7.10.13

Scappa! / cap. V

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- V -



Michela lascia cadere la bustina di tè nella tazza bollente. Si è asciugata alla meno peggio col phon e si è persa ancora e ancora nei meandri della casa cercando di tornare in salone. Il suo ospite sta ancora guardando un film. C’è una città del futuro con uno scienziato e una specie di robot. L’automa prende le fattezze femminili di una donna che si chiama Maria. Non sembra lo stesso film di prima ma non può esserne certa. Le didascalie sono in tedesco e l’immagine molto rovinata.
"Sei un appassionato?" chiede Michela mentre si riscalda le mani sorreggendo la tazza e soffia piano sulla superficie dell’acqua.
"Diciamo che i film mi tengono compagnia e mi fanno viaggiare con la mente” risponde lui.
Il calore che si sprigiona dalla tazza è piacevole. Il crampo sulla schiena le si scioglie lentamente: "Non esci mai?”
"Poco."
"E che fai nella vita, oltre guardare vecchi film?"
Il ragazzo sposta lo sguardo sulla sua ospite. Michela si sente a suo agio e gli sorride da sopra la tazza. Beve lentamente e a sorsi regolari.
"Non devo lavorare. Non più. Avevo un’assicurazione e dopo l’incidente..." resta in silenzio guardando la massa informe delle gambe sotto la coperta "dopo l’incidente ci hanno pensato loro."
Il tè ha un buon sapore e lascia la lingua felpata. Michela sente il calore irradiarle la pancia a ogni sorso. Il freddo le scivola via e piano piano si rilassa. Sta bene. E così prosegue:
"Com’è successo?"
"Se non ti dispiace...” le risponde educatamente il ragazzo "preferirei non parlarne."
Michela fa un’espressione sorpresa, come se non si fosse resa conto di ciò che ha appena detto.
"Oddio, scusa, non volevo! Davvero! Non so che mi è preso. Di solito non sono così impicciona."
Il ragazzo sorride. Dolcemente.
"Non c’è problema. Sono contento che ti stia riprendendo dal freddo."
"Oh sì, grazie. Dev’essere questo tè. Cosa hai detto che c’è dentro?"
Il ragazzo spegne la TV e risponde con aria seria: "Hai proprio deciso di rubarmi tutti i segreti stasera, eh?"
Michela ride. Si sente la testa leggera. Beve il tè e si siede su uno sgabello della cucina. La gonna del vestito le si soleva ma non se ne accorge.
"Perché, ne hai tanti di segreti?"
"Tu che dici?"
"Mmmmhhh... facevi il modello prima?"
"Scusa?"
Michela scoppia nuovamente a ridere.
"Oddio, scusami! Non so davvero cosa mi stia succedendo..." cerca di riprendersi "volevo solo dire che potresti sembrare un modello."
Il ragazzo sorride, senza modestia.
"Ti ringrazio ma niente di così speciale. Ero solo un rappresentante. Andavo in giro per una società di abiti femminili."
"Oh, mamma!" esclama Michela "Chissà che strage tra le commesse!" e ride portando una mano alla bocca. Prova a fermarsi ma non c’è verso di recuperare un contegno.
"All’epoca non potevo lamentarmi..."
"Facevi come i marinai, eh? Ogni porto una nuova conquista!"
Michela ha la vista leggermente annebbiata. Si passa il dorso della mano sugli occhi. Sta lacrimando: "Scusami davvero, non so cosa mi stia succedendo."
Resta un attimo in silenzio. La testa che le gira e lo stomaco in subbuglio.
"Hai delle belle gambe" dice lui, guardandola intensamente.
Michela sorride stupidamente.
"E tu sei un fico da paura..." biascica la ragazza. Sorride. Lo stomaco le si stringe in un conato di vomito.
"Scusa ma mi sa che devo andare in bagno... " dice "non mi sento tanto bene..." e inciampa. Cerca di non cadere ma può solo caracollare in avanti. Si appoggia con un tonfo al divano e si ritrova tra le braccia del suo ospite.
Lui l’afferra e Michela non sa bene come ma si ritrova labbra contro labbra con il ragazzo. Le piace. È bello. Lo vuole. Apre la bocca e sente la lingua di lui scivolarle dentro.
È gelata.
Michela si ritrae di scatto.
"Scusa, scusa, scusa..." farfuglia mentre si rialza "vado... in bagno..."
Quel gelo improvviso a contatto con il palato l’ha fatta riprendere per un attimo. Si rende conto che c'è qualcosa che non va ma non riesce a mettere a fuoco cosa sia. Il suo ospite la guarda appoggiarsi a un muro e avanzare malferma sui tacchi. La sua espressione è indecifrabile. Il ragazzo scosta la coperta e si alza.
Michela lo vede, urla e, prima di rendersene conto, già scappa lungo i corridoi.

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