluppo è abbastanza lineare. David è un personaggio monolitico e chi veramente porta avanti la trama è Emma. E' a lei che succedono tutti i casini. Quindi, il nostro personaggio principale era un ottimo personaggio ma non aveva modo di brillare. La struttura glielo impediva. Dovevamo uscire dallo studio di David, dovevamo fargli fare qualche altra cosa, metterlo in una situazione che ci permettesse di conoscerlo, dovevamo rompere la struttura lineare della puntata creando un "a parte" che ci permettesse di scoprire David.

Con Ivan ci siamo chiusi in una stanza e ci siamo domandati cosa potesse aiutarci a "liberare" David Rea da una struttura che lo imprigionava. La prima idea che ci è venuta è quella ovviamente di mettergli di fronte una donna, ma una donna che non fosse Emma né Ramona, una donna che lo conoscesse e che in qualche modo fosse al suo livello. Ecco così il personaggio di Lisa, splendidamente interpretata da Gaia Scodellaro.


Lisa, una donna che conosce David. Una donna che... va a cena con David! Sesso e cibo, un rapporto intimo ma non troppo, loro due al tavolo che parlano alla pari. Lisa che lo guarda e gli dice che sa cosa vuol dire quello sguardo negli occhi di David!
BAM!
Avevamo la struttura e il contenuto, in un'unica soluzione avevamo movimentato la struttura lineare della prima puntata facendo "uscire" David dallo studio, creando una sorta di controcanto a quello che raccontavamo e soprattutto aumentando, grazie a Lisa, le sfaccettature del David personaggio, che lo spettatore avrebbe sennò conosciuto solo nel secondo episodio.

Provate a rivedere la prima puntata saltando i pezzi con Lisa e vi accorgerete di cosa parlo quando dico che la struttura era univoca, e poi provate a guardare la puntata saltando tutto tranne i pezzi con Lisa. David sembra due personaggi completamente differenti, e in entrambi i casi non abbiamo uno svolgimento organico della vicenda, manca sempre qualcosa.
Poi provate a guardarla tutta insieme. Vedrete perché con Ivan abbiamo scelto di staccare su David e Lisa a pranzo in momenti ben precisi, come queste scelte movimentano la puntata e arrivati alla fine, si spera, vorrete saperne di più di David, Lisa, Emma e Ramona.

Se questo è successo, il lavoro di story editing è andato a buon fine.
Ivan ed io non abbiamo litigato.
E il nome nei titoli di coda me lo sono meritato.

PS: mi raccomando, iscrivetevi al canale youtube di Stuck per non perdere le prossime puntate!

29.3.12

Stuck - story editing alla prima puntata (parte 2)

Per prima cosa, vedetevi questi due video se non l'avete già fatto:





E poi leggete QUA.
Fatto? Bene, proseguiamo.

Si diceva litigare in fase di story editing. Non succede quasi mai, tranquilli, ma il rischio c'è sempre perché fare lo story editor per un progetto che non è il tuo può essere antipatico. E' come se qualcuno mi chiamasse per fargli le pulizie di casa e io pretendessi anche di spostare tutte le sue cose e di dare giudizi inopportuni sui peluche che gli ha regalato la sua ragazza. Quindi, è cosa buona e giusta non litigare.

Il mio ruolo è quello di migliorare il progetto, spingerlo oltre i limiti che, inconsciamente, l'autore ha posto e soprattutto evitare che presenti buchi o imprecisioni. E se proprio bisogna discutere, meglio che l'autore lo faccia con me che con il pubblico. Quindi, chiarito questo primo fondamentale passaggio, mi leggo o mi faccio raccontare quello che l'autore ha in mente.
E soprattutto, faccio domande.

Il mio lavoro è essenzialmente fare domande. A volte stupide, a volte più intelligenti, ma comunque sia è mettere sotto torchio sia la sceneggiatura che lo sceneggiatore. Perché ogni autore (io stesso quando firmo le mie storie) ha un punto cieco. Qualcosa che non riesce a vedere, qualcosa che sicuramente si annida tra le pagine di un copione e manderà in vacca un lavoro altrimenti ben fatto. La prima parte del mio lavoro è proprio andare a scoprire quel punto cieco, illuminarlo, capire perché è lì e risolverlo.


