30.9.13

Scappa! / cap. IV

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- IV -


Il bagno è una stanza fatta a elle. Il lato più corto, rialzato, è occupato da una vecchia vasca da bagno di marmo di quelle che si vedono solo nei film. Zampe di leone a sorreggerla e rubinetteria dorata. La ragazza non crede ai propri occhi. Si avvicina e apre l’acqua. Resta un po’ delusa quando non esce niente dal cannello a forma di cigno.
Si avvicina al più moderno lavandino, incrostato di calcare. Apre l’acqua calda. Il rubinetto trema un po’, tossisce un paio di volte e poi l’aria si riempie di vapore. Michela affonda le mani infreddolite sotto il getto d'acqua bollente e rabbrividisce di piacere. Trova gli asciugamani puliti e si deterge il collo, il petto e il viso.
Peccato non aver niente per cambiarmi pensa mentre raccoglie i capelli in un turbante di spugna.
Resta un po’ in bagno, a farsi riscaldare la pelle dal vapore che riempie la stanza. Cerca il cellulare nella borsa per controllare l’ora e si rende conto di averlo lasciato in macchina.
Merda... Vabbè che tanto è scarico...
Torna in salone. Il ragazzo non si è mosso dal divano. Il film prosegue. Sembra qualcosa su un vampiro. I graffi della pellicola rovinata invadono a tratti lo schermo e l’immagine salta. Il suo ospite non si è accorto di lei e Michela si schiarisce la voce: "Ecco fatto. Grazie ancora, davvero. Mi hai salvata."
Il ragazzo si volta mettendo il film in pausa. L’immagine della statua di un angelo che si staglia contro il cielo nuvoloso resta imprigionata sullo schermo.
"Figurati."
"Senti, lo so che ti ho già dato un sacco di disturbo ma non è che avresti un ombrello da prestarmi? Quelli del servizio stradale hanno detto che ci metteranno tre ore ad arrivare e di aspettare vicino al veicolo..."
"Mi spiace. Ho solo quello blu e, se per sbaglio non me lo riporti, nella mia condizione mi metti un po’ nei guai" risponde lui.
"Ah! Va bene, scusa. Non ti preocc..."
"Ma se vuoi posso prestarti un tetto" la interrompe "tanto, da quella finestra, la tua auto la vedi."
Michela si avvicina al vetro e guarda giù. La macchina è parcheggiata proprio lì sotto, le quattro frecce che illuminano la strada di giallo intermittente.
"Grazie ma non vorrei disturbarti..."
"Nessun disturbo, fidati. Anzi, fa' proprio come se fossi a casa tua. Se ti serve di nuovo il bagno o se vuoi farti un tè caldo..."
Michela lo guarda.
Lo guarda bene.
Nella penombra i suoi occhi brillano debolmente. Sta appoggiato con la schiena ai cuscini del divano ma la sua posa non è rilassata. Michela segue la linea del bacino fino alla coperta e alle gambi informi. Rialza lo sguardo.
Lui le sorride.
Lei accetta l’invito.
"Sei davvero un angelo!"
"Tutto il contrario, fidati" ride lui.
"Senti, non è che avresti un phon?"
"Ma certo! Solo che è nell’altro bagno... primo corridoio a destra, seconda porta a destra e poi la porta in fondo."
"Grazie, grazie davvero!" dice Michela allontanandosi nella direzione che il ragazzo le ha appena indicato.
Primo corridoio a destra, seconda porta e poi la porta in fondo... Ma quanto è grande questa casa? Alla faccia dello zoppo, uno ci fa i chilometri qua dentro... pensa, sbaglia strada e si perde.

