3.2.14

Scappa! / cap. XXII

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XXII -



"Ecco perché sei finita qua..."
Raoul e Michela rimangono in silenzio a lungo. Poi il ragazzo alza la testa, come a cercare le parole sul soffitto dall'intonaco scrostato.
"Fa sempre così. Ti trova in un momento in cui non gli puoi dire di no."
"Ma io ho solo rotto la macchina..."
"Da quant'è che non uscivi di casa la sera? Da quant'è che volevi smettere di pensare alla tua storia fallita solo per colpa tua? Quanto eri stata vigliacca nel tenerti vicino quel tuo istruttore solo quando ti ha fatto comodo? E quanto ti sentivi una stronza per averlo abbandonato nel momento del bisogno?"
Michela abbassa lo sguardo. Non risponde. Una lacrima le bagna la guancia e la ragazza l'asciuga con un gesto di stizza.
"Di' la verità, questa storia... all'inizio ti è pure piaciuta. Quando ti ha invitato dentro casa, voglio dire. Forse ti sei pure trattenuta perché era storpio. Ma la situazione ti eccitava... Volevi sentirti viva almeno una volta. Volevi non pensare. Lui era bello, vero?"
Michela ci mette un po' a rispondere. Si vergogna.
"Era davvero molto... Affascinante... Avevo una voglia matta di baciarlo..." sospira "che stupida che sono stata..." dice Michela reggendosi la testa con le mani.
"Eh, era la mia faccia quella. So bene l'effetto che fa sulle donne..." sorride Raoul. O almeno sembra che sorrida, senza labbra è difficile da capire e il suo ghigno è quello di un teschio.
"E adesso?" chiede Michela guardandosi intorno come a cercare una via di fuga.
"Adesso dobbiamo andarcene da qui. La casa è enorme, ma lui ne conosce ogni angolo e prima poi ti troverà. Hai detto che hai una macchina, vero?"
"Sì, ma è rotta."
"Non è importante, è un appiglio. Sai quante centinaia di finestre ci sono qua dentro? Ma la tua macchina si vede solamente fuori da una di esse. Se la riusciamo a trovare, siamo sicuri che quella è la nostra via di fuga."
"Io l'ho vista la mia auto, da una finestra della cucina, o quel che era."
"Vicino alla sua tana... Dovremo muoverci rapidi e cercare di aggirarlo se lo incontriamo. Ma potrebbe funzionare..."
Raoul traccia sulla polvere a terra un semicerchio e tira una linea retta a chiuderne la figura. Il sangue che sempre gli imbratta le mani si asciuga rapido sulle assi del pavimento.
"Così, più lui si allontanerà dalla tana per cercarti, più noi potremo girargli intorno e arrivare alla finestra..."
Michela si alza in piedi.
"Bene, proviamoci. O la va o la spacca."
"Vengo anch'io!"
Michela e Raoul si girano di scatto. Clara è sulla porta, i pugni stretti stretti, li guarda come una bambina arrabbiata.
Michela fa un passo indietro. Raoul si alza cercando di blandire la ragazza.
"Clara, sii ragionevole..."
"Non ci provare! Non ci resto un secondo di più in questo posto. Se sapete come uscire io vengo con voi. O mi metto a strillare così forte che mi sente e arriva e vi punisce a tutti e due!"
"No! Ti prego, no! Fa' silenzio!" dice Raoul alzando le mani in segno di resa. La situazione è tesa. Michela guarda prima Raoul e poi Clara.
La ragazza è rossa in faccia e urla sputando.
"Brutto pezzo di merda! Volevi venderla a lui, vero? Volevi portargliela e dirgli di ridarti la faccia?!"
Michela si allontana verso la porta. Raoul si gira verso di lei, gli occhi cisposi sbarrati in un patetico tentativo di discolparsi.
"No! Non è vero! È lei che vuole portarti da lui così da chiedergli indietro il cuore... Lo fa sempre!"
"Stronzo! Sei uno stronzo!" urla Clara e si scaglia contro di lui, le unghie spezzate a strappargli le bende.
Michela non sa che fare, i due continuano ad accapigliarsi sul pavimento. Non sa di chi fidarsi, non sa se aiutare lo sfregiato o la pazza... quando lo sente.
Un rumore sordo che fa vibrare il pavimento.
Che accelera.
Che si fa più forte.
Arriva!
Lo pensa e lo urla. Clara e Raoul si girano. Guardano verso il corridoio, poi Michela che scatta in direzione opposta, esce dalla stanza e sbatte la porta dietro di sé. Il corridoio non è quello da cui è venuta. Michela si lancia in avanti.
Rumori di lotta alle sue spalle. Non si volta. Uno stridio fortissimo è seguito da alcuni tonfi.
E poi una voce bassa, quasi un ringhio, che sale e sale in un urlo così acuto, una pressione sui timpani, suoni disarticolati che si compongono in un'esplosione di rumore.
È lui.
È la sua voce.
Mi sta chiamando!

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