Per capirlo, come ho già detto, faccio domande, Leggo, discuto, cerco di intuire perché l'autore che mi ha chiesto aiuto ha fatto una scelta piuttosto che un'altra. Queste scelte, queste strade che la storia imbocca sono fondamentali indicazioni del pensiero dell'autore. Anche quando una scelta è fatta in modo inconscio, c'è sempe una motivazione sotto. In pratica, è un po' come psicanalizzare l'autore e la storia. Una volta che mi sono fatto un'idea di cosa l'autore voleva raccontare e perché l'ha raccontata in quel modo, bisogna risolvere gli eventuali problemi che la storia presenta, rafforzarla dov'è debole, esaltarla se ce n'è la possibilità, nascondere la polvere sotto il tappeto se proprio non si può fare di meglio.

Per farlo, bisogna innanzitutto lavorare su due piani, quello della struttura e quello del contenuto.

La struttura è probabilmente più difficile da capire. Gli autori italiani sono un po' refrattari alla struttura, ne conosco pochissimi che siano addentro a certi meccanismi (e ci può anche stare, la fissa per la struttura è tipicamente americana), ma quando stai facendo le pulizie in casa d'altri sapere che il marmo lo squagli  se usi l'acido è fondamentale per non fare danni. Conoscere bene la struttura narrativa, ovvero quei meccanismi che sostengono una storia e non la fanno sembrare un balbettio sconclusionato, è essenziale per migliorare le fondamenta della storia stessa.

Piccolo inciso, dove si imparano queste fondamenta? Studiando. Esistono libri e libri sulla struttura in tre atti, sullo strutturalismo e sul perché l'uomo racconta in un modo piuttosto che in un altro e perché racconta proprio certe cose.
E no, non è roba moderna o la classica americanata, visto che il primo trattato su certi argomenti è questo.

Quindi studiate e poi mettetevi con il vostro film preferito davanti e cominciate a controllare QUANDO succedono le cose. Quando il protagonista incontra l'antagonista, quando il mostro appare per la prima volta sullo schermo, quanto tempo passa dall'inizio del film prima che i due si bacino e così via.

Scoprirete un modo tutto nuovo di guardare al film perché una storia può essere ambientata in un qualsiasi spazio, in un'altra galassia o nel giardino dietro casa, e in qualsiasi tempo, può raccontare il tempo reale del protagonista o l'intera storia dell'umanità, ma è sempre e comunque costretta da un tempo oggettivo che la limita, il tempo di proiezione. La durata stessa del film, insomma. E cosa avviene in quel tempo, ma soprattutto quando avviene, è fondamentale per capire come raccontare la vostra storia. O nel caso dello story editor, la storia di qualcun'altro che state cercando di migliorare.

Del contenuto, parliamo domani.

28.3.12

Stuck - story editing alla prima puntata (parte 1)

Per prima cosa, vedetevi questo prologo:



E poi questo primo episodio:



Fatto? Bene. Andiamo ad incominciare.

Stuck è una web serie che quel geniaccio di Ivan Silvestrini ha deciso di ideare, scrivere, dirigere e co-produrre tutto da solo. Ha un cast di attori veramente validi, con un Riccardo Sardonè in splendida forma, è girato direttamente in inglese (ma tranquilli, basta premere su cc e youtube vi fornirà i sottotitoli) ed è un prodotto decisamente sopra le righe per il panorama di produzione web italiota (sopra le righe = figata pazzesca).

E sì, c'è anche il mio nome tra i titoli di coda, preceduto dall'attributo "story editor".
Che non è "sceneggiatore", non ho scritto io Stuck, la sceneggiatura è tutta farina del sacco di Ivan. Ma allora, che cacchio fa uno story editor?

Secondo wikipedia: "lo story editor ha molte responsabilità, tra cui [...] sviluppare le storie con gli scrittori e assicurarsi che quelle sceneggiature siano adatte alla produzione. Lo story editor lavora affianco allo sceneggiatore per ogni stesura della propria storia, e dà allo scrittore giudizi sulla qualità del proprio lavoro, suggerisce miglioramenti e si assicura anche che la continuity dello show sia rispettata, fino ad arrivare a controllare anche che la sceneggiatura rientri nella durata stabilita per la puntata".


