28.10.13

Scappa! / cap. VIII

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- VIII -



Michela siede a terra. Clara canticchia mentre accende un fuoco usando un accendino, quella che sembra paglia e la gamba di una sedia come combustibile.
Dove diavolo se l'è procurata della paglia? pensa Michela e si guarda intorno.
Clara l'ha guidata su quel pavimento nero. Sembrava usare le cataste di mobili come punti di riferimento e procedeva spedita. Le aveva detto di seguirla e così Michela aveva fatto anche se, ogni tanto, lanciava un'occhiata alle sue spalle. La strana figura vestita di stracci continuava a seguirle cercando di nascondersi quando poteva. Più ridicola che minacciosa, le metteva comunque ansia. L'aveva detto a Clara. La ragazza l'aveva osservata, prima aggrottando le sopracciglia, e poi sorridendo.
E poi scoppiandole a ridere in faccia.
Michela aveva provato a chiedere cosa ci fosse di così divertente. Clara era tornata subito seria. Non le aveva risposto e si era avvicinata a un mucchio di mobili alla loro sinistra. Aveva alzato un lembo di un vecchio lenzuolo con uno scatto. Una nuvola di polvere era esplosa ad accompagnare il gesto deciso e Michela aveva cominciato a starnutire. Gli occhi le lacrimavano mentre Clara si era tuffata là sotto e aveva cominciato a rovistare borbottando tra sé e sé. Era riemersa dalla sua spedizione con un sorrisetto soddisfatto mentre Michela cercava di smettere di tossire. Aveva in mano dei soprammobili. Roba anni '70. Papere di coccio, bulldog seduti, alcuni cigni di Swarovski, un paio di Arlecchino di porcellana e un Pinocchio di legno.
Con un ululato aveva cominciato a scagliarli contro la figura di stracci, urlando a squarciagola che era un senza palle, un castrato, uno scherzo della natura, uno schifo, un idiota, un coglione, un figlio di puttana, un bastardo senza spina dorsale e col cazzo piccolo!
La figura aveva cercato riparo e poi si era allontanata singhiozzando. A Michela aveva fatto un po' pena mentre Clara ridacchiava e continuava a sussurrare: "Senzapalle, senzapalle, senzapalle, senzapalle, senzapalle, senzapalle".
La ragazza aveva ripreso il cammino strascicando i piedi sul parquet sconnesso e Michela non aveva avuto altra scelta se non seguirla.
Avevano camminato nel più completo silenzio in quella stanza immensa senza che Michela potesse scorgere un punto di riferimento, neanche una luce in lontananza. Lo strano chiarore che sembrava pervadere tutte le cose non aveva un'origine definita. Era dappertutto, era semplicemente lì, come la polvere su cui lasciavano le loro impronte. Avanzavano da sole sul nero del pavimento e camminavano tra i mucchi di mobili coperti dai bianchi lenzuoli.
Michela sentiva le gambe pesanti, i crampi ai polpacci le si arrampicavano sulle cosce e lungo la schiena. La vista le si offuscava a tratti. A volte si ritrovava quasi a sbattere contro quei mucchi bianchi.
Poi, improvvisamente, a Michela era sembrato di scorgere un angolo. Lo aveva fissato dapprima inebetita. In quell'allucinante traversata aveva dato per scontato che la stanza continuasse all'infinito. Pareti parallele che non si intersecavano mai. Eppure, quello era un angolo. Era la fine della stanza. Era un punto di riferimento.
Era tanto colpita da quell'evidenza geometrica che ci aveva messo un po' a capire che il mucchio di mobili incastrato tra le due pareti era diverso dal migliaio di altri che aveva incrociato. C'era un tavolo sgombro, con un lenzuolo come tovaglia. Delle sedie spaiate. C'era un materasso buttato a terra sotto una scrivania alta che gli faceva quasi da baldacchino. C'erano piatti, ceste piene di vestiti, c'era un portaombrelli colmo di parasole di seta bianca. Clara, canticchiando, aveva fatto una corsetta in avanti. Poi si era fermata di scatto. Aveva fatto finta di frugarsi in tasca e ne aveva tirato fuori una chiave immaginaria con cui aveva aperto una serratura che solo lei vedeva. Aveva spalancato la porta e con una piroetta aveva fatto un mezzo inchino rivolto a Michela, facendole segno di entrare.
"Benvenuta nella mia umile dimora, mia cara!"

