13.1.14

Scappa! / cap. XIX

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XIX -



Michela siede sul materasso, le mani appoggiate in grembo. Di tanto in tanto annuisce ma non ascolta più il ragazzo. Guarda la porta. Quanto ci metterebbe a raggiungerla con uno scatto?
Una decina di passi, forse meno. Se solo avessi qualcosa con cui colpirlo...
Si immagina la scena. Lei che scatta, Raoul che cerca di fermarla, lei che lo colpisce in pieno volto. Raoul che si rotola a terra, le mani sul viso mentre lei raggiunge la porta e la apre e...
"Stai bene?" le chiede il ragazzo.
Michela sussulta.
Tranquilla, stai tranquilla...
"Mi dispiace per prima, per la corda e tutto il resto... Comunque, se vuoi, puoi andare. Non sei mia prigioniera."
Michela osserva il suo ospite. Gli occhi sono gialli e venati dai capillari rotti e, senza le palpebre, lacrimano in continuazione. Ma sembrano sinceri.
Michela si alza di scatto. Passa a fianco al ragazzo che la guarda sorpreso. Afferra la maniglia e la tira a sé con tanta forza quasi da strapparla. La porta si apre e sbatte contro il muro. Michela resta sulla soglia e si gira.
"Non... Non era chiusa..." dice col fiatone.
Raoul, che la guarda a bocca aperta: "Te l'avevo detto, no?" poi, come se improvvisamente realizzasse "oddio, ti avevo legato solo per non farti scappare! E ti avevo afferrato nel corridoio per salvarti da lui! Credimi! Ti sarai spaventata a morte! Mi dispiace! Non volevo, davvero, non volevo..." si porta la mano alla bocca, in un gesto tanto assurdo quanto educato.
Michela getta un'occhiata alle sue spalle, c'è un corridoio con tante porte ai lati, come il primo che ha incontrato. Niente strisce rosse alle pareti.
Potrebbe portarmi fuori da qui...
Sta per andarsene quando si rende conto che non può farcela. Non da sola.
Cos'altro c'è là fuori che mi aspetta?
Richiude la porta e stremata si siede a terra, poggia la schiena contro il legno scuro dell'anta e guarda Raoul.
"Te lo sai come si esce da qua?"
"No... o meglio, forse sì... ma non ci ho mai provato. Dove potrei andare conciato così?"
"E che mi dici della pazza della stanza nera?"
"Vuoi dire Clara?"
"Sì, lei."
"Clara non è cattiva. È solo che lui le ha preso una parte importante e non riesce a farsene una ragione. Credo che sia ancora innamorata di lui, sai?"
"E la figura senza torso, quella specie di fantasma?"
"Lui è stato il primo, nessuno sa la sua storia. Fa paura, eh?"
"Il primo di cosa?"
"Il primo di noi."
Michela si guarda intorno, come se tutte le altre vittime del padrone di casa dovessero improvvisamente manifestarsi.
"Ma quanti siete?" chiede sorpresa.
"Non lo so, sinceramente..." dice Raoul "Clara, il senza busto e io siamo quelli che sono rimasti più vicini alla sua tana. Ma ci sono stati molti altri, soprattutto quelli a cui ha rubato qualcosa dalla testa. Ecco, quelli si sono allontanati. Si sono persi nella casa in profondità. Alcuni di loro si sono uccisi. A volte ne trovo il cadavere, sai? Perso in una delle stanze, o magari che ancora penzola da una corda attaccata al soffitto. Allora lo prendo e gli do sepoltura..."
"Dove?" lo interrompe Michela.
"C'è una scala che sembra proseguire per sempre. Li prendo e li butto di sotto..."
"Quella scala porta fuori di qui?"
"Non penso... non ho mai neanche sentito il tonfo. È come se continuassero a cadere all'infinito."
Michela ci pensa un attimo e poi chiede: "Che cosa fa esattamente lui?"
"In che senso?"
"Bè, mi stavi raccontando la tua storia... che cosa ti ha fatto esattamente? È la stessa cosa che ha fatto a Clara? O a quelli a cui ha rubato qualcosa dalla testa?"
"No, è che lui è come invidioso. Ti cerca, ti segue e ti capisce. Ti sfrutta, o magari ti rimorchia. Insomma, riesce sempre a trovare il tuo punto debole, che sia un ricatto o una carezza, riesce sempre alla fine a rubare una parte di te."
"Ma io che c'entro? L'ho incrociato per sbaglio, ero seduta in macchina a pensare ai fatti miei e..."
"Lui non sbaglia mai. Se ti ha trovata, è perché sa che può fregarti."
Michela resta in silenzio. Sta per piangere ma non vuole farlo davanti a Raoul. Non sa perché è capitata in quell'incubo, non sa perché è toccato a lei. Non sa come fuggirne. Non sa niente. Si siede a terra, si chiude su se stessa e abbraccia le gambe. Resta così, Raoul rispetta il suo silenzio.
Poi con la voce spezzata dalla frustrazione, Michela dice: "Mi finisci di raccontare la tua storia, per favore?"

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