In pratica, è un editor che controlla il lavoro dello sceneggiatore, corregge dove serve, taglia per rispettare budget e tempi e, in poche parole, fa in modo che la sceneggiatura fili, non abbia buchi di trama, che tutti i personaggi siano in linea con la propria psicologia e che lo script sia girabile senza intoppi.

E' un lavoro fondamentale nelle produzioni seriali, è un lavoro dietro le quinte anche molto impegnativo ed è il lavoro che ho fatto per Stuck, per Sute di Yoshiko Watanabe e per Metamorphosis di Giacomo Bevilacqua (gli ultimi due sono fumetti in cui appaio nei credits per la stessa mansione). Rispetto alla definizione di wikipeda o a al lavoro svolto, per esempio, da Francesco Artibani per la serie delle Winx (per la cronaca, Francesco è il miglior story editor italiano in circolazione per un certo tipo di prodotti, se vi capita date un'occhiata alle cose col suo nome sopra, tipo Monster Allergy), il mio approccio allo story editing cambia  leggermente.

Di solito il mio coinvolgimento avviene in una prima fase del progetto, a volte su un progetto che non è seriale (ma non è il caso di Stuck), e di solito quando un autore sta per iniziare il proprio lavoro e vuole qualcuno con cui litigare.

Ma di questo parliamo domani.

27.3.12

Harpun - fine secondo capitolo


E anche il secondo è andato!

Per tutti voi pigri per cui due tavole a settimana sono troppo poche, abbiamo rilegato il secondo capitolo in PDF e  lo potete scaricare da QUA.

Un grazie grosso come una casa a Mauro che mi ha dato una mano a sistemare gli speciali. Toccano degli argomenti piuttosto intimi e, in un certo qual modo, anche dolorosi per Federico e me... Ma questo e altro per il nostro pubblico!

Altra piccola nota, stiamo sistemando le scartoffie ma ci saranno presto nuovi, emozionanti annunci per Harpun. Voi fate i bravi e continuate a seguirci ogni lunedì, mi raccomando.

20.3.12

Big in Japan


Ritorno a postare da queste parti, che a forza di stare appresso ad Harpun uno poi si scorda di avere pure un blog suo, e lo faccio perché ho consegnato la sceneggiatura del prossimo libro con Yoshiko Watanabe.

Essì, me ne torno in Giappone, almeno figurativamente parlando. Lavorare con Yoshiko è una di quelle cose che ti forgiano il carattere. Con tutta l'esperienza che ha, mi ritrovo sempre a imparare qualcosa di nuovo (tipo che DUE tavole definitive al giorno è essere pigri, CINQUE una media accettabile e OTTO è solo il tuo lavoro... e ricordati sempre che c'era ISHInoMORI).

A proposito di Yoshiko e del suo metodo di lavoro, domani sarà sopite di Riccardo Corbò al TG3 WEB per una video-chat. Io non ci sarò e non mi prendo nessuna responsabilità delle dichiarazioni di quei due soggetti che Riccardo me le ha già promesse. Saranno on-line alle 15 a QUESTO INDIRIZZO.


Se tutto va bene, il volume sarà pronto in quel di Lucca. Quando avrò un po' più di dettagli ne riparliamo. Anche perché non è la sola novità legata all'oriente e a Lucca (e non necessariamente in quest'ordine) che si profila all'orizzonte. Ma ne parliamo poi.


13.2.12

Editoria Digitale: conclusioni in ordine sparso

QUA il primo post, QUA il secondo e QUA il terzo sull'editoria digitale.

Provo a tirare un po' le fila del discorso ma vi prego di prendere quello che scrivo con il beneficio d'inventario, è ancora troppo presto per avere tutto chiaro e definito.

