6.1.14

Scappa! / cap. XVIII

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XVIII -



Raoul racconta la sua storia. Dice che gli hanno rubato il viso. Dice che gli hanno strappato via la faccia. Per questo è sempre bendato.
A Michela non importa nulla. È riuscita a farsi liberare e adesso si guarda intorno. La voce del ragazzo è una cantilena di sottofondo. Michela fa finta di ascoltare. Non osa muoversi. Ha paura di richiamare l'attenzione di Raoul prima di aver capito come scappare. Per ora, il suo ex-carceriere resta seduto poco lontano da lei, lo sguardo perso nel vuoto, la voce che esce rasposa e tritata da quei denti senza labbra.
Raoul racconta che all'inizio erano solo piccoli lavoretti in discoteca. Si doveva far vedere per il locale e, se era necessario, servire al bancone. E gli avevano specificato che doveva sempre provarci con le clienti in qualche modo. Ci sapeva fare con le donne ma i suoi cocktail facevano davvero schifo... Insomma, funzionava poco come barman. Ma poi gli avevano spiegato che se continuava così non avrebbe ottenuto nulla. Fu una delle vecchie che si stava portando a letto a dirglielo. E gli disse pure che lei poteva indirizzarlo nei giri giusti. Era solo un problema di attenzione. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, gli aveva detto. Quindi gli serviva un riflettore. E un cuore da far battere forte. Ci avrebbe pensato lei, gli aveva detto con un sorriso da squalo.
Intanto, Raoul aveva scoperto che un servizio particolarmente gradito dalle sue amiche speciali era quello di arrivare già carico. Cocaina, per la maggior parte di loro.
Così Raoul aveva chiamato un conoscente del liceo e aveva trovato un accordo. Con la cresta che riusciva a fare sul prezzo della roba guadagnava bene. Benissimo.
Sua madre gli chiedeva da dove arrivassero tutti quei soldi ma lui se ne stava zitto e sorrideva.
Raoul fa una pausa, ansima, come se ormai non fosse più abituato a parlare così a lungo e gli facesse fatica.
Michela sta zitta e buona e si guarda intorno. La stanza non è molto grande, il letto a cui era legata ne occupa un angolo. Di fronte a lei c'è un salotto, o quel che ne resta. C'è un tappeto, un divano a tre posti e un basso tavolino. Raoul si è seduto a terra, tra il divano e il tavolino. Dietro di lui c'è una porta. Michela non sa se dà sul corridoio dove è stata catturata o se è una possibile via di fuga. Dovrebbe comunque superare prima il ragazzo, che riprende in quel momento a parlare e accarezza con le mani il tappeto.
Improvvisamente, Michela realizza e un brivido di ribrezzo le si arrampica sulla schiena. Vorrebbe alzarsi di scatto dal materasso su cui è seduta. Spera che Raoul non abbia malattie contagiose... Perché il ragazzo si gratta la faccia bendata ma il sangue è fresco e si sporca le mani. E con le mani imbratta il tappeto che sta accarezzando. E il divano. E il tavolino poco distante. E tutte le pareti e il materasso su cui è seduta Michela sono chiazzati di sangue rappreso.
La ragazza si trattiene dal saltare in piedi e scattare verso la porta. Ingoia e annuisce. Raoul si accorge che c'è qualcosa che non va e interrompe il suo racconto.
La guarda. Michela sorride a disagio e lo esorta a continuare. Raoul si gratta una crosta sul mento e poi riprende.
Il ragazzo le racconta che aveva cominciato a guadagnare bene con la coca. E anche di più quando, oltre alla cresta, alcune delle sue amiche speciali avevano iniziato a rifilargli una mancia. Era prostituzione? Forse. Ma non gli importava in quei giorni. Gli importava solo che finalmente la sua amica speciale gli aveva detto che poteva organizzare un incontro con un agente. Uno di quelli grossi e che stava dietro al successo di un sacco di VIP. Alcuni dei suoi pupilli erano passati per dei reality, altri per piccole parti in qualche film. Quasi tutti avevano recitato in fiction famose. Averlo come amico poteva essere la svolta definitiva.
Una sera la vecchia gli aveva dato appuntamento in un hotel del centro. C'erano novità, o almeno così aveva detto. Se l'era dovuta scopare. E stavolta la doppia striscia bianca che si era sparata l'aveva offerta lui. Erano distesi a letto quando lei l'aveva guardato e gli aveva messo una mano sulle palle, gliele aveva strette con forza e aveva sottolineato che il suo nuovo amico era molto contento di conoscerlo. Le aveva detto che aveva proprio un paio di idee su di lui. Raoul aveva sorriso, anche se le unghie della donna gli stavano ferendo l'inguine. La vecchia aveva sorriso a sua volta. Ma più cattiva.
Certo, c'era una piccola cosa che era meglio che il suo ragazzone capisse subito. Raoul si era mosso, a disagio. La donna non aveva mollato la presa. Per entrare in certi giri non bastava quel bel faccino, bisognava saper usare la testa... e non solo. Aveva stretto ancora. Raoul aveva mugolato.
Bisognava esser furbi e farsi nuovi amici... Nuovi amici molto, molto speciali.

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