16.12.13

Scappa! / cap. XV

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XV -



La scala sfocia in un corridoio di poco più largo. Non ci sono finestre e a intervalli regolari spuntano dal muro delle applique di bronzo che pendono come grappoli d'uva luminescenti. Sui muri c'è una carta da parati a righe rosse e panna orizzontali. Il corridoio si perde in profondità e le linee rette aumentano il senso di vertigine. Michela zoppica in avanti. È tesa e il silenzio tombale che la circonda aumenta la sua ansia.
Il corridoio sembra andare avanti all'infinito. La ragazza non ha altra scelta se non procedere. All'improvviso, sulla destra appare una svolta. È un altro corridoio stretto e lunghissimo. Le linee ipnotiche della carta da parati lo nascondono dal punto di vista forzato di chi avanza lungo la diramazione principale. Michela se l'è ritrovato a fianco prima di realizzare cosa fosse. A prima vista, non ci sono porte né altre svolte. Anche questo nuovo corridoio sembra andare avanti all'infinito. Stesse linee rosse e panna alla pareti, stesse applique bronzee a illuminare il pavimento scuro. Michela non sa che fare e resta lì, in piedi. I due corridoi sono uguali. La ragazza tende l'orecchio ma niente, lo stesso silenzio.
Sono davvero da sola? si chiede e ha paura della risposta. La mano gocciola sangue e Michela si rende conto della ferita solo adesso. Non ha niente con sé per fasciarsi la mano e così la preme forte sulla gonna e meccanicamente ricomincia ad avanzare lungo il corridoio originale.
Almeno in questo modo tengo le scale da cui provengo come punto di riferimento. Sempre meglio di niente.
Dopo una decina di passi il dolore alla coscia e alla mano si sono fatti più acuti. L'atmosfera rarefatta del corridoio la fa rabbrividire. A intervalli regolari si aprono nuove diramazioni, a destra e a sinistra. Tutte uguali tra loro.
È un cazzo di labirinto... e con la mano ferita stringe la gonna. Non sa se la cosa possa aiutarla davvero a fermare l'emorragia ma non ha idee migliori. I nuovi corridoi appaiono all'improvviso, tutti rossi e panna. A Michela comincia a girare la testa. Forse la stanchezza, forse il ripetersi ossessivo dei colori o forse la perdita di sangue.
Alla fine, svolta a destra. Per quanto a prima vista sia del tutto identico al precedente, c'è qualcosa di differente in questo corridoio. Questa sensazione appena accennata la risveglia dal torpore in cui era caduta. Continua a camminare, cercando di capire cos'è che l'ha colpita.
Il corridoio è in leggera salita?
Si volta. A parte l'effetto ottico di profondità infinita dato dalle linee sul muro, non le sembra proprio che ci sia un dislivello.
Ci mancava solo il labirinto... Se non è il pavimento allora...
Si ferma di scatto. Davanti a lei c'è un incrocio a T. E solo allora realizza. Una variazione di temperatura nell'aria. Una sorta di corrente. Troppo esile per definirla uno spiffero, la percepisce nettamente sulle gambe.
Se c'è una corrente d'aria, forse c'è una finestra, o una porta!
Michela ci spera, ci spera tantissimo ma seguire la debole traccia si rivela più difficile del previsto. Spesso imbocca una delle svolte nascoste e spesso è costretta a tornare sui suoi passi. Si accorge di aver lasciato una traccia di macchie di sangue sul pavimento e quando le incrocia sa di essere già passata di là. Ma la cosa non l'aiuta a capire da dove provenga quel debole refolo d'aria.
Non sa da quanto è chiusa in quel labirinto. Non si è neanche sorpresa nel trovare una struttura così assurda sui suoi passi. Il confine tra cosa è realtà e cosa è frutto della sua immaginazione ormai è così labile che le sue sensazioni sono basilari. Paura, caldo, freddo.
Speranza.
Speranza di trovare una porta, una finestra, una via di fuga qualsiasi. Non è importante se si tratta di un sogno o di un'allucinazione. Non è importante se il suo corpo giace privo di sensi nella sua automobile sotto la pioggia o se in quel preciso momento il ragazzo che l'ha drogata la sta stuprando dopo aver chiamato un gruppo di amici che aspettano il proprio turno e registrano con i cellulari.
Solo scappare da lì è importante. Scappare da quella casa e dai mostri che contiene.
La corrente d'aria si fa più forte a ogni svolta. Michela è sulla strada giusta. Aumenta il passo. Una svolta, poi un'altra ancora e finalmente la vede. Una porta di legno scuro che stacca nettamente dal panna e dal rosso che la circondano.
La porta è socchiusa e il vento la fa oscillare lentamente sui cardini. Michela, terrorizzata dal fatto che una folata più forte possa richiuderla, comincia a correre. Sempre zoppicando, sempre ferita, non presta attenzione a nient'altro che non sia la porta.
Ti prego non chiuderti. NON CHIUDERTI!
Non si accorge della figura che l'aspetta accovacciata nell'ultimo corridoio sulla destra finché non è troppo tardi. L'uomo scatta e la scaraventa contro il muro. Michela non riesce a proteggersi e sbatte violentemente la testa. La vista le si annebbia mentre un viso completamente bendato si china su di lei. Bende bianche si alternano ad altre cremisi, proprio come nel corridoio.
Il rosso... Il rosso è sangue...

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