L'idea che mi sono fatto da questo esperimento è che nessuno dei due store può "vivere" da solo. Ovvero, l'unico modo per capitalizzare un prodotto digitale è quello di spammarlo ovunque e supportarlo con una forte operazione sulla rete stessa. Per farvi capire, il "modello di promozione" di Makkox, di Zerocalcare o di Davide La Rosa mi sembrano i migliori (ma è solo per fare tre nomi, che oltretutto fanno tutti e tre umoristico e hanno sfruttato la loro popolarità web con delle produzioni cartacee e non con edizioni digitali). Quel modello presuppone che l'autore dia qualcosa via gratis prima di capitalizzare. E' uno sforzo enorme. Nel mio piccolo, credo che mi ci vorranno almeno altri tre, quattro racconti pubblicati sul blog e sugli store prima di poter provare a vendere qualcosa. Senza calcolare poi Harpun, ma del fumetto parliamo dopo.

Quindi, guadagnare dalla vendita digitale di un contenuto è certamente possibile ma è solo un punto di arrivo, non certo di partenza. 

Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, a mio parere lo store migliore rimane quello di Amazon. Va su più piattaforme, iBook è legato ai dispositivi Apple mentre Kindle è un lettore ma anche un'applicazione che gira virtualmente su ogni macchina, dall'iPhone al PC. Ha più pubblico (stime americane dicono che abbia il 70 % del mercato), è più focalizzato ed è più organizzato. Il fatto è che, una volta che si è fatto lo sforzo di preparare il materiale per Amazon, non ha il benché minimo senso relegarlo solo su una piattaforma. Lo store di Apple è in crescita e potrebbe essere uno sbocco interessante. Mentre Apple soffre di limitazioni più tecniche, Kindle ha il problema inverso. Pubblicare è facile ma chi si comprerebbe un racconto autoprodotto a 0.89 € quando a 0.99 può trovare Benni o Saviano? Le fasce di prezzo sono troppo, troppo schiacciate ed è difficile riuscire a farsi notare in uno store che ha più di duemila titoli. Almeno, questo è per i libri.

Ritengo invece iBook il posto migliore dove pubblicare fumetti. Il Kindle reader è in scala di grigio (ma ammetto di non aver ancora visto dal vivo un Fire) e la stessa Amazon si è da pochissimo convertita agli ePub con il layout bloccato, che sono fondamentali per poter impaginare un fumetto. Apple sembra già più avanti con un dispositivo, l'iPad, che sembra davvero fatto apposta. Il problema è che ancora tutto nelle primissime fasi (a meno che voi non vogliate programmarvi la vostra app e vendere attraverso quella, cosa ormai comune ma che esula dalle competenze di un autore autoprodotto). Le specifiche tecniche dell'ePub 3.0 consentono la creazione di file con il layout bloccato ma da qua a farlo ce ne passa. Ho provato a impaginare Harpun e mi ci sono voluti almeno tre software e un po' di conoscenza di HTML, oltre a una decine di guide on-line da incrociare e confrontare perché proprio non mi stava riuscendo. Ci ho messo un sei-sette ore e adesso il file è leggibile. In teoria, dovrei impaginare tutto il fumetto, poi controllare bene che sia in linea con le specifiche Apple e mandarla alla stessa per vedere di pubblicarlo. Niente di insormontabile ma è un lavoro è decisamente più lungo. Penso proprio che mi ci metterò nei prossimi giorni e magari l'uscita sull'iBook store me la tengo come promozione per qualcos'altro legato al fumetto.

L'ultima considerazione che mi viene in mente è di carattere più generale. Gli store permettono di pubblicare in tutto il mondo contemporaneamente lo stesso contenuto. Inoltre, hanno dei costi di distribuzione del 30 % nella migliore delle ipotesi. Il fatto è che fra un po', più che agli autori, convengono agli editori. Faccio un'ipotesi assurda, riconoscendo ad un autore il 30, tenendo il 40 per sè e dando il 30 alla distribuzione, un editore potrebbe cominciare a gestire un catalogo digitale mondiale. Certo, ci sarebbero mille problemi, ci sarebbero i costi delle traduzioni, la promozione, l'editing e quant'alto. E certamente, l'autore potrebbe sempre preferire fare da solo. Ma non è da sottovalutare un investimento del genere. Più che altro perché per ora gli ebook per molti editori sono la riproposizione di un libro che hanno stampato, non c'è ancora uno sviluppo ragionato di un catalogo esclusivamente digitale. Lo stesso discorso lo potrebbe fare un collettivo di autori, magari supportati da un editore cartaceo che però gli riconoscesse diritti più ampi sulle edizioni digitali piuttosto che sulle quelle cartacee... Ma come dicevo, è veramente guardare troppo in là.