21.10.13

Scappa! / cap. VII

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- VII -



La porta sobbalza con un tonfo, i cardini scricchiolano e l’intelaiatura cede un poco. Michela salta dal divano e solo un conato di vomito le permette di non urlare. Si ritrova bocconi, un filo di bava dalla bocca scende lentamente. Si pulisce le labbra con il lenzuolo. L’odore di muffa le schiarisce la testa. Il rumore di zoccoli si allontana, come se il ragazzo stesse facendo il giro per sorprenderla alle spalle. Si alza, le gambe le tremano. Si guarda intorno, gli occhi ormai abituati all'oscurità. La stanza è molto più grande di quanto le fosse sembrata a una prima occhiata. È un immenso salone, come quelli dei film in costume. Il pavimento è fatto da pesanti assi scure leggermente sconnesse l'una con l'altra. La poca luce che si rifrange sulle increspature del legno fa assomigliare il parquet ad acqua sporca che placida ristagna. Pochi mobili, coperti da lenzuoli bianchi, interrompono quel nero. Michela si alza, fa un paio di passi e poi si ferma.
E adesso? si domanda mentre guarda la porta alle sue spalle. Tira su col naso e si massaggia la bocca ancora indolenzita per il bacio rubato.
Le chiacchiere stanno a zero. Devo uscire fuori di qui il prima possibile!
La casa però sembra sempre più grande e Michela decide di seguire il muro passo passo, cercando una porta che per ora non scorge nella penombra.
Si toglie le scarpe per non tacchettare sulle assi scure e cammina, infreddolita e spaventata, lungo pareti spoglie. I suoi unici punti di riferimento sono i mobili bianchi, ammassi polverosi che come iceberg galleggiano nel nero.
Dove cazzo si sarà nascosto? pensa mentre con una mano accarezza la parete dipinta di scuro. La stanza sembra andare avanti all'infinito e l'angoscia per il suo ospite non le fa notare che uno dei mucchi bianchi si muove verso di lei.
È grande come un uomo, ma più che camminare, è come se buttasse in avanti gambe e braccia in maniera disordinata, a casaccio, come se gli mancasse un busto a cui collegare i tendini per avere un movimento coordinato. Il rumore dei piedi sbattuti sul pavimento rimbomba nell'aria stantia.
Oddio no! Ti prego, no. Di nuovo, no! e indietreggia, sguardo fisso sul mucchio bianco. Michela si allontana dal perimetro rassicurante dei muri e corre via, lontano dalle pareti. Si volta e vede la creatura che inciampa nei suoi stessi stracci e cade rovinosamente contro un mucchio di mobili accatastati. Si ferma, incerta. Non è lui! Ma allora chi può... e urla sorpresa. Una ragazza l'ha appena sorpassata di corsa e si avvicina alla creatura agitando le mani per scacciarla.
"Sciò! Sciò!"
Il mucchio di stracci si rimette in piedi spezzandosi là dove dovrebbe esserci il torace e caracolla all'indietro. Si allontana e si perde nelle tenebre da cui era venuto.
La ragazza si gira e si avvicina a Michela. I passi nudi non fanno rumore sulle vecchie assi. Il suo vestito è una tunica drappeggiata intorno al corpo scheletrico, probabilmente uno dei lenzuoli che coprono la mobilia della stanza.
Michela si guarda intorno, spaventata. Cerca una via di fuga sul nero del pavimento. La ragazza se ne accorge e si ferma.
"Ciao!" urla "Sta' tranquilla, se n'è andato."
Fa un paio di passi: "È innocuo, anche se è un rompiscatole."
Michela smette di indietreggiare. La ragazza si fa più vicina.
"Io mi chiamo Clara. Tu?"
"Michela..."
"Sei stata brava prima. Non con il rompiscatole qua dentro, intendo proprio con lui. Lo zoppo. Mi è piaciuto come gli hai chiuso la porta in faccia. Questa casa è talmente grande che, storpio com'è, gli ci vorrà un po' a fare il giro."
La ragazza è a due passi, è bassa, i capelli in disordine, sporca in faccia e puzza un po'.
Sorride.
"Ci facciamo un tè?"

