17.2.14

Scappa! / cap. XXIV

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XXIV -



Camminano. Lui ha perso la sua andatura claudicante e i jeans gli nascondono le deformità degli arti inferiori. Michela non lo guarda, tira dritto, anche se effettivamente non ha la più pallida idea di dove stiano andando.
Il suo ospite le ha indicato una porta, distante un paio di rampe di scale dal punto dove si sono incontrati. Michela non l'aveva notata. Sospetta che le porte fossero molte altre. O molte di meno. O che la stanza nera con le pile di mobili coperte dai lenzuoli fosse molto più piccola. Ma ormai non conta più niente.
Hanno imboccato la porta e ora camminano lungo un corridoio che gli permette a malapena di procedere affiancati.
"È un sogno?" chiede Michela "una specie di allucinazione?"
"Cosa?" ribatte lui.
"Tutto questo. La casa. Te..."
"Mi dispiace, ma no. Non è un sogno" risponde il suo ospite.
Michela si gira a osservarlo. Lui le sorride dolcemente e le indica una svolta a destra. La imboccano e subito dopo un arco si ritrovano in un bel salone affrescato. A terra spessi tappeti che attutiscono i loro passi, contro le pareti divani dall'alto schienale decorato e cassettoni pieni di fregi. La casa diventa più ricca, più pomposa. Più finta.
"Dove mi stai portando?"
"Dove vuoi andare?"
Michela ci pensa per un attimo e poi risponde: "Chi sei tu?"
"Ehi, mica è un posto!"
"Rispondi" ribatte Michela e si sorprende della fermezza della sua voce.
Il suo ospite ci pensa un po'.
Te lo strapperei a morsi quel labbro imbronciato...
E improvvisamente Michela realizza. È come una pianta carnivora. O la bioluminescenza o come si chiama la lampadina sulla fronte dei pesci abissali. Serve tutto ad attirare la preda.
O me, in questo caso.
La ragazza fa scivolare lo sguardo sulle spalle larghe, sulla pancia piatta, sul sedere...
È perfetto.
Ma poi distoglie lo sguardo quando il ginocchio si piega in modo innaturale tra le pieghe dei jeans.
"Tutto bene?" chiede lui senza rispondere alla domanda precedente.
"Io lo so cosa sei".
"Ah sì?"
"Sei come un ragno che cattura le prede portandole nella sua ragnatela" dice Michela indicando con un gesto tutta la casa.
"Gli altri non ti hanno raccontato le loro storie?"
Michela fa sì con la testa.
"Ti hanno forse raccontato che li ho trascinati qui con la forza?"
Michela fa di no con la testa.
"Vedi? Niente ragno" dice facendo spallucce.
"Ma allora cosa sei? Il diavolo?"
Scoppia a ridere. Di cuore.
Ma quel cuore non è il tuo...
"No, macché. Non sono mica così affascinante" sorride ma gli occhi restano seri "vedi, io vi accompagno da sempre. Anzi, si può dire che siete voi ad avermi inventato. Tutti voi e tutti quelli da cui discendi.
Ci sono sempre stato e sono sempre stato un ladro. Ecco, questo sì, voi mi avete creato per prendervi gioco di me. Mi avete usato per spaventare i bambini. Quando vi siete messi in piedi e avete cominciato a dipingere animali sulle pareti di una grotta, io ero lì. Ero già tra di voi. Mi avete chiamato in mille modi diversi. A volte anche demonio. E quando lo avete fatto mi avete sempre dato troppo potere.
Perché io sono la vostra ombra. Prospero e cresco nella vostra ignoranza. Esisto solo nel momento in cui vedete un cespuglio muoversi e pensate che sia un qualche spirito e non il vento. In quel momento mi inventate e a volte finisce che mi inchiodate a una croce. O meglio, raccontate della croce e di un sacco di altre cose e qualcuna tra queste storie diventa così potente da farvi credere che sia più reale di quanto non siate voi stessi."
Si gira a guardare Michela, come per vedere se la ragazza è attenta. Ma si vede che non gli interessa più di tanto perché riprende subito a parlare.
"Lo so, scusa. Rischio di fare ancora più confusione... Mettiamola così, avevi ragione, sono il vostro ragno, ma non perché voi siete le mie prede o chissà che. È che sono vostro nel senso che mi avete creato voi."
Michela gli poggia una mano sulla spalla. Sapeva che sarebbe stata fredda ma deve fare comunque uno sforzo per non ritrarla di scatto al contatto con quella superficie gelida. Lo guarda negli occhi e ci si vede riflessa.
"Portami alla mia auto, per favore" dice Michela.
Il suo ospite ci pensa un attimo, poi sorride.
"Va bene" risponde.

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