21.10.13

Scappa! / cap. VII

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- VII -



La porta sobbalza con un tonfo, i cardini scricchiolano e l’intelaiatura cede un poco. Michela salta dal divano e solo un conato di vomito le permette di non urlare. Si ritrova bocconi, un filo di bava dalla bocca scende lentamente. Si pulisce le labbra con il lenzuolo. L’odore di muffa le schiarisce la testa. Il rumore di zoccoli si allontana, come se il ragazzo stesse facendo il giro per sorprenderla alle spalle. Si alza, le gambe le tremano. Si guarda intorno, gli occhi ormai abituati all'oscurità. La stanza è molto più grande di quanto le fosse sembrata a una prima occhiata. È un immenso salone, come quelli dei film in costume. Il pavimento è fatto da pesanti assi scure leggermente sconnesse l'una con l'altra. La poca luce che si rifrange sulle increspature del legno fa assomigliare il parquet ad acqua sporca che placida ristagna. Pochi mobili, coperti da lenzuoli bianchi, interrompono quel nero. Michela si alza, fa un paio di passi e poi si ferma.
E adesso? si domanda mentre guarda la porta alle sue spalle. Tira su col naso e si massaggia la bocca ancora indolenzita per il bacio rubato.
Le chiacchiere stanno a zero. Devo uscire fuori di qui il prima possibile!
La casa però sembra sempre più grande e Michela decide di seguire il muro passo passo, cercando una porta che per ora non scorge nella penombra.
Si toglie le scarpe per non tacchettare sulle assi scure e cammina, infreddolita e spaventata, lungo pareti spoglie. I suoi unici punti di riferimento sono i mobili bianchi, ammassi polverosi che come iceberg galleggiano nel nero.
Dove cazzo si sarà nascosto? pensa mentre con una mano accarezza la parete dipinta di scuro. La stanza sembra andare avanti all'infinito e l'angoscia per il suo ospite non le fa notare che uno dei mucchi bianchi si muove verso di lei.
È grande come un uomo, ma più che camminare, è come se buttasse in avanti gambe e braccia in maniera disordinata, a casaccio, come se gli mancasse un busto a cui collegare i tendini per avere un movimento coordinato. Il rumore dei piedi sbattuti sul pavimento rimbomba nell'aria stantia.
Oddio no! Ti prego, no. Di nuovo, no! e indietreggia, sguardo fisso sul mucchio bianco. Michela si allontana dal perimetro rassicurante dei muri e corre via, lontano dalle pareti. Si volta e vede la creatura che inciampa nei suoi stessi stracci e cade rovinosamente contro un mucchio di mobili accatastati. Si ferma, incerta. Non è lui! Ma allora chi può... e urla sorpresa. Una ragazza l'ha appena sorpassata di corsa e si avvicina alla creatura agitando le mani per scacciarla.
"Sciò! Sciò!"
Il mucchio di stracci si rimette in piedi spezzandosi là dove dovrebbe esserci il torace e caracolla all'indietro. Si allontana e si perde nelle tenebre da cui era venuto.
La ragazza si gira e si avvicina a Michela. I passi nudi non fanno rumore sulle vecchie assi. Il suo vestito è una tunica drappeggiata intorno al corpo scheletrico, probabilmente uno dei lenzuoli che coprono la mobilia della stanza.
Michela si guarda intorno, spaventata. Cerca una via di fuga sul nero del pavimento. La ragazza se ne accorge e si ferma.
"Ciao!" urla "Sta' tranquilla, se n'è andato."
Fa un paio di passi: "È innocuo, anche se è un rompiscatole."
Michela smette di indietreggiare. La ragazza si fa più vicina.
"Io mi chiamo Clara. Tu?"
"Michela..."
"Sei stata brava prima. Non con il rompiscatole qua dentro, intendo proprio con lui. Lo zoppo. Mi è piaciuto come gli hai chiuso la porta in faccia. Questa casa è talmente grande che, storpio com'è, gli ci vorrà un po' a fare il giro."
La ragazza è a due passi, è bassa, i capelli in disordine, sporca in faccia e puzza un po'.
Sorride.
"Ci facciamo un tè?"

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