2.12.13

Scappa! / cap. XIII

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XIII -



"Ti... ti ha stuprata?" chiede in un sussurro Michela.
Clara l'osserva, come a cercare nella sua testa il significato di quella parola. Poi agita le mani davanti a sé: "No! Ma che dici!"
Michela non capisce. Cosa diavolo è successo quel giorno? E si scopre ad avere paura a chiederlo. Ma Clara riprende a raccontare: "E insomma, mi lavo. Mi faccio carina. Ci metto due ore a scegliere cosa mettermi. Provo a truccarmi ma per l'emozione esagero e mi guardo allo specchio e sembro una che batte e mi tocca rifare tutto da capo ma alla fine riesco a darmi una sistemata ed esco.
Ci metto un po' a trovare la strada. Mi aveva dato indicazioni per una parte della città che non conoscevo. Sai che per un momento ho persino pensato di non andare? Ero già per strada. Camminavo cercando di stare tranquilla. Ero un po' tesa... Comunque, a un certo punto mi sono vista con la coda dell'occhio in una vetrina. Mi sono fermata e mi sono osservata per bene. Truccata, con il decolté in evidenza, strizzata in una maglietta che non era la mia...
Non mi sono riconosciuta. Non ero io quella. E stavo per tornare indietro. Ti giuro! Tornare indietro... Per far cosa poi? Per mettermi alla scrivania e studiare? A piangere sul letto per quanto ero deficiente? Mi sono girata. Quella vita era finita. Ero una donna nuova, adesso. E avevo un appuntamento a casa del mio uomo. Mi sono rimessa in cammino e mi ci è voluto davvero tantissimo a trovare l'indirizzo che mi aveva dato. Ma per tutto il tragitto ho sorriso. Il mio uomo. Lo sentivo mio. Ero già sicura di noi. Che stupida...
Avevo una voglia matta di lui. Avevo una voglia matta di sentire la sua mano in mezzo alla gambe. Accelero il passo, sento caldo e apro un po' la giacca. Incrocio un ragazzo che al volo mi lancia uno sguardo alle tette.
Sorrido. Sono felice. Ci metto più di un'ora ma alla fine trovo la via giusta. Tutta la zona sembra abbandonata. Finestre sporche, persiane sprangate, facciate dall'intonaco scrostato e balconi dai vasi pieni di erbacce secche. Quando arrivo davanti al suo portone, ho un po' paura. Mi schiarisco la voce e suono. Il portone si apre con uno scatto. Nessuno mi ha risposto, infilo la testa e chiedo se c'è nessuno. C'è l'eco nell'androne. La mia voce rimbalza e per un po' nessuno risponde. Poi una luce illumina la grande sala là in fondo e la sua voce mi dice di raggiungerlo.
Arrivo.
Mi aspetta sulla soglia.
Entro.
Mi bacia.
Lo lascio fare, anche se ha la lingua fredda. Non mi importa. Lo voglio.
Stranamente, solo allora mi accorgo che quando mi ha chiamato la sua, di voce, non ha avuto eco.
E la cosa mi terrorizza."
Clara resta in silenzio. Tanto Michela è sexy nel suo vestito nero, tanto è trascurata lei nei suoi stracci raccattati in giro chissà dove. Eppure entrambe sono vittime. E per quanto Michela sia finita in quella situazione per caso, non riesce a condannare la stupidità dell'altra. Ha provato sulla sua pelle il fascino del loro ospite e ha sentito anche lei il freddo di quella lingua in bocca.
"Clara, mi dispiace tanto..."
Clara alza gli occhi, ha le guance rigate di lacrime e le labbra tremano mentre cerca di trattenersi. Non ce la fa e scoppia in un pianto a dirotto e singhiozza le parole mentre dice: "Sono stata un'ingenua... Una stupida... Si è preso tutto. Tutto di me. Si è preso i miei sogni, il mio amore, la mia solitudine, si è preso la mia anima..."
Clara si sbottona la camicetta. Michela sbianca e si alza di scatto. Il petto della ragazza è squarciato, la gabbia toracica aperta verso l'esterno, le ossa spuntano dalla pelle lacerata come denti rotti, il sangue rappreso è una crosta putrida. La cavità sotto lo sterno è esposta e c'è un buco grande quasi quanto un pugno.
"Si è preso il mio cuore."

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