Nel mio piccolo, sono sicuro di volerci riprovare, magari prima pubblicando qua sopra a puntate quello che finirà on-line a pagamento. Di certo, è uno sforzo a livello produttivo e non è detto che avrò il tempo di farlo come si deve ma quello è un problema mio, non certo degli ebook.

Un ultima cosa, se avete letto fino a qua e ancora non l'avete fatto, scaricatevi La Scusa. Alla fine, tutto questo esperimento era nato solo per far girare un po' di più il racconto.
QUI lo potete prendere per iBook (gratis), da QUI per Kindle (a pagamento) e da QUI con link diretto ai file gratuiti.
Buona lettura!

12.2.12

Editoria Digitale: Kindle store

QUA il primo post e QUA il secondo sull'editoria digitale.

Rispetto ad Apple, la situazione con Amazon è totalmente diversa, perché loro vi faranno da editore, almeno in piccola parte.

Per prima cosa, infatti, su Kindle non potete pubblicare ebook gratis. Quindi non potete usare il Kindle store per farvi pubblicità. Amazon è un editore e vuole comunque rientrarci. Per iniziare a pubblicare dovere registrare il vostro account Amazon su Kindle Direct Publishing. Non potete raggiungerlo dal portale .it di Amazon, solo da quello .com. La cosa assurda è che poi tutto il portale di vendita è tradotto in italiano e potete tranquillamente usare il vostro account Amazon del sito italiano.

Una volta registrati, la procedura è davvero semplificata rispetto a iTunes. Si fa tutto via browser e inoltre Amazon accetta non solo il formato epub, ma anche doc, rtf, txt, html e vari altri. Vi consiglio però di seguire le loro guide per non trovarvi brutte sorprese di impaginazione. Comunque sia, anche qua è solo da compilare i vari campi, uplodare i file, inserire un codice ISBN se ne avete uno (altrimenti non serve, Amazon vi assegnerà un codice suo interno ASBN) e potete mandare il vostro libro in revisione. I tempi di Amazon sono decisamente più rapidi rispetto a quelli di Apple. In tre giorni La Scusa era on-line su tutti gli store mondiali e, cosa molto importante, era già linkata a Sayo. Quindi se cercate il mio nome su Amazon, troverete prima il racconto e poi le due edizioni di Sayo, quella italiana e quella francese.

I problemi con Kindle per me sono stati di diversa natura, ovvero legati al pagamento. La Scusa è in Creative Commons, quindi è gratis sul web. Metterla a pagamento, per quanto sia un mio diritto, mi sembrava un po' un furto e così nella descrizione ho aggiunto l'indirizzo da cui poterla scaricare gratuitamente. Inoltre, tra le due proposte di Amazon di royalties, ho scelto quella che teneva il prezzo del download più basso. Adesso, il racconto costa 0.89 €.
Se mai lo acquisterete perché vi è proprio piaciuto tantissimo, a me andranno trenta centesimi.

Questa cosa delle royalties la spiego un po' meglio perché Amazon ha due politiche sui diritti. Una è quella del 35 %, che è la proposta "chiavi in mano". Di tutto quello che venderete, Amazon vi riconoscerà il 35 %. Si può scegliere il prezzo più basso che è di 86 centesimi (a cui si applica l'IVA che porta il costo dell'ebook a 89) e quindi, a conti fatti, trenta centesimi saranno vostri.
Oppure potete scegliere quella al 70 %, a cui però Amazon detrarrà i "Costi di Consegna". Ovvero, vi faranno pagare €0,12/MB. Questo, unito al fatto che il prezzo minimo per un ebook al 70 % è di 2.60 €, è il motivo per cui ho scelto la prima opzione.
Anche Amazon applica delle soglie al pagamento, che può essere effettuato o tramite assegno intestato a voi (ma la soglia è di 100 euro) o tramite bonifico (e la soglia è di soli 10 €). Amazon si occuperà anche della fiscalità americana, anche se si riserva di chiedervi ulteriori documentazioni. Non so effettivamente come questa fiscalità si applichi in Italia ma dovrebbe comunque essere gestita da Amazon (poi dovrete pagare le tasse per i cavoli vostri quando le royalties diventeranno un reddito ma non sono un commercialista quindi chiudo qua il discorso).