23.9.13

Scappa! / cap. III

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- III -


"Guardi, sono bloccata con la macchina... no... no, non parte proprio. Sì, ho provato... cosa? No, non so proprio di cosa sta parlando... quanto?!? Tre ore?!? Ma com’è possibi... Ah, ok... Sì, sì... ho capito.... Sì... sì, aspetto vicino al veicolo... sì, grazie."
La ragazza abbassa il telefono. Bruttistronzitreoresottolapioggia...
Respira piano cercando di calmarsi. Sente freddo, trema leggermente e l’acqua sulla pelle nuda la fa starnutire.
Si volta, siede sulla scrivania e si guarda riflessa in uno specchio dalla pesante cornice d’ottone che sovrasta la console ottocentesca. La gonna le si è sollevata, le autoreggenti le segnano la coscia e la pelle bianca tra le gambe risalta nella penombra. Il trucco leggermente sfatto e i capelli bagnati evidenziano il viso e gli occhi.
Sembro una modella pensa e starnutisce. O una troia e starnutisce di nuovo.
Lo specchio monumentale non è l’unica antichità della stanza. Tutta la casa, avvolta dalla penombra, è ingombra di mobili polverosi che ne occupano l’oscurità con forme ambigue.
L’appartamento si sviluppa in profondità, forse ricavato da vari acquisti uniti poi nel corso del tempo. La ragazza si guarda intorno e annusa l’aria stantia. La casa sembra disabitata, piena di porte che danno su corridoi che danno su stanze che danno su altri corridoi con altre stanze.
Per trovare il telefono si è persa un paio di volte. Si avvicina e osserva le porcellane di Capodimonte che affollano la libreria di mogano scuro. Facce eburnee e pose borboniche per fanciulle discinte e divinità pagane. La polvere trucca di scuro gli occhi dipinti e ragnatele sottolineano i gesti composti.
La ragazza starnutisce di nuovo.
Meglio tornare di là.
Chiude la porta della stanza alle sue spalle e la fioca luce di un televisore guida i suoi passi.
La TV a schermo piatto troneggia su un cassettone con fregi dorati al centro del grande salone. Una playstation con i suoi joypad è gettata in un angolo. La stampella è poggiata a terra. Il ragazzo è seduto su un grande divano di stoffa. Ha le gambe rannicchiate sotto una coperta rossa e le sorride.
"Trovato il telefono?" chiede.
E quanto cazzo sei bello pensa lei ma risponde: "Sì, grazie. Ci ho messo un po’. Casa tua è decisamente grande."
"Di mia nonna."
"Eh?"
"La casa, è di mia nonna."
"Ah..." e si guarda intorno.
"È morta, tranquilla" sorride lui.
Lei resta in silenzio. Il suo ospite la mette a disagio e l’affascina in ugual misura. Il grande salone con angolo cottura, più una vera e propria cucina in muratura che un angolo solo, sembra l’unica parte della casa regolarmente abitata.
"Mi dispiace" dice lei.
"Per cosa?" chiede il ragazzo guardando un vecchio film muto.
"Per tua nonna."
"Grazie, ma non l’ho mai conosciuta. L’unica cosa che ho di lei sono alcune foto di là. E la casa, ovviamente."
La ragazza starnutisce di nuovo. Stavolta piano però, come se avesse paura di disturbare.
Lui continua a guardare il film. Sullo schermo ci sono persone che si agitano ma le loro ombre si muovono in ritardo. È buffo e spaventoso allo stesso tempo. Il ragazzo non sembra voler proseguire la conversazione, ma lei ha decisamente bisogno di un bagno per asciugarsi e darsi una sistemata.
"Mi chiamo Michela."
"Piacere" risponde lui.
La ragazza starnutisce, forte stavolta.
Lui la guarda: "Cazzo, perdonami. Se ti serve qualche asciugamano, serviti pure. Nel bagno ce ne sono di puliti. Ti accompagnerei io ma..." indica il mucchio informe delle gambe sotto la coperta.
Lo dice in un modo così semplice e così premuroso che spiazza la ragazza. Michela lo guarda, imbambolata dal suo sorriso. Poi starnutisce di nuovo e dice: "Oddio, sì, grazie! Scusami, eh?
"Fa' come fossi a casa tua, davvero. Il bagno è di là" le indica il corridoio in direzione opposta rispetto alla stanza del telefono.
"Secondo corridoio a sinistra, prima porta a destra. Non puoi sbagliare."
Michela si allontana mentre il suo ospite riprende a guardare il film. Lei raggiunge il corridoio e si ferma un attimo a spiare il padrone di casa. La fronte alta, la barba leggermente incolta, il profilo dritto del naso, gli occhi grandi e grigi, così freddi e così dolci... e poi l’attaccatura del collo alla nuca, la camicia leggermente aperta a mostrare l’inizio della spalla con il muscolo ben in evidenza e la fossetta della clavicola...
Dio, potrei passarci le ore con la testa affondata lì, proprio lì e starnutisce.
Il ragazzo si gira di scatto mentre Michela si nasconde dietro l’angolo, col cuore che le batte all’impazzata.
Deficiente dice a se stessa mentre cerca il secondo corridoio a sinistra e la prima porta a destra.

