20.1.14

Scappa! / cap. XX

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XX -



La voce di Raoul esce tartagliante, i denti spezzano le parole e non ci sono labbra ad addolcirle.
"Era un vecchio. Basso, pelato. Frocio. Mai avuto niente contro i froci. Però io sono etero. Ma al vecchio non importava. Aveva un busto di Mussolini e una gigantografia di Hitler che arringava la folla. Quando si è accorto che le stavo guardando ha riso. Aveva un accento strano, come quello di un meridionale che ha vissuto tutta la sua vita al nord. Mi ha detto che lui adorava gli uomini forti. Che li amava. Gli piaceva anche la fica, certo. A chi non piace la fica? Per questo lui non li capiva i froci. Un bel culo di femmina è un bel culo di femmina. E quando te lo fotti, come strilla una femmina non strilla nient'altro. Ma per apprezzare davvero la mascolinità ci vuole un altro uomo. È uno scontro di volontà, diceva. È uno scontro di potenza! Poi mi ha guardato ed è arrossito tutto e ha alzato la voce e ha cominciato a dire che lui li odiava i froci mammoletta, i froci che si travestono. Tutti a cercare di fare le fiche ma le fiche mica ce l'hanno. No, a lui quelli così gli facevano schifo. A lui piacevano gli uomini potenti.
Io non capivo dove voleva andare a parare quel suo discorso. Deve aver visto l'espressione stupita sul mio viso e si è calmato. Mi ha offerto una botta di coca. Ho accettato per educazione.
Poi mi ha fatto vedere la casa. C'erano altri ospiti. Un paio li avevo visti in televisione. C'era una piscina. Una ragazza stava facendo un pompino a un tizio palestrato. Il mio ospite ha ridacchiato, ha preso il secchio dove c'era una bottiglia di champagne e l'ha tirato contro la coppia, ghiaccio e tutto. Credo che abbia preso la ragazza in testa ma ci eravamo già allontanati mentre lui bofonchiava qualcosa sulle cagne in calore. C'era una stanza da bagno. C'erano delle statue in marmo dentro e qualcuno che si faceva la doccia. Il vecchio continuava a parlare, qualcosa sulla potenza e sulla lussuria. Citava sant'Agostino e un tizio francese. De Sate, De Sane, non ricordo. Era un marchese, mi pare, che scopava un sacco. Siamo arrivati davanti a una porta doppia. C'era sopra uno di quei cosi, come una scultura ma piatta. Mi sa che si chiamano bassorilievi.
C'era scolpito un tipo con il sopra da uomo e il sotto con le zampe da capra. Aveva la corna e una coda corta corta. E si stava scopando proprio una capra, un animale.
Il mio tipo mi fa l'occhiolino e apre la porta. Nella stanza è buio e ci metto un po' a capire com'è fatta. A terra c'è della moquette. È rosso scura, tipo sangue. Poi c'è un grosso letto, rotondo, con le tende. Le lenzuola sono di raso nere. Lo so bene perché una delle mie amiche speciali era una fissata. Il vecchio chiude la porta. Io mi giro di scatto. Mi dice di stare tranquillo, che non c'è problema, di non avere paura.
Mi mette una mano sul culo.
Resto immobile, sapevo che questo momento sarebbe arrivato. Respiro piano piano. Il vecchio chiama un certo Andrej. Le coperte si muovono, un ragazzo ci stava dormendo. È grosso. Biondo. Muscolosissimo. E completamente nudo.
Andrej si avvicina docile, il vecchio riprende a parlare di volontà di potenza, di filosofi greci e di checche isteriche. Andrej gli si inginocchia davanti e gli sbottona i pantaloni. Il vecchio comincia ad avere l'affanno, parla di Stalin, di Gengis Khan, di Cesare e del grande Augusto. Andrej gli sta succhiando l'uccello. Il ragazzo mi guarda e, senza interrompere quello che sta facendo, mi prende per mano e mi tira giù. Il vecchio non mi presta più attenzione. Lì, in piedi, è tutto rosso in viso e parla di rivoluzioni, di potere e di come i preti abbiano castrato la vera potenza mascolina. Ma poi sussurra che stanno sempre e solo tra loro, conventi su conventi di monaci tutti uomini. 'Sti maledetti preti, tutti froci in nome di Dio.
Mi inginocchio, Andrej mi guarda senza staccare mai la bocca dall'uccello del vecchio. Mi prende dietro la nuca e mi tira a sé. Deglutisco, chiudo gli occhi e apro la bocca.
È la cosa più umiliante che abbia mai fatto ma so che tutto dipende da quello. La mano di Andrej dietro la nuca mi detta il ritmo. Io cerco di pensare a quanti soldi riuscirò a fare. Magari ci riesco a comprare una Mercedes. O una Jaguar coupé. Sì, una Jaguar. La presa di Andrej sui miei capelli si fa più forte. Capisco troppo tardi che cosa sta succedendo. Andrej non mi permette di allontanare la testa e sono costretto a bere o soffocare."
Raoul smette di parlare. Il silenzio è pesante. Il ragazzo non ce la fa a continuare. E Michela si sorprende a confessarsi a sua volta,
"La prima volta ha fatto schifo anche a me" dice.
"Lui mi piaceva da morire ma quel gesto... È come se mi avesse violentata. Ho sputato tutto su un fazzoletto. Lui ha riso e mi ha sputato a sua volta in faccia. Ero stupida e ingenua e non ho capito cosa era successo quel pomeriggio se non molti anni dopo. E da allora ho deciso che non mi sarei fatta più trattare così. Ho fatto pace col sesso. Adesso mi piace molto, anche fare quello se mi capita il partner giusto. Ma nessuno mi ha più sputato addosso..."
"Sei stata brava. Io invece non mi ricordo molto bene cosa è successo dopo, ricordo che ho notato che non eravamo soli nella stanza. C'era un altra figura, ma ricordo che si vedeva chiaramente solo il torso nudo. Era come se il viso e le gambe fossero avvolte dal fumo. Ricordo che il vecchio mi fece vaghe promesse per un ruolo in un film. Ricordo che dovevo trattenere i conati di vomito. E ricordo che uscito dalla villa sono sceso dalla macchina, mi sono infilato in un vicolo e ho vomitato e vomitato. E mi sono reso conto di quanto la mia vita mi facesse schifo. Di quanto mi vergognassi di me stesso. Di come volessi lavarmi via la pelle.
Di come avrei voluto strapparmi la faccia.
Solo allora ho visto quel corpo monco nascosto nelle ombre del vicolo. Solo quel torso, come nelle statue antiche a cui mancano i pezzi. Mi è saltato addosso e quando mi sono risvegliato...
Bè, la mia faccia non c'era più ed ero chiuso qua dentro, con un mostro che era senza gambe e che aveva un buco al posto del cuore.
E che sorrideva con il mio viso."

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