10.2.14

Scappa! / cap. XXIII

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XXIII -



Michela ha trovato e ha salito delle scale, di questo è sicura.
Ho sbagliato?
No, non crede di aver sbagliato. Oziosamente, la sua testa continua a fissarsi sul pensiero delle scale. Nel momento in cui le ha imboccate la cosa le era sembrata una grande idea.
Ma quanto sto salendo?
Si domanda ogni volta e il suo stupore è sincero, perché non ricorda mai di essersi già fatta quella domanda.
Resta così, inebetita, per un paio di minuti. Si accorge solo allora, o tutte le volte, di non avere le scarpe.
Erano l'unica via di fuga, le scale.
Un brivido le corre lungo la schiena e Michela si appoggia alla ringhiera e guarda giù. Una vertigine la fa ritrarre. Sotto di lei, le scale proseguono incrociandosi all'infinito, come una ragnatela di metallo e cemento sospesa nel nero e nel vuoto.
Ma quanto sto salendo?
Si domanda ogni volta e il suo stupore è sincero, perché non ricorda mai di essersi già fatta quella domanda.
Resta così, inebetita, per un paio di minuti. Si accorge solo allora, o tutte le volte, di non avere le scarpe.
Ma cosa...?
Si volta a guardare l'infilata di scalini che l'ha condotta fino a là e la vertigine è sempre in agguato.
Michela si tira indietro con uno scatto.
Ma quanto sto salendo?
Si domanda ogni volta e il suo stupore è sincero, perché non ricorda mai di essersi già fatta quella domanda.
Resta così, inebetita, per un paio di minuti. Si accorge solo allora, o tutte le volte, di non avere le scarpe.
E così ricomincia.
Solo il sonno interrompe questo circolo vizioso. Un sonno agitato, lo stomaco in subbuglio per la troppa fame, la bocca secca per la sete. Un sonno scomodo seduta sui gradini. Quando si sveglia la mattina, o quella che lei pensa sia mattina, è un po' più lucida. E allora comincia a parlare a voce alta.
Devo trovare una porta, un pianerottolo, qualcosa per cui uscire da qua...
"Le scale non sono state questa grande idea."
Dovevo scappare in qualche modo.
"Sono sicura?"
Volevo forse restare là chiusa con quella bestia e i due matti?
"Raoul dice che sono finita in questa situazione per un motivo..."
Raoul è un coglione senza faccia.
"Ma se avesse ragione lui?"
Cioè, questa merda me la sono meritata? Tipo il mio inferno personale?
"Che stronzata!"
Non sono lucida, sto salendo delle scale ripidissime e rischio l'osso del collo ogni volta che inciampo.
"Devo stare molto attenta... Molto attenta..."
Ma quanto sto salendo?
Si domanda ogni volta e il suo stupore è sincero, perché non ricorda mai di essersi già fatta...
Basta.
"Devo fermarmi."
Michela si mette seduta su un gradino. Cerca di fare mente locale e di orientarsi, anche se sa benissimo che non c'è alcun modo per capire dove si trovi.
Devo capire com'è fatta questa casa.
"Ha detto che non è stata una coincidenza."
Ma se anche fosse, io non me ne sono mai accorta.
"Forse non è la storia di Carlo..."
No, non può essere. Vorrebbe dire che mi segue da... Da quanto!?
Michela si guarda intorno spaventata, le scale si arrampicano nello spazio sopra e sotto di lei, gli angoli sono tutti sbagliati.
"C'era un film così..."
Da quanto mi segue?
"Dai, non è possibile" sussurra la ragazza e si rimette in marcia.
Eppure, avrebbe senso. Avrebbe saputo dove beccarmi, e quando.
"Ma me ne sarei accorta!"
O forse no. Quando scappo non penso a nient'altro.
"Non è vero."
È vero, scappo sempre. Dall'università, dal lavoro, da Carlo e da Valerio prima.
"E se lo stronzo ci fosse stato quella sera con Valerio?"
Allora è qui anche adesso.
Michela si blocca, si gira lentamente. Molto lentamente.
Non c'è nessuno.
Riprende a salire.
Cazzo, se è stato sempre qui è tutta una farsa.
"Che stronzo..."
Per questo Raoul diceva che non è successo per caso, a forza di correre e scappare sono finita qua.
"Che stronzo..."
E quindi non c'è via d'uscita. Non mi farà mai scappare. Sta solo giocando con me.
"Sei qui che ridi alle mie spalle, brutto stronzo?! Ti piace torturarmi?!" urla Michela girandosi di scatto.
Lui è lì, la guarda dritto negli occhi.
Quanto cazzo è bello...
"Sì, sono qui per te." sorride.

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