19.9.13

Axel Ardan - episodi 11 & 12


E con questi due episodi, Axel se ne va un in pausa per un mesetto circa.

La serializzazione settimanale è una bella botta, soprattutto se gli autori sono sempre gli stessi, e così la mesata di pausa serve a ritirare il fiato e ci aiuterà ad andare a chiudere la saga con gli altri dodici episodi che verranno pubblicati tutti d'un fiato sempre su Skorpio.

Quindi, siamo a metà, e fondamentalmente abbiamo scoperto tutte le carte. Ci sono un bel po' di misteri e di rivelazioni da fare ancora (altrimenti che vi raccontavamo negli altri dodici episodi?) ma diciamo che il setting, i personaggi e le varie linee narrative sono tutte presentate.

Detto questo, vi saluto ricordandovi che per comunicazioni con noi autori e su come procedono i lavori c'è la pagina Facebook e che, comunque, ci rivediamo qua lunedì prossimo con il nuovo capitolo di Scappa!

16.9.13

Scappa! / cap. II

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- II -


Lo zoppo si appoggia a una sola stampella, ha un giaccone pesante e i lunghi jeans a campana diventano più scuri dove, fradici, strusciano a terra.
Le quattro frecce illuminano il corpo dell’uomo ma non il suo viso. La ragazza si volta a sbirciare. La figura dal passo altalenante si fa più prossima.
Avanza lenta e piega a sinistra.
Avanza e piega.
Avanza e piega.
Avanza e piega.
Ci mette un’eternità a coprire l’intera lunghezza dell’automobile.
La ragazza, al sicuro nell’abitacolo, si toglie le scarpe e cerca di scaldarsi i piedi mentre razionalizza la paura cieca di poco fa.
Ma uno storpio che cazzo ci fa sotto l’acqua a quest’ora? pensa e segue con lo sguardo l’uomo che la supera lentamente dirigendosi verso un portone. La tensione si scioglie con un brivido mentre la ragazza rovista nella borsa per trovare qualcosa con cui asciugarsi. S’è spaventata come una deficiente per nulla.
Lo storpio abita qui.
Niente di cui avere paura.
E poi, che cazzo di stupratore è uno zoppo? Me lo immagino a corrermi dietro... sorride.
La mezzaluna oscilla violentemente mentre l’uomo cerca di salire le scale che terminano nel portone. Tiene la stampella sotto il braccio con cui regge l'ombrello e strattona il mancorrente salendo un gradino alla volta.
Arriva al pianerottolo, si appoggia nuovamente alla stampella, incastra l’ombrello nell’incavo tra spalla e mento e cerca le chiavi in tasca al giaccone.
La ragazza osserva tutto, affascinata dalla difficoltà della manovra. Da sotto al sedile un lampo improvviso la distrae.
Pure il cellulare con la batteria scarica, di male in... aspetta un attimo! spalanca la portiera e corre sguazzando verso lo zoppo.
"Ehi! Ehi! Scusa!" dice disperata cercando di sovrastare il rumore della pioggia. L’uomo ha infilato le chiavi nella toppa e le lascia lì a penzolare mentre si volta.
"Scusa, io..." e la ragazza di colpo sta zitta.
È bello.
Di una bellezza da lasciare senza parole. Sorride un poco, ha gli occhi di un profondo che ipnotizza.
È... perfetto... mentre le chiede: "Sì? Posso aiutarti?"
La ragazza manda indietro i capelli bagnati: "Sì, ecco, ho la macchina in panne e il cellulare non prende ed è pure scarico e non è che mi presteresti un telefono per chiamare un carro attrezzi?"
Lo dice tutto d’un fiato, fradicia sotto la pioggia. Il seno bagnato brilla un poco sotto la luce tremula dei lampioni e la ragazza, inconsciamente, fa scivolare una mano a sistemare la gonna.
Il ragazzo ha pochi anni più di lei, sorride, la guarda tutta, la squadra forse un momento di troppo. Ma poi si volta con qualche difficoltà, apre la porta e le fa strada.
"Certo, figurati. Vieni pure."
La ragazza entra nell’androne del palazzo, finalmente all’asciutto. Il suo ospite ritira le chiavi e la pesante anta si richiude con un tonfo.
"Prego, da questa parte" dice e zoppicando la conduce verso la porta più lontana. L’androne è scuro, illuminato debolmente. Il pavimento reca evidenti tracce di polvere. La stampella fa un rumore metallico colpendo il piancito e l’eco si propaga per la tromba delle scale.
"Ma è tutto disabitato qui?"
"Meglio, no?" le risponde lui dandole le spalle.
La ragazza rallenta un po’ il passo. Non le è piaciuto il tono della risposta. Il ragazzo, facendo perno sul piede offeso, si volta e conclude: "Più spazio, meno affitto" e le fa l’occhiolino.
Lei si avvicina di nuovo e gli si ferma a fianco, di fronte a una porta scura. Lui dà una spinta e la porta si apre. È completamente buio e c’è un odore strano, come di cane e di chiuso.
Il ragazzo le sorride e dice: "Benvenuta."

