24.2.14

Scappa! / cap. XXV

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XXV -



"Tu lo sai come andrà a finire?"
"Sì" risponde semplicemente e si siede sul divano.
Sono bastate in paio di porte e un breve corridoio per tornare nella stanza con la TV, i vecchi film e la cucina da cui Michela era scappata una vita fa, o almeno così le sembra.
"Clara, Raoul e quel poveraccio senza busto?"
"Probabilmente ti hanno già dimenticato. La testa purtroppo fa strani scherzi a forza di stare chiusi qua dentro."
"Clara mi avrebbe venduto?" chiede Michela e si avvicina alla finestra. Ha smesso di piovere e la sua macchina è là, le quattro frecce che ancora pulsano.
Mi sono scordata di spegnerle.
L'auto è vicina, un paio di metri di caduta, forse meno. Ma se apro la finestra si accorge subito di tutto...
"Sì, Clara ti avrebbe venduto. Raoul non sono sicuro ma Clara la conosco come se fosse la mia amica del cuore."
Michela lo guarda storto, come a rimproverargli la battuta.
"Lasciami andare."
"Non posso, mi dispiace."
"Ma io non ho niente che ti possa interessare!"
"Oh sì, invece" sorride voglioso "una ragazza tutta sola sotto quell'acquazzone, che esce con uno sconosciuto per non pensare... Quante volte sei scappata in tutta la tua vita? Quanto a lungo hai intenzione di scappare ancora?"
"Sei uno stronzo."
"Proprio come ognuno di voi."
"E una volta che mi avrai rubato il pancreas o quel che è, che farai?"
"Quello che faccio sempre... Voi continuerete a chiamarmi e io vi risponderò."
"Io non ti ho chiamato!"
"Oh sì, l'hai fatto. La vostra paura non mente."
"Non ho paura di te."
"Questo lo so" dice sorridendo "ma puoi dire lo stesso anche di te stessa?"
Michela resta in silenzio. Non riesce a identificare il mostro che ha davanti. È come se lo conoscesse da sempre. Come se fosse una cosa preistorica che si porta dentro da quando i suoi antenati dormivano in una grotta. È la necessità di credere che ci sia qualcosa d'altro oltre se stessa. Un dio, un diavolo, uno spirito... E poi c'è la paura di essere soli. Siamo i nostri vampiri, divoriamo come zombie le nostre carcasse ancora calde.
E inventiamo idoli per fornirci un alibi.
"Con me non ci riuscirai."
"A fare cosa?" chiede lui sospettoso.
"Tutto, l'hai detto te che sono brava a scappare..."
Si alza e la guarda storto.
"Qualunque cosa tu stia pensando, ti avverto. Non funzionerà."
"Forse, o forse a forza di scappare da me stessa sono abbastanza allenata da riuscire a sfuggire anche a te..."
Non fa in tempo a finire la frase che è già in piedi. Michela si gira di scatto e comincia a correre verso la finestra.
”Fermati!" sente ringhiare alle sue spalle.
Corre verso la finestra che sembra allontanarsi, farsi sempre più distante.
Dietro di lei, rumore di zoccoli.
Corri, come quando ti allenavi a pallavolo. Corri, come quando scappavi dall'ospedale dov'era ricoverato papà. Corri, come tutte le volte che non hai mai detto ti amo.
Il fiato le manca quando raggiunge la finestra. Si butta contro l'intelaiatura. Pezzi di vetro le esplodono all'intorno.
Corri come quando hai abbandonato Carlo. Come quando hai pensato di essere incinta e hai pregato di no e hai cercato su internet la legge sull'aborto. Corri come quando tua madre ti chiedeva di mettere a posto la tua stanza.
CORRI, CAZZO, CORRI!
Michela precipita verso la strada sottostante, vetri tra i capelli, le braccia alte sopra il viso a proteggere gli occhi dalle schegge.
Improvvisamente, si sente sfiorare la gamba. Come una carezza timida e privata. Quasi piacevole.
Mi ha toccato!
"Signora?"
Quando colpisce l'asfalto sente rompersi qualcosa nel braccio sinistro.
"Signora, si sente bene?"
Michela si sveglia all'improvviso. È seduta nell'abitacolo della sua automobile. Fuori ha smesso di piovere ma pesanti goccioloni scivolano lungo il parabrezza lasciando come bava di lumaca sul vetro.
"Signora, siamo quelli del servizio stradale. Ci ha chiamato lei, non è vero?"
Michela apre la portiera. L'aria fredda della sera le schiarisce la testa.
"Sì, vi ho chiamato io..."
"Si sente bene? Vuole che chiami un'ambulanza?"
"No, no. Devo solo prendere un po' d'aria..."
Michela prova a scendere dall'auto. Ci mette un po'. Ha le gambe tutte intorpidite. Si deve appoggiare allo sportello per mettersi finalmente in posizione eretta. È malferma sulle gambe. Si volta verso il suo soccorritore e vede che si è allontanato di tre passi, la mano sulla bocca. È sbiancato e sul suo viso c'è dipinto il ribrezzo.
Michela abbassa lo sguardo.
Le sue gambe non ci sono più.
Al loro posto ha dei cilindri di carne tumefatta. Assomigliano alle zampe di qualche animale, con il ginocchio al contrario e uno zoccolo al posto dei piedi.
Michela si aggrappa allo sportello e non riesce a trattenere un conato. Vomita e sente gli schizzi di bile sulla pelle ulcerata delle caviglie.
Alza lo sguardo, si passa una mano sulla bocca. Ha la vista appannata e il cuore che martella.
Le gambe... Ommioddio le mie gambe!
In fondo alla strada vede una mezzaluna blu.
Capisce che è un ombrello quando il ragazzo lo chiude.
È lui.
Accenna un paio di passi di danza tra le pozzanghere. Comincia a cantare a squarciagola Singin' in the Rain.
Si volta.
Le fa un cenno di saluto e sparisce alla vista correndo come un pazzo.

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