Questo apre però un altro problema. Ovvero, che guadagnando 30 centesimi a copia venduta, ne devo vendere ben trentaquattro prima di poter vedere i miei dieci euro. Calcolando che La Scusa si può trovare gratis, la vedo molto difficile. Inoltre, senza alcun tipo di promozione interna allo store, è praticamente impossibile riuscire a scalare la classifica senza un supporto esterno o una pubblicità di qualche tipo che poi rimandi allo store.
In pratica, Amazon vi fa da editore a livello burocratico ma non vi supporta nelle vendite. Non c'è editing e non c'è promozione del vostro contenuto (e io sono un fan assoluto di un buon lavoro di editing, altrimenti non farei lo story editor).
Piccola nota, effettivamente c'è un programma di promozione interno a Kindle ma presuppone che voi diate l'esclusiva ad Amazon di vendere il libro per novanta giorni.  Poi ve lo potete rivendere dove vi pare. Né Kindle store né iBook store chiedono l'esclusiva e il libro può essere venduto su entrambe le piattaforme contemporaneamente.

Questa, grosso modo, è l'offerta dei due store. Nel prossimo post provo a tirare un po' di conclusioni.

11.2.12

Editoria Digitale: iBook store


Come detto nel primo post, l'iBook store è stato quello che mi ha dato più soddisfazioni in termini di successo relativo del racconto. Il problema vero è però che Apple usa il suo store in maniera un po' particolare. Innanzitutto, divide completamente l'utente che pubblica contenuti gratuitamente dall'utente che vuole pubblicare contenuti a pagamento. E una volta che il vostro Apple account è stato registrato per i contenuti gratuiti, col cacchio che vi fanno cambiare. Per cominciare a vendere avrete bisogno di un altro account. La logica di questa cosa mi sfugge, ma vabbè. Andiamo avanti e parliamo della pubblicazione gratuita, che non è proprio un'operazione rapida.

Per prima cosa, dovete avere già un file ePub. Io l'ho creato usando Pages per mac ma esistono altri vari programmi. Un file epub è essenzialmente un file di testo con meno informazioni riguardo a formattazione e roba varia. Una ricerca su internet dovrebbe farvi trovare tutto quello che vi serve per creare il vostro epub, occhio solo a chi ve lo "crea" a pagamento. Non serve spenderci i soldi, davvero.
Fatto questo, e con il vostro file epub pronto, dovreste controllare che sia compatibile e che non abbia errori con un ePub checker. Anche qui, una rapida ricerca su Google dovrebbe darvi tutto il necessario. Io sinceramente me ne sono sbattuto, sapevo che era compatibile perché lo avevo già aperto con iBook su iPhone e iPad e quindi sono andato direttamente alla registrazione su iTunes connect.
Ho già un account Apple e ho scelto di registrare il mio account publisher solo per i contenuti gratuiti.
Attenti a questa parte,  come ho detto iBook non vi fa tornare indietro. Se vorrete in un secondo tempo pubblicare qualcosa a pagamento, vi toccherà farlo con un altro account. Perché ho scelto un account gratuito? Perché potevo pubblicare subito.