9.9.13

Scappa! / cap. I

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- I -



La pioggia batte forte sull'automobile e rimbomba sul tettuccio mentre le quattro frecce, col loro pulsare ritmico, accendono la scena a intervalli regolari. La ragazza tiene premuto il cellulare contro un orecchio e il palmo della mano contro l’altro. Si morde il labbro e riprova a telefonare. Merda di uno smartphone nuovo... Chiamate di emergenza un cazzo! pensa, e lo lancia con un gesto di stizza sul sedile del passeggero. Il telefono rimbalza e finisce sul tappetino con un piccolo tonfo.
La ragazza guarda fuori. Il muro d’acqua che si abbatte sul finestrino è uno scrosciare incessante. Abbassa lo sguardo sul vestito, sulla gonna corta, sulle calze a rete e sulle scarpe nere di vernice. Poggia una mano sulla scollatura a balconcino e valuta se la giacca scelta per quella sera possa essere utile contro un nubifragio. L’ombrello nella borsetta è piccolo, la pioggia la inzupperebbe comunque da capo a piedi appena messo il naso fuori dall'auto. Addio messa in piega, addio trucco leggero a sottolineare il verde dei suoi occhi. Che serata di merda... e colpisce piano il poggiatesta con la nuca.
Doveva vedersi con un tipo. Niente di troppo impegnativo, un amico di un collega che aveva conosciuto a un party aziendale. Le sue foto al mare, trovate su Facebook, mostravano due gambe allenate. E bei piedi, grandi e proporzionati.
Se la serata si fosse messa bene, se lui fosse stato carino ed educato, se non si fosse lamentato tutto il tempo dell’ex scappata con il migliore amico, se avesse insistito per pagare la cena e se non gli fosse puzzato il fiato, se tutto fosse andato nel modo giusto, insomma, aveva già deciso di finirci a letto. Per sicurezza aveva cambiato le lenzuola prima di uscire. Precauzione inutile. Il motore aveva iniziato a singhiozzare appena imboccata la via laterale che, secondo il navigatore, l’avrebbe portata davanti al ristorante. La macchina aveva proseguito un poco per poi fermarsi del tutto.
Era bloccata lì da forse un'ora.
Sospira. Volta la testa e guarda fuori, sconsolata. I lampioni rischiarano a malapena il marciapiede e i palazzi che svettano contro la pioggia. Sembrano case vecchie e nessuna delle finestre è illuminata. La ragazza è sola. Il cellulare non ha campo e le sue conoscenze di meccanica sono nulle, come le possibilità di scendere dall’auto e rimanere presentabile per una prima uscita. Aveva calcolato i tempi per arrivare con quel giusto ritardo al ristorante, odiava dover attendere il suo accompagnatore. Ritardo su ritardo, il cellulare che non prende... se fosse stata lei ad aspettare, si sarebbe già mandata a quel paese e se ne sarebbe tornata a casa.
Prova per un’ultima volta a far partire l’auto. Gira la chiave, affonda la frizione e dà un paio di colpi di acceleratore. Il motore singhiozza con delle forti scosse sussultorie per tre, quattro volte.
