23.12.13

Scappa! / cap. XVI

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XVI -



Michela è distesa.
Sono distesa?
Si guarda intorno.
Ci sono strisce rosse alle pareti.
La cosa le mette ansia.
Adesso mi alzo...
I legacci intorno alle caviglie e ai polsi si tendono e le fanno male. Michela ruota la testa indolenzita verso la mano sinistra e solo allora vede la vecchia corda sfilacciata che le serra il polso. Alza lo sguardo. Ogni movimento è un'agonia, la testa le pulsa. La corda si infila tra le sbarre di ferro arrugginito della testiera di un vecchio letto. È un concetto semplice ma ci mette un po' ad assimilarlo. Il dolore le rende difficile ragionare.
Poi improvvisamente realizza di essere legata e la paura le schiarisce i pensieri.
Scalcia con forza e sente la corda che le ferisce la carne. Si agita, strattona la vecchia struttura del letto che geme, si piega, ma non cede.
Oddio ti prego no ti prego no ti prego no no no no!
"Così ti fai male" dice una voce maschile.
Michela si volta di scatto ma dalla sua posizione non riesce a vedere chi sta parlando.
"Io non voglio che ti fai male... Non voglio farmi male io. Questo è importante. Non voglio farti male. Spero che tu lo capisca..."
La voce è leggermente stridula, sabbiosa, come quella di qualcuno che non parla da molto tempo. E ha uno strano difetto di pronuncia, come se le sillabe scappassero dalla bocca.
"Liberami! Liberami subito, cazzo!" urla la ragazza.
"Non posso, mi dispiace..." ribatte la voce "scapperesti e urleresti. Ma io voglio solo aiutarti, davvero. Non voglio che ti succeda niente. O che lui ti trovi. Mi dispiace, mi dispiace tanto..."
L'uomo comincia a piangere. Michela suda freddo dalla paura.
"Ok, ok, sta' calmo... Liberami, ti prego, le corde mi fanno male. Io ti prometto che non scappo. Ma se mi liberi possiamo parlare... Ti prego..."
La voce singhiozza e parla e Michela fa fatica a capire le parole.
"Mi dispiace, non volevo farti male, mi dispiace. È che so che se la gente mi vede poi scappa. Non era così prima. È per questo che non esco. Ma purtroppo ho incontrato lui, non volevo che finisse così. Mi dispiace..."
Michela comincia a capire.
"A te..." Michela prova a chiedere "a te... Cosa ha preso?"
Sente l'uomo che si alza e le si avvicina strascicando i piedi.
Merda... Non ti avvicinare brutto stron... L'uomo entra nella sua visuale e Michela deglutisce a vuoto, la bocca secca per la paura.
Al posto del viso ha delle bende incrostate di sangue rappreso. Le strisce di stoffa sono tirate, il pus le chiazza di giallo dove dovrebbe esserci il naso. Gli occhi senza palpebre sono iniettati di rosso, i capillari rotti, la bocca mostra i denti anneriti e sul mento cola bava. L'uomo sputa quando parla.
"Mi ha rubato la faccia..." dice biascicando le parole in quella bocca senza labbra.
Michela non riesce a credere ai suoi occhi. E solo allora realizza. La figura senza torso, Clara senza cuore, il suo carceriere senza faccia. È una ragionamento folle ma è l'unico sensato in quella situazione.
Non è un'allucinazione. Non è un sogno né la droga. Questi sono i relitti che si è lasciato dietro. Sono gli scarti. Si è costruito con i pezzi degli altri. È una specie di Frankenstein. È un ladro... E siamo tutti sue vittime...
"Tu... Come ti chiami?"
"Raoul... Tu?"
"Michela... Senti, non è che mi libereresti?"
E nell'assurdità della situazione, Raoul scioglie le corde con dolcezza e la libera. Solo allora la ragazza, mettendosi a sedere sul letto, nota le spalle curve, il non incrociare mai il suo sguardo, la paura.
Quel ragazzo è terrorizzato da lei.
Allora Michela fa una cosa che la sorprende. Se ne rende solo conto dopo aver finito di parlare ma oramai è troppo tardi. Guarda Raoul che cerca di non incrociare il suo sguardo e si è allontanato da lei. Lo osserva bene, poi sospira, sorride e gli dice:
"Racconta."

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