14.10.13

Scappa! / cap. VI

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- VI -



Le pareti ondeggiano e Michela inciampa e sbatte. Alle sue spalle qualcosa si rompe. È stata lei? Non ricorda. Sa solo che la bocca le fa male. La lingua del ragazzo deve averle tagliato il palato. Prova ad aprire tutte le porte che incontra appoggiandosi pesantemente alle maniglie. Alcune cigolano, altre cedono con un tonfo. Nessuna, però, si apre. Michela si volta, la fuga del corridoio in lontananza è vuota. Si sorprende. Non era così lungo il corridoio. O sì?
Cerca di essere lucida. Cerca di non inciampare nei pesanti tappeti. Cerca di trovare una porta aperta dove nascondersi.
Ma nascondermi da cosa? Il ragazzo! Sì, il ragazzo. Resta lucida restalucidarestalucidaresstaaaaaaluuuudicarestaaaaaahia!
Sbatte contro un mobile, la chincaglieria con un sobbalzo cade a terra. Il rumore le schiarisce la mente. Si avvicina a una porta. La maniglia è scivolosa ma fortunatamente riesce ad aprirla. Si intrufola dentro richiudendosi la porta alle spalle. Le mani le tremano mentre cerca a tentoni nell'oscurità l'interruttore per la luce. Non lo trova ma ride isterica perché la serratura ha la chiave infilata nella toppa. La gira con forza fino a farla incastrare con uno stridio metallico. I suoi occhi si abituano all'oscurità mentre nella stanza emergono mobili coperti da lenzuola bianche.
Michela si siede su un divano. Una nuvola di polvere esplode appena la ragazza si lascia cadere. Tossisce, gli occhi le bruciano. Deve allungarsi un attimo, distendersi, deve recuperare un po’ di lucidità. Poi, improvvisamente, realizza:
"La drhogha dello sciupo... la dhroga dello stuppro!" la lingua le inciampa sui denti e la nausea le stringe lo stomaco.
Resta lucida... La lingua fredda... mi viene da vomitare... resta lucida... pensa. Pensa, ragazza, pensa! Lucida! L’auto... devo tornare alla macchina. Devo aspettare a fianco al veicolo sotto la pioggia. Tre ore, brutti stronzi. Ecco sì, resta lucida. A fianco al veicolo. La mia macchina... il cellulare! Resta lucida! È scarico ma posso chiudermi dentro la macchina. Sì, ecco, così. Resta lucida e ragiona. Dentro la macchina sono al sicuro. Devo solo raggiungere la macchina. La droga era nel tè e ha provato a baciarmi. Sono sicura. Ma se arrivo alla macchina sono al sicuro. Basta arrivare alla porta... la porta! La porta di casa! La casha è giiiiigggaaaaaanttteeeeeeeeeeee... resta lucida! La porta. Esci dalla porta. Ora devi solo trovare la porta...
Un rumore la fa sobbalzare. È un tonfo pesante che rimbalza sul vecchio pavimento, sulle assi logore, sui muri scrostati. È veloce. È secco ed esplode ritmico. Riempie la casa e Michela non riesce a concentrarsi. Lo sente prima col cuore, col petto, col respiro. Non riesce a capire cosa sia. Si ferma ad ascoltare. E solo allora, solo per un attimo, la mente le si schiarisce dallo shock per il bacio.
Cadendo addosso al ragazzo era presa dai suoi occhi, voleva sentire il suo calore, voleva baciarlo e scoparselo. Ma la lingua fredda spinta in gola le aveva fatto venire voglia di vomitare e si era discostata di colpo. Aveva spostato la coperta rossa.
Aveva visto le gambe del ragazzo.
Ragionare è difficile, ricordare l’esatto ordine degli eventi... Sa che è scappata, che la casa è grande e che si è tagliata una mano. È successo prima del bacio? Non ricorda. Ma sa cosa ha visto. Ha visto le gambe del ragazzo. Ma non erano gambe normali. Non erano protesi. Non erano niente di umano. Erano delle strane zampe con le articolazioni al contrario. Erano coperte di tumori. Non avevano un’anatomia definita. Erano grumi di carne cresciuti come escrescenze. Non c’era un piede ma una specie di zoccolo...
Il rumore...
Il rumore...
Il rumore è lui che corre!

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