Ok, ‘fanculo la macchina, ‘fanculo la serata e ‘fanculo tutti. Voglio solo tornarmene a casa una doccia e a letto! pensa e scende dall’auto. La pioggia le fradicia le braccia e la testa nel tempo in cui tenta di aprire l’ombrello. La giacca è insufficiente, raffiche di vento le penetrano nelle ossa come se fosse nuda contro la tempesta. Le scarpe le si riempiono d’acqua appena poggia i piedi a terra. Armeggia col cofano e finalmente riesce ad aprirlo. Puzza di bruciato e il motore è un pozzo nero dai contorni indefiniti. Si guarda intorno, la strada è deserta. I palazzi sono dei giganti silenti. Con un singulto di rabbia e frustrazione sbatte forte il cofano.
E solo allora, la vede.
Una mezzaluna blu che avanza. Ondeggia sotto la pioggia con un ritmo spezzato. Avanza lenta, poi si piega improvvisa a sinistra, poi avanza, poi piega. Arriva sotto il breve cono di luce di un lampione. La ragazza aguzza gli occhi. La mezzaluna è un ombrello e sotto l’ombrello si intravede la figura di un uomo.
Zoppo.
La ragazza sta per vomitare. La sua reazione è completamente irrazionale, esagerata rispetto alla situazione. Cerca di calmarsi, dà la colpa al freddo, alla schiena zuppa nonostante la giacca, alle gambe praticamente nude. Ma il terrore le afferra lo stomaco e la fa piegare su se stessa. È una paura assoluta che la inchioda lì come davanti a un lupo in un bosco. È senza via di fuga.
Una folata di vento gelido le inzuppa la schiena e la fa trasalire. L’ombrello blu, piegato in avanti contro le intemperie, avanza verso di lei con quel ritmo asincrono tipico degli storpi. La ragazza si precipita nell’abitacolo. La maniglia è fradicia e le sfugge sotto le dita mentre cerca di afferrare lo sportello per tirarlo a sé.
La mezzaluna si accosta alla macchina. La ragazza geme. Si chiude dentro con un tonfo sordo. Fa scattare la chiusura centralizzata e si rannicchia sul sedile.
Ma da quando i denti mi battono così forte?!

5.9.13

Axel Ardan - episodio 10



Ci avviciniamo rapidamente al dodicesimo capitolo di Axel e alla pausa prima della seconda parte della storia (sempre di dodici ) e lo facciamo con un episodio action-vecchiascuola-steampunk (se mai esistesse una cosa del genere).

Uno tra i miei preferiti in assoluto per quanto mi sono divertito a scriverlo.

2.9.13

Da lunedì prossimo si comincia


Scappa! inizia la sua vita sul blog lunedì prossimo, 9 settembre.

Alle 8:30 il primo capitolo sarà on-line (sempre se non ho fatto casini con la programmazione di blogger).

26 capitoli per 26 settimane con 26 splendide illustrazioni di Federico Rossi Edrighi.

Si inizia il 9 settembre, si finisce a marzo. 4 puntate al mese per 6 mesi e mezzo.

Sì, sto sparando cifre a raffica, ma solo per coprire una leggerissima ansia da prestazione che, in maniera del tutto inspiegabile e davvero poco consona al mio carattere (normalmente così posato) sta cominciando a farsi sentire...

QUA il link sul perché Scappa! è pubblicato a puntate sul blog e invece a pagamento sugli store.

QUA la lista completa di dove potete acquistarlo se proprio non ce la fate ad aspettare il 9 settembre.

Detto questo, ci si legge lunedì prossimo!