18.11.13

Scappa! / cap. XI

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XI -



C'è uno strano silenzio nella grande sala. Michela e Clara sono sedute una di fronte all'altra. Clara piange. Singhiozza piano. Michela non se l'aspettava e non sa che fare. Così resta seduta senza il coraggio di alzare lo sguardo. La ragazza tira sul col naso e si passa una mano sul viso smocciolandosi poi tutta la manica.
E continua: "Scusa. È che fa ancora male... È una cosa strana. Quando pensi che non ti interessa più, che sei diventata grande, che ci hai fatto pace... Torna e ti butta giù e ti ritrovi a piangere come un'adolescente sul letto.
Comunque, mi ha chiesto di uscire. Io non sapevo proprio che rispondergli. Andava bene tra di noi, davvero bene. Se però io rimanevo nascosta dietro una tastiera. Dal vivo... dal vivo che potevo fare? Non avevo nessuna esperienza! Ero cresciuta da sola. Non sapevo baciare. Oddio, e se mi baciava? Ho spento il computer senza neanche salutarlo.
Ho afferrato la borsa e sono uscita di casa con la scusa di dover fare un salto in biblioteca. L'ho detto ad alta voce alle mie coinquiline a cui, ovviamente, non fregava nulla. Uscire serviva a me. Dovevo stare lontana dal PC, lontana dalla tentazione. Non ho acceso quel coso per tre giorni.
Nel frattempo sono andata in giro, ridevo, facevo finta di niente. Ma non ero presente. Avevo un chiodo conficcato in testa perché sapevo che mi piaceva. Mi piaceva da morire. Mi piaceva ogni cosa di lui. Ma cercavo di essere razionale. Non l'avevo mai visto! Come facevo a dire che mi piaceva? Mi ero completamente rincoglionita? Aveva on-line poche foto e mostravano sempre e solo il viso. Anche le mie erano così, quindi eravamo pari. Ma le mie servivano a nascondere il culone e le poche tette.
Ma lui? Che problema aveva? Aveva un viso a dir poco meraviglioso. Che fosse un ciccione? Guardavo i ragazzi in facoltà e montavo la sua faccia sui corpi degli altri. Cercavo di ricostruirlo con l'immaginazione. Era alto? Basso? Tentavo di convincermi che c'era sicuramente qualcosa che non andava in lui. Che era tutto sbagliato. Che era una fregatura, una stronzata da cerebrolesa e che neanche in un film della Disney poteva funzionare una cosa così. Ma più negavo il tutto, più ci ricascavo dentro.
La cosa terribile è stata quando me lo sono sognato. C'ero io che andavo in facoltà e dovevo preparare un esame di chimica. Io mica la studiavo chimica all'università ma era la materia che più odiavo al liceo. Stavo da sola in quella stanza enorme. Noi non avevamo stanze del genere in facoltà. Comunque, era enorme la stanza ed enorme pure la lavagna. Era piena scritte e disegni, di composti chimici e di formule. E io sapevo che quello era il mio esame e che non avevo la più pallida idea di cosa ci fosse scritto. Quindi uscivo dalla stanza e andavo alla macchinetta a prendermi un caffè. Di solito non si può uscire durante gli esami ma io lo facevo senza problemi e andavo alla macchinetta. Ma non c'era la macchinetta, c'era un bar. E io chiedevo uno spritz. E nei corridoi non c'era nessuno.
E poi arrivava lui. Sapevo che era lui anche senza girarmi. Mi arrivava alle spalle. Mi abbracciava, io sentivo il calore del suo corpo lungo tutta la schiena. Mi baciava il collo, la nuca. Sentivo le sue mani calde su di me.
E poi c'era un sacco di gente nei corridoi. E io sentivo la sua mano in mezzo alle gambe.
Era calda.
E mi piaceva.
Mi piaceva un sacco che mi toccasse. E che lo facesse davanti a tutti.
Sentivo la sua mano e mi ci appoggiavo con il bacino.
Mi ci strusciavo.
Lo volevo sentire dentro di me.
Abbiamo cominciato a fare l'amore. Spingeva e ci muovevamo all'unisono. Io ero appoggiata al bancone e pensavo che, se avessi dovuto sollevare lo spritz, probabilmente non ce l'avrei mai fatta perché mi tremavano le mani. Lui, da dietro, continuava a spingere. La sua mano, sempre in mezzo alle gambe, mi teneva ferma e accompagnava il movimento accarezzandomi...
Mi sono svegliata zuppa. Pensavo mi fosse venuto il ciclo ma no.
Lo volevo. Lo volevo come mai nessun altro nella vita. Non me ne fregava niente se era ciccione o alto o basso. Non mi fregava niente se era uno stupratore o un maniaco o se tutto quello che mi aveva scritto erano solo bugie. Lo desideravo come mai avevo desiderato niente nella vita. Mi aveva riempito le giornate. Mi aveva fatto sentire meno sola. Era diventato il mio punto di riferimento. E io c'ero cascata.
Ero innamorata.
Ho acceso il PC. Lui era connesso. Non l'ho neanche salutato. Gli ho scritto tutto. Che mi dispiaceva essere sparita, che magari adesso mi odiava ma che mi ero spaventata a morte per la sua richiesta ma che sì, volevo uscire con lui se ancora voleva, che se non voleva lo capivo e che aveva ragione a essere arrabbiato e che stavo lì e che se voleva uscire ero davvero felice.
Ci ha messo un po' a rispondere. Ho aspettato. Quasi non respiravo. Poi mi ha scritto che ci saremmo visti l'indomani, se per me andava bene.
Io, quella notte, non ci ho dormito per l'ansia. Il giorno dopo ho persino chiesto una maglietta un po' scollata a una mia coinquilina. Volevo farmi bella per lui. E quando sono andata all'appuntamento e l'ho visto arrivare...
Bè, ci credi se ti dico che ero talmente cotta che non mi sono neanche accorta che zoppicava?!"

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