14.10.13

Scappa! / cap. VI

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- VI -



Le pareti ondeggiano e Michela inciampa e sbatte. Alle sue spalle qualcosa si rompe. È stata lei? Non ricorda. Sa solo che la bocca le fa male. La lingua del ragazzo deve averle tagliato il palato. Prova ad aprire tutte le porte che incontra appoggiandosi pesantemente alle maniglie. Alcune cigolano, altre cedono con un tonfo. Nessuna, però, si apre. Michela si volta, la fuga del corridoio in lontananza è vuota. Si sorprende. Non era così lungo il corridoio. O sì?
Cerca di essere lucida. Cerca di non inciampare nei pesanti tappeti. Cerca di trovare una porta aperta dove nascondersi.
Ma nascondermi da cosa? Il ragazzo! Sì, il ragazzo. Resta lucida restalucidarestalucidaresstaaaaaaluuuudicarestaaaaaahia!
Sbatte contro un mobile, la chincaglieria con un sobbalzo cade a terra. Il rumore le schiarisce la mente. Si avvicina a una porta. La maniglia è scivolosa ma fortunatamente riesce ad aprirla. Si intrufola dentro richiudendosi la porta alle spalle. Le mani le tremano mentre cerca a tentoni nell'oscurità l'interruttore per la luce. Non lo trova ma ride isterica perché la serratura ha la chiave infilata nella toppa. La gira con forza fino a farla incastrare con uno stridio metallico. I suoi occhi si abituano all'oscurità mentre nella stanza emergono mobili coperti da lenzuola bianche.
Michela si siede su un divano. Una nuvola di polvere esplode appena la ragazza si lascia cadere. Tossisce, gli occhi le bruciano. Deve allungarsi un attimo, distendersi, deve recuperare un po’ di lucidità. Poi, improvvisamente, realizza:
"La drhogha dello sciupo... la dhroga dello stuppro!" la lingua le inciampa sui denti e la nausea le stringe lo stomaco.
Resta lucida... La lingua fredda... mi viene da vomitare... resta lucida... pensa. Pensa, ragazza, pensa! Lucida! L’auto... devo tornare alla macchina. Devo aspettare a fianco al veicolo sotto la pioggia. Tre ore, brutti stronzi. Ecco sì, resta lucida. A fianco al veicolo. La mia macchina... il cellulare! Resta lucida! È scarico ma posso chiudermi dentro la macchina. Sì, ecco, così. Resta lucida e ragiona. Dentro la macchina sono al sicuro. Devo solo raggiungere la macchina. La droga era nel tè e ha provato a baciarmi. Sono sicura. Ma se arrivo alla macchina sono al sicuro. Basta arrivare alla porta... la porta! La porta di casa! La casha è giiiiigggaaaaaanttteeeeeeeeeeee... resta lucida! La porta. Esci dalla porta. Ora devi solo trovare la porta...
Un rumore la fa sobbalzare. È un tonfo pesante che rimbalza sul vecchio pavimento, sulle assi logore, sui muri scrostati. È veloce. È secco ed esplode ritmico. Riempie la casa e Michela non riesce a concentrarsi. Lo sente prima col cuore, col petto, col respiro. Non riesce a capire cosa sia. Si ferma ad ascoltare. E solo allora, solo per un attimo, la mente le si schiarisce dallo shock per il bacio.
Cadendo addosso al ragazzo era presa dai suoi occhi, voleva sentire il suo calore, voleva baciarlo e scoparselo. Ma la lingua fredda spinta in gola le aveva fatto venire voglia di vomitare e si era discostata di colpo. Aveva spostato la coperta rossa.
Aveva visto le gambe del ragazzo.
Ragionare è difficile, ricordare l’esatto ordine degli eventi... Sa che è scappata, che la casa è grande e che si è tagliata una mano. È successo prima del bacio? Non ricorda. Ma sa cosa ha visto. Ha visto le gambe del ragazzo. Ma non erano gambe normali. Non erano protesi. Non erano niente di umano. Erano delle strane zampe con le articolazioni al contrario. Erano coperte di tumori. Non avevano un’anatomia definita. Erano grumi di carne cresciuti come escrescenze. Non c’era un piede ma una specie di zoccolo...
Il rumore...
Il rumore...
Il rumore è lui che corre!

