11.11.13

Scappa! / cap. X

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- X -



Michela ascolta la storia di Clara. Vorrebbe interromperla. Non gliene frega niente dei suoi amori adolescenziali. Vuole solo uscire da là. Ma Clara è la sua unica opzione. Lei, o farsi stuprare dal ragazzo più bello che abbia mai visto, ma con le gambe deformi e piene di tumori e la lingua gelata e tagliente. Al solo ricordo del contatto intimo con quell'appendice anatomica inumana, Michela deve trattenere un conato. Clara non se ne accorge e continua a parlare.
"Che certo, se te la racconto così non ci capisci niente. È che stavo da sola. Mi sentivo sola. Avevo un sacco di amici, ma c'è un'età in cui avere un maschio, o comunque una storiella, è fondamentale. Sennò sei una cozza. Cioè, una indesiderabile. E allora pensi che non ci sarà mai nessuno per te. E hai paura. Che poi, paura di che... Ma vabbè, è paura di restare sola per sempre. Però non puoi darla neanche in giro, che se no diventi una zoccola. E certe etichette ti rimangono attaccate. E se le tue amiche cominciano a parlare di pompini, loro che sono fidanzate e possono, e te hai passato la serata davanti alla tv con mamma e papà... Ecco... È complicato. Almeno, per me lo è stato. C'era una che si chiamava Annabella. Era brutta. E non aveva neanche interesse a sistemarsi un attimo. Era la mia salvezza. Lei era ultima. Io almeno penultima. Poi si fidanzò anche lei. Con uno che balbettava e portava gli occhiali e con la scoliosi. Nessuno voleva uscire con loro. Li chiamavano Miss e Mister Schifo. Ma almeno loro il pomeriggio li vedevi passeggiare insieme lungo il corso. Io stavo in un angolo, seduta sulla panchina, e ridevo quando gli altri ridevano. Ma tutti gli altri stavano abbracciati a qualcuno. Il tipo che mi piaceva, quello del primo bacio e della mano in mezzo alle gambe, una settimana dopo che ero scappata via si era fatto il motorino e c'aveva rimorchiato una che abitava dieci chilometri fuori dal paese. Tutti i giorni l'andava a prendere e la riportava. E così io stavo da sola.
Sola per tutto il liceo e quando sono arrivata qui per l'università... Ecco. In realtà ho capito che là almeno qualcuno conoscevo. Qui nessuno per davvero."
Clara ha ripreso colore. Non si interrompe più, racconta guardando il vuoto, continua a parlare e ogni intanto incespica sulle parole per la foga.
"Quindi arrivo qua, prendo una stanza con due ragazze più grandi. Era un seminterrato. Loro erano diverse. A volte vedevo dei ragazzi che si fermavano a dormire con una delle due. E raramente era lo stesso. L'altra aveva l'uomo lontano. Pensavo fosse più tranquilla, finché una notte non si portò un ubriaco a casa. Era sbronza pure lei. Il giorno dopo, a colazione, la incontrai e le dissi che finalmente oggi poteva presentarci il suo famoso ragazzo. Lei mi guardò, la voce impastata e il fiato che puzzava. Mi chiese quale ragazzo. L'ubriaco non passò più. Lei faceva così. Quando si sentiva sola, beveva troppo. E quando beveva troppo tornava a casa con qualcuno. Ma ovviamente al suo grande amore al telefono non glielo raccontava mai.
Oh, io non le giudicavo mica. Anzi. Un po' le invidiavo pure. Comunque sia, i primi sei mesi furono così, con io da sola a lezione. Avevo conosciuto un po' di colleghi e di gente di fuori che frequentava la facoltà come me. E qualche sera uscivamo anche. Un paio di loro si misero pure insieme e sai una cosa?
Ero felice per loro.
Davvero, io che avevo passato gli ultimi anni a rosicare per tutte le coppiette che si baciavano, per tutti quelli che camminano mano nella mano e ti costringono a scendere dal marciapiedi per farli passare, ecco, io ero in pace. Forse rassegnata. Andava bene così. Ed ero felice per loro. Alla fine, un paio di amicizie decenti ce le avevo. Avevo da studiare, potevo bestemmiare contro i professori e dare della zoccola alla mia vicina di stanza che strillava sfondami! sfondami! alle tre di mattina.
E poi, un giorno, lui mi ha scritto. Diceva che il mio contatto l'aveva rubato a lezione, sentendo il mio nome l'aveva indovinato. Io sapevo che non era possibile. La mia mail era pallinarosa83. Però aveva una foto del profilo incredibile. Roba da sbavarci appresso. Era bellissimo. Così ho cominciato a chattare con lui. Ero convinta che avesse sbagliato ad aggiungermi... ma sai cosa ho pensato?
Ho pensato che non me ne fregava niente.
Se ne sarebbe accorto prima o poi. Forse mi aveva scambiato per un'altra. Ma intanto mi faceva compagnia. Ed era divertente flirtare così. Mi sentivo protetta. Non andavo in ansia come quando qualcuno mi parlava dal vivo. Facevo battute ed ero simpatica e tutte quelle cose lì. Ci scrivevamo per ore. Lui lo faceva dal lavoro, diceva che ero io a fargli compagnia. Io intanto facevo finta di studiare. E sì, facevo persino un po' la zoccoletta. Proprio senza ritegno.
E poi è successo quello che non doveva succedere.
Mi ha chiesto di uscire."

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