Fatta la registrazione, per mandare il vostro libro ad Apple vi serve iTunes Producer. E' un programma a parte con cui preparerete il pacchetto da spedire allo store per la valutazione. Quindi, vi tocca scaricare il programma. Fatto questo, l'utilizzo dello stesso è davvero molto semplice. Gestisce direttamente lui il pacchetto, voi dovete solo uploadare il file epub, l'immagine della copertina da usare all'interno dello store, compilare i vari campi con le informazioni richieste e spedire. Da lì in poi, il vostro pacchetto è in "valutazione". E no, non ci mettono massimo tre giorni come dicono. Ce ne mettono molti, molti di più. Io ho mandato il pacchetto in valutazione il 19 gennaio e l'ho visto apparire sullo store il 2 febbraio. La Scusa è arrivata quinta in classifica venerdì 9, in una settimana. Potete vedere l'andamento delle "vendite" su iTunes Connect (la cosa bella è che potete venir pubblicati su tutti gli iBook store, non solo su quello italiano, e il racconto ha avuto un paio di download dalla Spagna, dalla Svizzera e dal Regno Unito). Sinceramente, non so cosa l'abbia fatta scaricare tanto. Forse non c'erano proposte simili sullo store, o forse la splendida copertina di Federico che anche riprodotta in piccolo è molto d'effetto. Comunque sia, il trend di download è stato costante almeno fino a venerdì. Non avendo fatto nessun tipo di pubblicità né sul blog né sui social network, la dinamica è stata tutta all'interno di iTunes. E quindi si tratta di un pubblico molto più eterogeneo di quello che normalmente segue quello che scrivo qua sopra o i fumetti che faccio. Da questo punto di vista, pubblicare gratis sull'iBook store mi ha messo in contatto con un pubblico nuovo e quindi, come operazione di marketing, direi che è stata più che positiva. Se La Scusa fosse stata a pagamento sarebbe andata lo stesso bene? Non credo, ma questo argomento lo affrontiamo la prossima volta quando parliamo del Kindle store. Adesso vorrei chiudere il discorso iBook con le opzioni "a pagamento" della Apple.

Per pubblicare a pagamento la mela morsicata richiede un codice ISBN per ogni titolo che volete pubblicare, un US tax ID (ovvero un codice per pagare le tasse negli Stati Uniti, chiunque può richiederlo ma è una procedura in più da seguire) e, inoltre, Apple paga le royalties al raggiungimento di alcune soglie, quindi se non raggiungete la soglia col cacchio che vedrete i vostri soldi. La procedura di upload è identica a quella per il contenuto gratuito, unica differenza è che dovrete scegliere il costo del vostro eBook. Apple se ne terrà il trenta per cento e il resto sarà tutto vostro. Che detto così sembra una gran cosa visto le percentuali che normalmente gli editori rilasciano agli autori. Il 70 % è un'utopia se stampate qualcosa. Ma calcolando lo sbattimento per il codice ISBN del libro, il fatto che tocca essere registrati al fisco statunitense e il problema delle soglie, la stessa Apple vi suggerisce quelli che lei chiama gli Apple-approved aggregator. Sono dei siti terze parti che pensano a pubblicare per voi.

Quello che ho guardato io è Lulu, che almeno ha il portale in italiano. L'offerta di Lulu è che, a fronte di un dieci percento sulle vostre royalties guadagnate (il dieci del settanta che Apple vi dovrebbe) si occupano loro di tutto. Codice ISBN, pubblicazione sullo store (e non gli dovete mandare neanche il file epub, lo creano loro da un semplice file word), pubblicazione su Lulu e su iBook store e su Nook (il reader di Barners & Noble, da noi non ha valenza alcuna a meno che non scriviate in inglese). Inoltre, vi corrispondono loro le royalties e non chiedono documenti fiscali (anche se specificano che potrebbero richiederli se fosse necessario). Ovviamente, diventano loro il vostro "editore", fate tutto dal loro sito e gestiscono loro il vostro contenuto presso Apple. Unica fregatura, per ora accettano solo contenuti in lingua inglese per il rimbalzo su iBook, anche se potete già pubblicare epub con loro in italiano ma solo all'interno del loro portale.

Questa è la più grande differenza rispetto a Kindle, iBook è in pratica solo un distributore. Non offre nulla a chi pubblica con loro se non il canale. I codici ISBN, la gestione della fiscalità, la compatibilità, il controllo del contenuto, è tutto a carico di chi pubblica. Loro si limitano a controllare che il file sia compatibile con i loro lettori e offrono l'infrastruttura distributiva di iTunes. Che è ovviamente gigantesca.

Amazon invece fa tutt'altro discorso, ma ne parliamo domani.