7.10.13

Scappa! / cap. V

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- V -



Michela lascia cadere la bustina di tè nella tazza bollente. Si è asciugata alla meno peggio col phon e si è persa ancora e ancora nei meandri della casa cercando di tornare in salone. Il suo ospite sta ancora guardando un film. C’è una città del futuro con uno scienziato e una specie di robot. L’automa prende le fattezze femminili di una donna che si chiama Maria. Non sembra lo stesso film di prima ma non può esserne certa. Le didascalie sono in tedesco e l’immagine molto rovinata.
"Sei un appassionato?" chiede Michela mentre si riscalda le mani sorreggendo la tazza e soffia piano sulla superficie dell’acqua.
"Diciamo che i film mi tengono compagnia e mi fanno viaggiare con la mente” risponde lui.
Il calore che si sprigiona dalla tazza è piacevole. Il crampo sulla schiena le si scioglie lentamente: "Non esci mai?”
"Poco."
"E che fai nella vita, oltre guardare vecchi film?"
Il ragazzo sposta lo sguardo sulla sua ospite. Michela si sente a suo agio e gli sorride da sopra la tazza. Beve lentamente e a sorsi regolari.
"Non devo lavorare. Non più. Avevo un’assicurazione e dopo l’incidente..." resta in silenzio guardando la massa informe delle gambe sotto la coperta "dopo l’incidente ci hanno pensato loro."
Il tè ha un buon sapore e lascia la lingua felpata. Michela sente il calore irradiarle la pancia a ogni sorso. Il freddo le scivola via e piano piano si rilassa. Sta bene. E così prosegue:
"Com’è successo?"
"Se non ti dispiace...” le risponde educatamente il ragazzo "preferirei non parlarne."
Michela fa un’espressione sorpresa, come se non si fosse resa conto di ciò che ha appena detto.
"Oddio, scusa, non volevo! Davvero! Non so che mi è preso. Di solito non sono così impicciona."
Il ragazzo sorride. Dolcemente.
"Non c’è problema. Sono contento che ti stia riprendendo dal freddo."
"Oh sì, grazie. Dev’essere questo tè. Cosa hai detto che c’è dentro?"
Il ragazzo spegne la TV e risponde con aria seria: "Hai proprio deciso di rubarmi tutti i segreti stasera, eh?"
Michela ride. Si sente la testa leggera. Beve il tè e si siede su uno sgabello della cucina. La gonna del vestito le si soleva ma non se ne accorge.
"Perché, ne hai tanti di segreti?"
"Tu che dici?"
"Mmmmhhh... facevi il modello prima?"
"Scusa?"
Michela scoppia nuovamente a ridere.
"Oddio, scusami! Non so davvero cosa mi stia succedendo..." cerca di riprendersi "volevo solo dire che potresti sembrare un modello."
Il ragazzo sorride, senza modestia.
"Ti ringrazio ma niente di così speciale. Ero solo un rappresentante. Andavo in giro per una società di abiti femminili."
"Oh, mamma!" esclama Michela "Chissà che strage tra le commesse!" e ride portando una mano alla bocca. Prova a fermarsi ma non c’è verso di recuperare un contegno.
"All’epoca non potevo lamentarmi..."
"Facevi come i marinai, eh? Ogni porto una nuova conquista!"
Michela ha la vista leggermente annebbiata. Si passa il dorso della mano sugli occhi. Sta lacrimando: "Scusami davvero, non so cosa mi stia succedendo."
Resta un attimo in silenzio. La testa che le gira e lo stomaco in subbuglio.
"Hai delle belle gambe" dice lui, guardandola intensamente.
Michela sorride stupidamente.
"E tu sei un fico da paura..." biascica la ragazza. Sorride. Lo stomaco le si stringe in un conato di vomito.
"Scusa ma mi sa che devo andare in bagno... " dice "non mi sento tanto bene..." e inciampa. Cerca di non cadere ma può solo caracollare in avanti. Si appoggia con un tonfo al divano e si ritrova tra le braccia del suo ospite.
Lui l’afferra e Michela non sa bene come ma si ritrova labbra contro labbra con il ragazzo. Le piace. È bello. Lo vuole. Apre la bocca e sente la lingua di lui scivolarle dentro.
È gelata.
Michela si ritrae di scatto.
"Scusa, scusa, scusa..." farfuglia mentre si rialza "vado... in bagno..."
Quel gelo improvviso a contatto con il palato l’ha fatta riprendere per un attimo. Si rende conto che c'è qualcosa che non va ma non riesce a mettere a fuoco cosa sia. Il suo ospite la guarda appoggiarsi a un muro e avanzare malferma sui tacchi. La sua espressione è indecifrabile. Il ragazzo scosta la coperta e si alza.
Michela lo vede, urla e, prima di rendersene conto, già scappa lungo i corridoi.